giovedì 25 aprile 2019

Tanti auguri CICAP





Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) compie gli anni.
L’idea nasce nel 1978 dalle menti di ventidue scienziati, che hanno come fine ultimo quello di portare luce in un periodo oscuro, dove il paranormale e le pseudoscienze agivano senza controllo.
Grazie a Piero Angela l’idea prende forma il 31-03-1989 e oggi compie trent’anni; auguri CICAP!
Trent’anni fa era “normale” credere alla telecinesi, ai fantasmi, alla telepatia, ai maghi, rabdomanti, fachiri, guaritori, oroscopi, alle leggende metropolitane e quant’altro; oggi lo è meno anche grazie a questa associazione.
Alcune cose sono addirittura state dimenticate; pensiamo ad esempio alla telecinesi: Conoscete qualcuno che è convinto, ma proprio convinto, che esistono persone in grado di spostare oggetti con il pensiero?
Altre convinzioni come quella dei medium o dei guaritori, ad esempio, faticano a deradicalizzarsi. I motivi sono piuttosto intuitivi: Che esistano persone in grado di volare o far volare oggetti, oppure di leggerci nel pensiero, tocca ognuno di noi in maniera molto marginale. Ma gli affetti e la salute sono le colonne portanti della nostra esistenza. Quando perdiamo una persona cara o la salute, queste colonne possono sgretolarsi, con effetti catastrofici.
L’idea che l’anima di un defunto sopravviva è rincuorante per tutti noi, quando sopraggiunge la morte; come la è la speranza di guarire da una malattia terminale o invalidante, quando la medicina tradizionale allarga le braccia.
La lotta contro il paranormale e le pseudoscienze non ha come fine ultimo quello di togliere la speranza, ma quello di impedire, o arginare, che qualcuno lucri sulle disgrazie altrui. Bisogna muoversi con rigore, con fermezza, ma anche con un tatto estremo quando si va a dire ad una madre che il medium, che la mette in contatto con il figlio morto, è un truffatore.
Se il medium non lucrasse, opinione personale, non ci sarebbero gli estremi per infrangere questa speranza. Perché farlo? Certo sarebbe una truffa, ma a fin di bene.
Ricordate il film Amelie? Quando scrive una lettera d’amore fingendo di essere il defunto marito di una vedova, e gliela recapita? Quella menzogna farà rifiorire l’esistenza della vedova, ormai rassegnata e spenta.
Come per i guaritori, che quando non c’è più nulla da fare possono essere anche in grado di lenire le ansie e i dolori, e a volte guarire grazie all’effetto placebo.
Ma chi vi sta scrivendo ha un animo gentile e sognatore, e non esclude la possibilità che esistano persone di cuore che possano mentire senza però lucrare. In realtà la maggior parte di questi sono semplicemente lupi travestiti da agnelli, e senza scrupolo alcuno mirano ad arricchirsi sulle disgrazie degli altri.
Proprio oggi, in questa data così importante, ho appreso l’ennesima notizia sconcertante. In realtà è del 2015, ma grazie ai miei contatti (divulgatori scientifici) su Instagram, si è diffusa tra noi (faccio parte di una macro bolla) questa “ricerca scientifica” che asserisce che l’omeopatia può curare l’autismo in sinergia con altre terapie.

Virginia Maria Pavone una giovane studentessa davvero esilarante, ci ha informato, con un modo tutto suo e molto particolare, di questo studio.

