venerdì 26 aprile 2019

Questione di fiducia











Nel 2015 la sonda New Horizons della Nasa, dopo aver viaggiato per nove anni, percorrendo cinque miliardi di chilometri, ci ha mostrato il vero volto del pianeta nano Plutone.


Quella che vedete in copertina è una delle foto che la sonda ci ha fatto pervenire. Ha fatto il giro del mondo, è divenuta virale; sia per la qualità fotografica, sia per la sua unicità, ma soprattutto per quell’immenso cuore che si staglia sulla superficie in tutta la sua bellezza. Si tratta di una vasta regione di colore chiaro, del diametro di circa 2400 km.
Una riflessione del divulgatore Massimo Sandal mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno. Il metodo scientifico impone che nello studio di un qualsiasi fenomeno, lo scienziato usi un atteggiamento scientifico: egli dovrà cercare delle risposte complete e dimostrabili alle domande che si pone. I risultati e il metodo stesso dovranno pertanto essere ripetibili e confutabili.
Chi di voi è in grado di affermare e confutare con certezza assoluta che questa foto è reale? Nessuno. Nessuno può decidere di testare la veridicità di questa immagine, imbarcandosi su un mezzo stellare e percorrere cinque miliardi di chilometri in nove anni, per andare a vedere con i propri occhi se Plutone è realmente così.
A volte, spesso, il metodo scientifico è fallibile per il semplice motivo che non è ripetibile o dimostrabile; o perlomeno non nell’immediato. A volte, come dice Sandal, bisogna aver fiducia negli scienziati.
Anche se la fiducia non fa parte, e non deve far parte del metodo scientifico, a volte si deve decidere da che parte stare.
Come avrete notato l’immagine soprastante è stata ritoccata dal sottoscritto. Il The New England Journal of Medicine (NEJM) è una delle più importanti e diffuse pubblicazioni di medicina generale al mondo. È anche la più vecchia rivista di medicina, pubblicata senza interruzioni da più di due secoli. Pubblica editoriali, articoli di ricerche originali, rassegne e casi clinici. Ha inoltre il più alto fattore di impatto (Impact Factor).
Difficilmente qualcuno di noi sarà mai in grado di valutare ogni pubblicazione, ogni editoriale, ogni singola ricerca esaminata e poi divulgata. C’è chi lo fa per noi, con metodo scientifico, cercando di dimostrare la veridicità o meno delle suddette ricerche, e l’alto Impact Factor sottolinea quanto siano accurate e precise le loro pubblicazioni. Ma anche dopo tutta questa accuratezza, qualcuno di voi potrebbe avere dubbi, dubbi che non potrà fugare in nessun modo perché, quando la fiducia manca, difficilmente si potrà porvi rimedio.
In questi anni si è parlato spesso, quotidianamente, dei vaccini. Il NEJM pubblicando infiniti studi sulla qualità e la sicurezza degli stessi, mentre altri, in numero davvero modesto, pubblicando ricerche sulla loro tossicità. E’ una lotta impari, ma che ha radici profonde e antiche.
Voglio portarvi un solo esempio, ma che per alcuni aspetti riuscì a colpirmi, qualche mese fa, quando ne lessi. Un certo Cotton Mather, un sacerdote puritano e storicamente molto conosciuto, attorno al 1721 a Boston divenne molto famoso perché variolizzava la popolazione. Variolizzare significa vaccinare contro il Vaiolo.
Il metodo lo aveva appreso da un suo schiavo di origine Libica. Consisteva nell’inoculare, nei soggetti da vaccinare, materiale prelevato dalle lesioni o dalle croste dei malati non gravi. Il virus indebolito infettava le persone sane, le quali contraevano il Vaiolo ma in una forma meno aggressiva, che spesso, ma non sempre, li portava a diventare immuni.
C’era già allora chi non era d’accordo, ovviamente, e non solo rifiutava per sé e i propri cari il Vaccino, ma inveiva contro il sacerdote, minacciandolo di morte. Uno di questi passò alla storia perché tentò addirittura di ammazzarlo, lanciandogli in casa, attraverso una finestra, una granata esplosiva. Il biglietto che la accompagnava diceva: “Cane di un Cotton Mather. Sia tu maledetto!”
Poco importava che il sacerdote salvasse vite; per questo fanatico era sbagliato, ed era talmente grave e insensata la variolizzazione che andava fermata a tutti i costi.
Il NEJM qualche giorno fa ha pubblicato un articolo che parla dei probiotici (fermenti lattici). Questo studio, svolto in doppio cieco su 943 bimbi ricoverati per influenza intestinale, in un ospedale pediatrico a Chicago, dimostra che i fermenti lattici non hanno nessun effetto sulla guarigione dei pazienti.


