giovedì 25 aprile 2019

I Fiori di Bach


         


Tra il 1928 e il 1930 accaddero svariate cose degne di nota.

Amundsen muore in un tragico incidente al polo Nord. Fleming scopre l’effetto antibiotico della Penicillina. Viene scoperta la legge di Hubble. Crolla la borsa di Wall Street. Viene scoperto Plutone e nasce la cosiddetta civiltà Industriale. 
In questi tre anni Edward Bach scopre le proprietà di Impatiens, Mimulus e Clematis, i primi tre fiori che, a suo dire, sono il mezzo per raggiungere una completa e armonica unione tra anima, mente e corpo. 

Ma facciamo un passo indietro, nel 1886; opinione mia personale, la cosa più importante che accadde fu che nacque la Coca Cola. Altre cose accaddero ovviamente; la statua della Libertà venne inaugurata a New York, Robert Louis Stevenson pubblicò "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" e Meucci ed Edison brevettarono svariate invenzioni.
Nel 1886 nasce anche Edward Bach (il cui cognome si pronuncia Batch) e precisamente in Inghilterra a Moseley, che ora è un piccolo sobborgo di Birmingham. Grazie alla sua famiglia crebbe in armonia con la natura, manifestando fin da subito una forte sensibilità per ogni forma di vita. 
Nel 1912 si laureò in medicina ed iniziò a fare molta pratica ospedaliera, che gli diede modo di osservare i suoi colleghi che, per curare una malattia si concentravano sulla malattia stessa, ignorando o quasi, i poveri malati. Abbandonò la chirurgia per abbracciare la immunologia, che gli aprì il mondo dei batteri, di cui si occupò a lungo, anche se i suoi studi non servirono ad evitare la morte di sua moglie per Difterite (provocata da un batterio Gram positivo). 
La vita di Bach “anche se vi ostinate a leggerlo male, perché vi sento nelle orecchie” proseguì con studi ed esperimenti sulla immunologia, inventando vari vaccini per “curare” malattie croniche.  
Un giorno, mentre era in laboratorio, si sentì male e svenne. Gli fu diagnosticato un tumore alla milza che venne asportata, ma gli diedero comunque non più di tre mesi di vita. Uomo dalla salute cagionevole (era stato riformato anche dal servizio militare) ma con una volontà di ferro, non si fece abbattere da questa notizia e proseguì con gli studi fino a quando non venne ritenuto fuori pericolo. Negli anni si interessò alla Omeopatia e iniziò ad usare i Nosodi (rimedi omeopatici preparati principalmente a partire da tessuti malati).
Quello che lo attraeva così tanto nella Omeopatia era il principio per cui era fondamentale curare il malato e non la malattia. L’uso del metodo similia similibus curantur (l’uso della malattia per curare la malattia) fece parte della sua metodologia applicata per anni.
Tra il 1912 e il 1922 inventa sette gruppi di vaccini orali Omeopatici (che ancora oggi vengono utilizzati dalla Omeopatia) ma nella sua mente, nel corso degli anni, li lega inesorabilmente non tanto alla malattia, ma al carattere dei pazienti. Prescrive cure differenziate in base al carattere, spesso senza analisi mediche e crea un azienda che esporterà in tutto il mondo i suoi preparati. 
Dotato di tenacia scrive testi e pubblica libri, ma la sua sete di sapere lo porterà a scoprire anche la Floriterapia, pratica che gli cambierà del tutto la vita.
Animo inquieto decide di abbandonare tutto, casa, lavoro e studi compresi, per dedicarsi ai fiori e solo ad essi. Come precedentemente detto, tra il 1928 e il 1930 scoprì i poteri curativi di tre fiori, ma in seguito, in soli due anni, scoprirà le proprietà di altri nove fiori, portando il numero a dodici: li chiamerà: I dodici guaritori.

Agrimony: per chi non riesce ad esternare i propri tormenti
Centaury: per chi è troppo influenzabile
Chicory: per chi ama in modo possessivo, temendo di non essere ricambiato
Rock Rose: per chi soffre di attacchi di panico
Gentian: per i pessimisti e i depressi
Mimulus: per chi ha diverse fobie
Impatiens: per chi è impaziente e troppo programmatico
Cerato: per chi non crede nelle proprie capacità
Scleranthus: per chi è indeciso tra varie opzioni
Vervain: per chi si fa trasportare troppo dall’entusiasmo e crede maniacalmente nella giustizia
Water Violet: per chi è troppo solitario ed orgoglioso
Clematis: per chi vive troppo nel mondo dei sogni
Negli anni successivi scoprirà le proprietà di altri sette fiori che chiamerà: Gli Aiutanti.

