“Ehi signorina dove pensi di andare!?”
“Papy ma mi stanno aspettando!”
“Ok ma vieni qui un attimo, ecco, brava, la vedi questa cosa? Si chiama sciarpa. Io te lo dico in modo che se i tuoi amici ti dovessero chiedere: ehi ma come si chiama quella cosa che ti penzola dal collo? Tu possa rispondere, si chiama sciarpa!”
“Sì ma pà lo so che sia chiama sciarpa, uffa!”
“Ecco, allora da brava, ora mettiamo la sciarpa attorno al collo, infiliamo i guantini e?”
“Ok e non devo sudare che mi ammalo. Devo guardare prima di attraversare, non devo parlare o salire in macchina con gli sconosciuti!”
Quello che avete appena letto è l’A-B-C di un bravo genitore. Sono regole scritte e non, alla base del buon senso. Valgono ora come cento anni fa, anche se probabilmente nel 1919 il pericolo reale, per quanto riguarda gli sconosciuti, era sicuramente più trascurabile.
Il dialogo che ho appena scritto, però, presenta un errore.
Non lo asserisco io, lo fa la scienza e quando la scienza va ad intaccare le colonne portanti delle nostre convinzioni, tutto si fa più complicato. Abbiamo delle convinzioni ataviche, radicate in noi; crediamo fermamente nella scienza e nella medicina, ma quando questa smonta uno dei consigli che un genitore da ai propri figli, tutto si ferma e in automatico la scienza ci appare errata.
Già nel lontano 1993 un trattato di infettivologia pediatrica (R.D. Feigin, J.D. Cherry, 1993 edizione italiana) testualmente affermava che “le basse temperature, i raffreddamenti ed i piedi bagnati non possono agire individualmente come cause, né aumentare la suscettibilità degli individui agli episodi di raffreddore.”
Anche se è globalmente consolidato il nesso tra l’inverno e il raffreddore, questo nesso non esiste. Sì, contraiamo l’influenza (o le sindromi parainfluenzali) soprattutto in inverno, ma le cause non sono imputabili al freddo, perché il freddo contribuisce ad uccidere (o rendere innocui) tutti quei microrganismi che ci possono arrecare un danno.
Tutto ci suona chiaro e cristallino quando parliamo di cibo e basse temperature. Tutti noi sappiamo a menadito che il freddo uccide i batteri e preserva il cibo; eppure siamo fermamente convinti che il freddo ci faccia ammalare.
In realtà il nostro sistema immunitario non si indebolisce con il freddo; ci ammaliamo quando fa freddo perché noi esseri umani lo tolleriamo a stento. Il freddo arreca fastidio, dolore, ci spinge a coprirci per non incorrere in ipotermia e tremare. E’ per questo che quando abbandoniamo questo disagio, e ci rifugiamo al chiuso, ci confortiamo in ambienti riscaldati. Questi ambianti, caldi, secchi e affollati, sono la linfa vitale dei virus.
In realtà al virus poco importa del caldo o del freddo, perché i virus non sono vivi; sono entità biologiche con caratteristiche di parassita obbligato. La scarsa umidità però aumenta le probabilità che la flugge non venga rallentata o bloccata, passando con facilità da individuo ad individuo tramite il respiro, i colpi di tosse o gli starnuti.
Poi ci sono i fomiti; in media ogni cinque minuti ci tocchiamo il viso ben tre volte; il ché significa potenzialmente che, nelle sedici ore di veglia, spargiamo virus sul nostro volto quasi seicento volte. In inverno passiamo meno tempo all’aria aperta e i luoghi chiusi diventano inevitabilmente affollati.
Vi faccio un esempio; tutti noi sappiamo a memoria che gli allevamenti intensivi sono una cloaca di virus e batteri, ma ce ne dimentichiamo completamente quando, al posto dei polli, siamo noi ad essere assembrati.
Che il freddo, il sudare alle basse temperature e lo scoprirci ci faccia ammalare è un idea “antica ed intramontabile” come ci spiega questo articolo di Focus; eppure è un mito ed una credenza che stenta a morire.
Purtroppo, con estrema facilità a volte, mettiamo in discussione la scienza quando arriva qualcuno che ci dice che il bicarbonato di sodio è un antitumorale potentissimo, e che i medici ve lo stanno tenendo segreto. Oppure quando ci fanno credere che più un medicamento viene diluito, più diventa efficace.
