giovedì 25 aprile 2019

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo










Ma giorno dopo giorno un po’ di conservanti di qua, un po’ di coloranti di là, qualche altro additivo su e qualche altro giù non facciamo che riempire di chimica questi piccole creature che crescono con tutti i disagi che derivano dall’assumere quanto non esiste in natura, ma soprattutto quanto non serve!

Questo stralcio di pensiero un po’ sgrammaticato, che troverete per intero qui, è solo un esempio di sito eco/bio che troviamo di sovente nel web.
In linea di massima credo che tutti noi abbiamo il desiderio di mangiare cibo naturale, e come ci è stato insegnato dalla televisione, da alcune riviste, dai video di You Tube o dal passaparola, le cose da evitare sono “risapute”.
Additivi, coloranti e conservanti sono il male assoluto.
Sia che stiamo parlando di cibo, oppure di cosmetici, queste tre categorie sono le più bistrattate: ma è giusto che sia così?
Siccome la sfiducia verso il produttore è alla base di tutto, perché pensiamo sempre che ci voglia fregare e avvelenare, vorrei porvi una domanda: Siccome questi prodotti hanno un costo e sono regolamentati, controllati e ritenuti sicuri (da noi ci pensa EFSA) ma sono comunque odiati da TUTTI, non sarebbe più facile ed economico evitare di metterli?
Facciamo innanzitutto un po’ di ordine. Per additivi si intende: coloranti, conservanti, antiossidanti, addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti, regolatori e correttori di acidità, antiagglomeranti, esaltatori di sapidità, gas, schiumogeni, agenti ausiliari, glasse e cere. Per la lista completa leggere qui.
Ad alcuni potremmo anche rinunciare, volendo; anche se significherebbe avere cibi e bevande differenti a quelle a cui siamo abituati: ad ogni acquisto avrebbero colori, sapori, densità, acidità e consistenze differenti, non standardizzate, ma non sarebbe uno scoglio insormontabile, basterebbe farci l’abitudine.
Rinunciare ad altri invece sarebbe nocivo o addirittura mortale.
Tra i prodotti di bellezza e i cibi, quello che non va proprio a genio sono i conservanti. Nell’immaginario collettivo sono proprio questi prodotti ad essere additati come i più pericolosi, dannosi ed inutili. Nel libro di Beatrice Mautino (Il Trucco c’è e si vede) la scrittrice invita il lettore a fare un esperimento. Andate nel vostro armadietto dei cosmetici, ora, senza esitare un istante in più e controllate la data di scadenza dei vostri prodotti. Quasi certamente, tra quelli che usate quotidianamente, oppure saltuariamente, ne troverete di scaduti. Un ombretto, una crema, un rossetto, un mascara, una protezione solare: qualcosa sarà certamente scaduto.
Ora provate ad immaginare se non contenessero i conservanti, a quali rischi andreste incontro.
Se è vero che gli additivi, tutti, in grandi quantità sono potenzialmente dannosi, come del resto ogni sostanza naturale o chimica di cui facciamo uso, i batteri e le muffe che si formano sui nostri cibi e creme sono sicuramente pericolosi, anche a ridotte quantità.
Il batterio Clostridium botulinum è la sostanza più tossica e mortale che abbiamo sul nostro pianeta. Neppure i gas nervini, creati in laboratorio dall’uomo, arrivano a tanto, neppure il veleno del serpente più velenoso può eguagliarlo, ed è così pericoloso anche perché la bollitura a 100 gradi non lo uccide.
Ma oltre al botulino ci sono altri batteri, i quali sono onnipresenti ed estremamente pericolosi.
Un cibo o un prodotto di bellezza, senza conservanti, porterebbe ad intossicazioni e infezioni inimmaginabili.
Sono tutte nozioni e pensieri logici, a cui non fatichiamo credere, ma tendiamo a dimenticarcene quando i cultori del bio e del naturale continuano a ripeterci che i conservanti sono il diavolo.
Di primo acchito sembra un idea esaltante preparare creme di bellezza fai da te, prive di ogni minima “schifezza”. Oppure cucinare verdure e salse da conservare, sempre per evitare ogni tipo di additivo; ma sono procedure a cui va posta la massima attenzione; pegno il ricovero in ospedale o addirittura la morte. Quando leggete peste e corna sugli additivi alimentari e dei cosmetici, soppesate a lungo questi pensieri e teorie, e iniziate a ragionare con metodo scientifico e a porvi sempre questa domanda: se non ci fossero, cosa accadrebbe?
Una settimana fa a Radio DJ telefona una simpatica madre che si produceva da sé i prodotti per la pulizia della casa. Inizia a decantare il bicarbonato di sodio, che utilizza per lavare la verdura e la frutta, aggiungendo che ne fa ampio uso per sanificare i sanitari, pulire dagli escrementi del cane e per una serie di cose quasi infinita. La Pina, famosa conduttrice, conferma le sue parole descrivendola come madre e moglie coscienziosa.
Ovvio penserete, in fondo è una cosa risaputa. Perché utilizzare prodotti chimici per l’igiene, quando abbiamo a disposizione un prodotto così speciale?
Se è vero che il bicarbonato di sodio, mischiato con l’acqua, crea un ambiante leggermente alcalino che inibisce il proliferare di batteri, è altresì vero che non svolge un azione disinfettante, come potete leggere sull’etichetta del prodotto, fotografata ed evidenziata da Dario Bressanini.
Per farvi un esempio, se prendete della verdura priva di batteri e la immergete in una soluzione di acqua e bicarbonato, impedirete il formarsi di nuove colonie batteriche. Se questa soluzione la mettete dentro al contenitore dello scovolino del wc, otterrete la stessa cosa. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando nella soluzione mettete frutta e verdura contaminata. Non avendo una proprietà disinfettante, i batteri non subiranno alcun danno, e una volta risciacquata vi troverete a cibarvi di un alimento contaminato. Pensate ad una donna incinta che, giustamente, teme di contrarre la leptospirosi dalla verdura di cui si nutre, e invece di disinfettarla a modo, fa semplicemente fare un bagnetto innocuo al batterio, convinta che il bicarbonato sia in grado di ammazzarlo. Pensate allo scovolino del WC che, ad ogni utilizzo, viene a contatto con batteri fecali, i quali una volta immersi nella soluzione acqua/bicarbonato, non subiscono alcun danno.
Da una parte il sito della Solvay incita ad utilizzare il suo prodotto per tutte queste cose, dall’altra in piccolo, senza neppure evidenziarlo sull’etichetta, è costretta a precisare che non ha alcuna proprietà disinfettante.
A casa mia significa pubblicità ingannevole, ma soprattutto malafede ed estrema irresponsabilità, perché a volte ignorare questo significa semplicemente contrarre un batterio che ci farà correre in bagno, ma altre significa creare un danno considerevole ad un feto indifeso, che si accinge a venire al mondo.
Cosa altrettanto importante, perdere la vista, o comprometterla, perché da un tutorial abbiamo imparato a fare una crema naturale, priva di conservanti, è da veri irresponsabili.
Ogni volta che ci affidiamo a false credenze o a supposizioni errate, equivale farsi il segno della croce e affidarsi ad un destino che raramente sarà magnanimo con noi e i nostri cari.
Pensate a tutto questo quando, da domani, leggerete sulle etichette il termine conservanti, e a quanto sono utili per la nostra salute.
Non dimenticatelo.

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