Sulla omeopatia il CICAP si è espresso molte volte, chi ha voglia e tempo può approfondire qui. Ma mettendo da parte il CICAP per un istante, nella stragrande maggioranza dei miei amici che fanno uso di questa pratica medica non riconosciuta, l’idea che hanno della omeopatia è all’incirca la seguente: Serve per curare e prevenire alcune patologie, in generale funziona per patologie minori, è una valida alternativa alle cure chimiche, anche se non riconosciuta è appurato che funziona e non può essere esaminata con metodo scientifico perché si basa su altri principi, ma altrettanto validi.
La cosa che salta all’occhio in questa ricerca è che stiamo parlando di Autismo. Il DSM-5 fa rientrare tutti i disturbi dello spettro autistico (DSA) tra le patologie gravi, invalidanti. Non stiamo parlando di una “banale” influenza che: se trattata con farmaci guarisce in una settimana, mentre se trattata con placebo guarisce in sette giorni; stiamo parlando di autismo.
L’altra cosa che salta all’occhio (ma ci vuole un occhio più allenato) è che questa ricerca è stata svolta con metodo scientifichese, proprio per avvalorarne l’importanza, ma che di metodo scientifico nulla ha.
Innanzitutto la “ricerca scientifica” non è stata pubblicata su nessuna rivista medico scientifica. Già qui potremmo spegnere e andare a letto, perché gli scritti, anche quando sono autorevoli (non è questo il caso) se non sono pubblicati su riviste peer review non valgono nulla: come del resto vale per tutte quelle informazioni, anche mediche, che troviamo sui libri; se non sono correlate da pubblicazioni scientifiche non hanno nessun valore.
Dei 150 pazienti esaminati in nove anni, vengono riportati i dati di soli 4 casi; della sorte dei restanti 146 non ci è dato sapere. Dei 123 pazienti di un ulteriore ricerca indipendente sappiamo che “aggiunge dati importanti agli studi sull'argomento, ma sono comunque necessari ulteriori approfondimenti per verificare i risultati e creare una base di prove a favore degli effetti benefici dell'omeopatia nella cura dei bambini autistici.”
In soldoni può voler dire tutto, ma in realtà non dimostra nulla.
I 4 bambini presi ad esempio sono stati trattati con prodotti omeopatici differenti (anche se alcuni combaciano) pertanto è impossibile quantificarne i miglioramenti, quando i medicamenti variano da paziente a paziente. I 4 bambini sono stati trattati in sinergia con l’ausilio di altre terapie; pertanto risulta impossibile valutare chi ha fatto cosa
La ricerca scientifica non è stata svolta in cieco o doppio cieco, pertanto se fosse presentata ad una commissione scientifica non potrebbe essere presa in esame. Questo metodo scientifico, obbligatorio per ogni tipo di farmaco, è essenziale per togliere ogni dubbio sull’effetto placebo o nocebo che ogni farmaco ha.
D’altro canto le ricerche scientifiche sulla omeopatia non possono essere svolte in cieco e doppio cieco, perché distinguere un medicamento da un altro, per stessa ammissione di chi produce questi prodotti, è impossibile perché contengono solo acqua e zucchero. Pertanto questa “ricerca scientifica” scientifica non è. Non ha nessun valore e nessuno alto e nobile scopo, se non quello di arricchire le aziende produttrici (che hanno un giro di affari annuo di trecento milioni di euro) sulla pelle e la salute di ignari fruitori, nonché quello di dare false speranze a genitori provati da una patologia invalidante.
Il tempo forse è maturo, da 30 anni CICAP e la scienza medica lottano contro questo mulino a vento, ma ora la popolazione sta prendendo coscienza di tutto ciò e iniziano le prime azioni legali nei confronti della Boiron.
Che sia chiaro, lo dico a voi come lo ripeto ogni volta ai miei amici: curarsi con l’omeopatia è un diritto sacrosanto.
Al chilo un prodotto omeopatico costa 1000 euro, e per il RIS, gli scienziati e i ricercatori contiene solo zucchero; ma se lo preferite e ve lo potete permettere, fatene uso. Questo però non mi esime dal condannare queste aziende che vendono speranze sulla pelle di ammalati, senza scrivere sulle confezioni che si tratta di placebo. L’ultima cosa che cade all’occhio sulla pagina che riporta la ricerca scientifica, è che la notizia viene riportata sotto la classificazione (evidenziata in verde all’inizio della pagina) tra i Casi Clinici. Ecco, permettetemi di fare quest’ultima battuta, ma ci vuole proprio un “caso clinico” per paventare la possibilità di curare l’autismo con il saccarosio.

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