E’ scontato che l'amianto e il fumo siano considerati, da tutti, cancerogeni di gruppo 1 (cioè cancerogeni certi) ma ci dimentichiamo con estrema facilità che del gruppo 1 fanno parte anche le carni processate, le radiazioni ultraviolette, il Papilloma virus e, rullo di tamburi, l’alcool. Sì, l’alcool, così importante per la nostra società, ma che in un futuro non troppo remoto verrà accompagnato da immagini scioccanti, come quelle affisse sulle sigarette.
Nel 2019 lo sconosciuto, cioè quello che non conosciamo, resta il pericolo numero uno. Ignorare è umano, inevitabile, non si può sapere tutto, ma è proprio per questo che, con l’aumento dei pericoli che ci circondano, abbiamo bisogno di affidarci ad esperti che siano in grado di consigliarci.
Il dilemma è scontato: quali esperti? Un buon elettricista, un bravo imbianchino, un meccanico preparato, un ottimo medico; ma mentre per i primi tre, se sbagliamo, in un qualche modo possiamo rimediare, per quanto riguarda la medicina è difficile, davvero difficile non subire danni permanenti.
Il consiglio più sensato che vi posso dare è: affidatevi ad un bravo medico di famiglia, che ovviamente tutto non può sapere, ma è in grado di indirizzarvi dallo specialista in grado di aiutare voi e i vostri cari. Diffidate delle cure miracolose. Diffidate delle notizie sensazionali, diffidate di tutte quelle pagine costellate da informazioni che sembrano attendibili, ma incorniciate da pubblicità di medicamenti per unghie incarnite o parassiti della pelle.
Quando un esperto vi assicura che i vaccini sono pericolosi, e nei suoi post vi mette in guardia sulle scie chimiche e sul complotto delle torri gemelle, prendetene le distanze.
Una singola goccia di anticalcare, diluita in cento litri di acqua, non la rende un anticalcare potentissimo. Un alimentazione a base di sola insalata a foglia larga non vi farà guarire da un tumore. Far segnare una storta o il fuoco di Sant’ Antonio non vi farà stare meglio.
La meccanica quantistica lasciatela ai teorici matematici, e rammentate che credere alla scienza solo nei casi in cui vi dice ciò che vi aggrada, non è mai la scelta più oculata.
Pretendete le prove sempre, e proteggetevi dal freddo ma solo per non tremare.
Quello che avete appena letto è l’A-B-C di un bravo genitore. Sono regole scritte e non, alla base del buon senso. Valgono ora come cento anni fa, anche se probabilmente nel 1919 il pericolo reale, per quanto riguarda gli sconosciuti, era sicuramente più trascurabile.
Il dialogo che ho appena scritto, però, presenta un errore.
Non lo asserisco io, lo fa la scienza e quando la scienza va ad intaccare le colonne portanti delle nostre convinzioni, tutto si fa più complicato. Abbiamo delle convinzioni ataviche, radicate in noi; crediamo fermamente nella scienza e nella medicina, ma quando questa smonta uno dei consigli che un genitore da ai propri figli, tutto si ferma e in automatico la scienza ci appare errata.
Già nel lontano 1993 un trattato di infettivologia pediatrica (R.D. Feigin, J.D. Cherry, 1993 edizione italiana) testualmente affermava che “le basse temperature, i raffreddamenti ed i piedi bagnati non possono agire individualmente come cause, né aumentare la suscettibilità degli individui agli episodi di raffreddore.”
Anche se è globalmente consolidato il nesso tra l’inverno e il raffreddore, questo nesso non esiste. Sì, contraiamo l’influenza (o le sindromi parainfluenzali) soprattutto in inverno, ma le cause non sono imputabili al freddo, perché il freddo contribuisce ad uccidere (o rendere innocui) tutti quei microrganismi che ci possono arrecare un danno.
Tutto ci suona chiaro e cristallino quando parliamo di cibo e basse temperature. Tutti noi sappiamo a menadito che il freddo uccide i batteri e preserva il cibo; eppure siamo fermamente convinti che il freddo ci faccia ammalare.