Rock Water: per chi è troppo rigido nel proprio modo di essere
Wild Oat: per chi è dubbioso sul proprio ruolo
Heather: per chi detesta la solitudine ed è sociopatico
Gorse: per chi cade troppo spesso nella disperazione
Olive: per chi si sente esausto fisicamente e/o mentalmente
Oak: per gli stakanovisti
Vine: per chi ama dominare gli altri
In ultimo, ma non ultimi, scoprirà le proprietà di altri diciannove fiori: Gli Assistenti.

Holly: per gli iracondi e gli invidiosi
Honeysuckle: per i nostalgici
Hornbeam: per gli stanchi già di primo mattino
White Chestnut: per chi desidera la pace mentale
Sweet Chestnut: per chi prova ansia estrema
Red Chestnut: per chi è troppo apprensivo verso chi ama
Beech: per chi è intollerante verso gli altri
Chestnut Bud: per chi commette sempre i medesimi errori
Larch: per chi ha bassa autostima e teme il fallimento
Crab Apple: per chi vuole ripulire corpo e mente
Cherry Plum: per chi ha paura di perdere il controllo
Walnut: per chi vuole protezione dalle influenze esterne
Elm: per chi si sente sommerso dalle responsabilità
Pine: per i sensi di colpa
Aspen: per chi ha paure immotivate
Wild Rose: per chi si rassegna ed è apatico
Willow: per chi prova risentimento ed amarezza
Mustard: per chi si sente momentaneamente infelice senza motivo
Star of Bethlehem: per chi ha subito uno shock emotivo
In tutto i famosissimi Fiori di Bach sono trentotto (anche se scientificamente sarebbero 37 essendo la Rock Water un acqua e non un fiore) e ora vi insegnerò anche a prepararli, semmai  vi occorresse. Innanzitutto i metodi di preparazione sono solamente due “il metodo del sole e quello della bollitura” 

Il primo dovrà essere utilizzato per i primi dodici fiori "I dodici Guaritori" più i sette successivi "Gli Aiutanti".
Il secondo metodo dovrà essere utilizzato esclusivamente per gli altri diciannove fiori "Gli Assistenti".

Edward Bach si alzava di prima mattina, nei periodi in cui sapeva che il fiore che gli occorreva era alla massima fioritura. Alle prime luci dell’alba controllava il cielo e se era privo di nubi si incamminava nei prati. Con sé portava un recipiente di vetro sottile da 300 ml, riempito di acqua di sorgente, che lui riteneva pura. Recideva i fiori con una forbice, avendo cura di prendere solo i boccioli e di non toccare mai i fiori con le dita "impure".
Una volta coperto per intero di boccioli lo strato superiore del contenitore, tornava a casa e lasciava il tutto a macerare al sole per quattro ore. Il sole, secondo Bach, trasferiva le vibrazioni del fiore all’acqua in cui era immerso. Passate le ore il liquido veniva filtrato e diluito al 100% con Cognac o Brandy; differenti tra loro ma similari per lo scopo.

Il secondo metodo, quello della bollitura, vedeva come fase iniziale la raccolta con la metodica precedente, ma i fiori dovevano essere posti in una pentola di metallo porcellanato, e questa volta con un quantitativo di acqua maggiore (circa un litro e mezzo).
La tintura, lasciata bollire per circa 30 minuti, veniva fatta raffreddare, filtrata e diluita al 100% con brandy.
Entrambi i preparati li chiamava tintura madre, che non potevano essere utilizzati puri perché "per ovvi motivi" erano troppo potenti. 
A questo punto doveva essere diluita.Si muniva di una boccetta da 20 ml provvista di contagocce, la quale riempiva con 10 ml di Brandy, aggiungeva due gocce di tintura madre e il restante di acqua pura: che per i più pignoli sarà all’incirca 10 ml di acqua meno due gocce, che ignoro quanti ml siano.

Attenzione, quello non era il prodotto che andava utilizzato, quella era solo la prima diluizione.

Chi voleva o chi vorrà curarsi oggi con questo metodo, dovrà munirsi di un contenitore da 30 ml provvisto di contagocce, aggiungere due gocce di ogni fiore preparato alla prima diluizione (si possono unire fino a sette fori) aggiungere poi un cucchiaio di Brandy e riempire fino a livello di acqua.
L’assunzione prevede un minimo di quattro gocce quattro volte al dì, ma è consigliato un uso al bisogno, ad esempio: se vi sentite soli dovrete unire la Water Violet con Impatiens ed Heather, e usarlo ogni volta che la solitudine si farà più opprimente in voi.

Se siete arrivati fino a qui, e se siete soliti leggere le mie note, vi sarete stupiti del garbo che ho usato nel descrivere questa pratica che, ovviamente, non è riconosciuta dalla medicina tradizionale o dalla scienza ed è pura stregoneria.
Non ho lanciato frecciatine, né lasciato indizi utili a presagire che alla fine mi sarei scatenato su di essa, con la mia solita veemenza.Ovviamente, curarsi con il metodo dei Fiori di Bach equivale ad affidarsi al placebo o al caso, ma questo mio lungo scritto è nato da un disappunto differente.

Vi farò un esempio reale, differente ma simile a ciò che ha scatenato il mio disappunto.
Oggi tra i no-vaxx va per la maggiore citare il pensiero del premio Nobel Luc Montagnier, da sempre critico sull’uso e abuso dei vaccini. Egli non si definisce no-vaxx, e forse neppure free-vaxx, eppure i suoi moniti e dubbi (ma soprattutto una parte di essi) vengono sempre più spesso usati per dare autorevolezza al pensiero no-vaxx.
Quando  un medico e virologo “un Burioni qualsiasi” definisce tutti asini ed ignoranti i no-vaxx, si sente rispondere: “anche Luc Montagner è un asino ed ignorante?” ovviamente no.
Quindi, anche se non è propriamente così, un Premio Nobel di fama mondiale rientra tra i contrari ai vaccini; tra i quali esistono tutta una serie di persone, medici compresi, che hanno vari pensieri che li accomuna, e uno di questi è la lotta contro le lobby dei farmaci.
Tra i vari medici che appoggiano queste tesi, del tutto infondate, c’è un infettivologo in pensione, Fabio Franchi, che non solo lotta contro i vaccini ma ha pure scritto un libro “AIDS la grande truffa” dove asserisce che sia l’AIDS che l’Hiv sono una grande e colossale truffa, tirando in ballo anche, ed ovviamente, le lobby farmaceutiche e i loro interessi.

Mettere nello stesso calderone Luc Montagner, scopritore del virus Hiv, con l’infettivologo Fabio Franchi che asserisce che l’Hiv non esiste, significa raccattare ogni cosa, solo per far numero. Significa auto lesionarsi, significa prendere porzioni di pensiero di uno scienziato e unirle con scemenze scritte solamente allo scopo di un facile guadagno.
Significa avere una popolazione no-vaxx che lotta contro tutti, ma anche contro se stessi; in fondo, cosa ci si potrebbe aspettare da persone che non abbracciano la scienza perché, a loro dire, è corrotta?

Unire sotto lo stesso credo due filosofie differenti è scorretto.
Il medico Inglese Edward Bach, pur avendo studiato e praticato l'Omeopatia per un certo numero di anni, arriva a criticarla apertamente fino ad abbandonarla definitivamente nel 1929, perché la Omeopatia non utilizza solo erbe, ma utilizza anche animali e minerali e sostanze velenose; mentre lui riteneva, da sempre, che fosse fondamentale la purezza delle sostanze da usare, per poter curare. Non solo abbandona l’uso dei Nosodi, ma per i suoi medicamenti non utilizzerà mai la metodica Omeopatica, né tantomeno la sua diluizione.
Quando ai giorni nostri sentiamo mettere in correlazione la medicina Omeopatica con i Fiori di Bach, significa mettere tutto nello stesso calderone, solo per far numero, alla stregua dei "somari di Burioni".

Il medico Edward Bach non amava la medicina tradizionale, sia chiaro, ma il suo approccio è molto più simile alla Fitoterapia (pratica riconosciuta dalla medicina tradizionale e dalla scienza) piuttosto che alla Omeopatia, e anche se entrambe sono ovviamente specchietti per le allodole, sono differenti.
Quindi: curatevi come vi pare, ma sappiate che la Omeopatia, come la cura con i Fiori di Bach, hanno in comune una sola cosa: l’effetto Placebo, ma sappiate anche che affermare: “io mi curo con la Omeopatia e quindi con i Fiori di Bach” è sbagliato!

Metter nello stesso angolo di farmacia i prodotti Omeopatici e quelli di Bach è sbagliato, alla stregua dell’asserire: “io pulisco casa con prodotti naturali e non chimici e per questo uso il bicarbonato di sodio e il limone!” senza sapere che il bicarbonato di sodio è un prodotto chimico.

Se Edward Bach potesse ritornare in vita (uso spesso questo modo di dire) e vedesse i suoi prodotti associati alla Omeopatia, correrebbe immediatamente a prepararsi un medicamento con il Larch o il Pine, ma anche Elm, lo Sweet Chestnut, lo Star of Bethlehem, il Willow e l’Oak o il Crab Apple; che sono consigliati per curare la disperazione. 

Ps. Ovviamente non tutti insieme perché al massimo, ma proprio al massimo, se ne può unire sette; rammentatelo ok?

Bach muore nel 1936 anno in cui Kipling, il grande autore del Libro della Giungla e Capitani coraggiosi, morirà di emorragia cerebrale, mentre era intento a leggere un quotidiano.
L’articolo che gli scatenò l’infarto titolava: “Kipling, il grande autore di Capitani coraggiosi è morto!”

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