In realtà il nostro sistema immunitario non si indebolisce con il freddo; ci ammaliamo quando fa freddo perché noi esseri umani lo tolleriamo a stento. Il freddo arreca fastidio, dolore, ci spinge a coprirci per non incorrere in ipotermia e tremare. E’ per questo che quando abbandoniamo questo disagio, e ci rifugiamo al chiuso, ci confortiamo in ambienti riscaldati. Questi ambianti, caldi, secchi e affollati, sono la linfa vitale dei virus.
In realtà al virus poco importa del caldo o del freddo, perché i virus non sono vivi; sono entità biologiche con caratteristiche di parassita obbligato. La scarsa umidità però aumenta le probabilità che la flugge non venga rallentata o bloccata, passando con facilità da individuo ad individuo tramite il respiro, i colpi di tosse o gli starnuti.
Poi ci sono i fomiti; in media ogni cinque minuti ci tocchiamo il viso ben tre volte; il ché significa potenzialmente che, nelle sedici ore di veglia, spargiamo virus sul nostro volto quasi seicento volte. In inverno passiamo meno tempo all’aria aperta e i luoghi chiusi diventano inevitabilmente affollati.
Vi faccio un esempio; tutti noi sappiamo a memoria che gli allevamenti intensivi sono una cloaca di virus e batteri, ma ce ne dimentichiamo completamente quando, al posto dei polli, siamo noi ad essere assembrati.
Che il freddo, il sudare alle basse temperature e lo scoprirci ci faccia ammalare è un idea “antica ed intramontabile” come ci spiega questo articolo di Focus; eppure è un mito ed una credenza che stenta a morire.
Purtroppo, con estrema facilità a volte, mettiamo in discussione la scienza quando arriva qualcuno che ci dice che il bicarbonato di sodio è un antitumorale potentissimo, e che i medici ve lo stanno tenendo segreto. Oppure quando ci fanno credere che più un medicamento viene diluito, più diventa efficace.
E’ scontato che l'amianto e il fumo siano considerati, da tutti, cancerogeni di gruppo 1 (cioè cancerogeni certi) ma ci dimentichiamo con estrema facilità che del gruppo 1 fanno parte anche le carni processate, le radiazioni ultraviolette, il Papilloma virus e, rullo di tamburi, l’alcool. Sì, l’alcool, così importante per la nostra società, ma che in un futuro non troppo remoto verrà accompagnato da immagini scioccanti, come quelle affisse sulle sigarette.
Nel 2019 lo sconosciuto, cioè quello che non conosciamo, resta il pericolo numero uno. Ignorare è umano, inevitabile, non si può sapere tutto, ma è proprio per questo che, con l’aumento dei pericoli che ci circondano, abbiamo bisogno di affidarci ad esperti che siano in grado di consigliarci.
Il dilemma è scontato: quali esperti? Un buon elettricista, un bravo imbianchino, un meccanico preparato, un ottimo medico; ma mentre per i primi tre, se sbagliamo, in un qualche modo possiamo rimediare, per quanto riguarda la medicina è difficile, davvero difficile non subire danni permanenti.
Il consiglio più sensato che vi posso dare è: affidatevi ad un bravo medico di famiglia, che ovviamente tutto non può sapere, ma è in grado di indirizzarvi dallo specialista in grado di aiutare voi e i vostri cari. Diffidate delle cure miracolose. Diffidate delle notizie sensazionali, diffidate di tutte quelle pagine costellate da informazioni che sembrano attendibili, ma incorniciate da pubblicità di medicamenti per unghie incarnite o parassiti della pelle.
Quando un esperto vi assicura che i vaccini sono pericolosi, e nei suoi post vi mette in guardia sulle scie chimiche e sul complotto delle torri gemelle, prendetene le distanze.
Una singola goccia di anticalcare, diluita in cento litri di acqua, non la rende un anticalcare potentissimo. Un alimentazione a base di sola insalata a foglia larga non vi farà guarire da un tumore. Far segnare una storta o il fuoco di Sant’ Antonio non vi farà stare meglio.
La meccanica quantistica lasciatela ai teorici matematici, e rammentate che credere alla scienza solo nei casi in cui vi dice ciò che vi aggrada, non è mai la scelta più oculata.
Pretendete le prove sempre, e proteggetevi dal freddo ma solo per non tremare.

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