Allego la notizia di Sky tg24 perché per visionare lo studio bisogna registrarsi. https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2018/11/21/virus-intestinali-fermenti-lattici-non-efficaci-bimbi.html
L'articolo originale lo potete trovare qui.
Pensate all’impegno e alla lotta medico/scientifica contro i prodotti Omeopatici (che sono un placebo) per poi dover fare un mea culpa ed ammettere che un prodotto medico come i probiotici, fino ad ora consigliati da tutti i medici, sono a quanto pare inutili come i sopra citati. Pensate al guadagno che hanno le Aziende Farmaceutiche con i probiotici. https://www.federsalus.it/il-mercato-dei-probiotici/ I Vaccini, pur portando un incontestabile guadagno, sono ben poca cosa a confronto con altri farmaci. Vi allego un interessante articolo a riguardo. 
https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/16_gennaio_14/vaccini-chi-ci-guadagna-davvero-e0ee8098-bad9-11e5-8d36-042d88d67a9f.shtml


Prendiamo come esempio il vaccino per il Morbillo, che viene somministrato due volte (una entro la fine del primo anno di vita e l’altra entro il quinto) alla modica cifra di pochi euro. Mettetelo a confronto con il prezzo ben più consistente del probiotico, che viene assunto decine, se non centinaia di volte nell’arco di una vita. Avete una vaga idea del danno che questa ricerca porterà alle grandi Case Farmaceutiche? Eppure la scienza, anche se qualcuno di voi non ci crederà, è impietosa.
Fino a ieri il NEJM era il nemico, finanziato delle Big Pharma. Una delle riviste, a detta dei no-vax, da non prendere in considerazione perché al soldo delle multinazionali. Oggi, invece, in prima linea a divulgare una scienza in grado di mandare in fumo miliardi.
E’ questione di fiducia.
Ci sarà sempre qualcuno contro. Contro voi, me, un idea. Pronto a tirare una granata incendiaria o a partire con un ideale e un dubbio verso l’ignoto e chissà, forse anche fino a Plutone.


Se non avete fiducia, fatelo, partite. In fondo uno dei migliori consigli che vi posso dare è semplicemente questo: “va dove ti porta il cuore.”

giovedì 25 aprile 2019

Malaria








Il nome Malaria glielo abbiamo dato noi Italiani e significa aria malata. Nei secoli è rimasto tale, anche se da tempo sappiamo che l’aria fetida delle paludi non c’entra nulla, perché il colpevole è un parassita unicellulare che risponde al nome di Plasmodium (ce ne sono di quattro tipi ma il Plasmodium falciparum è il più pericoloso). Dicevo; non c’entra nulla l’aria fetida perché questo parassita non si trasmette tramite l’etere, ma infetta le zanzare che poi a loro volta infettano noi. Le zanzare sono la prima causa di morte al mondo perché circa 700/800 mila persone all’anno muoiono a causa loro. Ho fatto io i conti per voi: fanno circa 2000 persone al giorno. La cattiveria umana è solo seconda, perché noi ci falcidiamo alla grande ma difficilmente raggiungiamo i 500 mila morti annui: 500 mila è il numero dei morti che miete la sola Malaria all’anno. Tra le zoonosi (malattie trasmesse da animale a uomo) è sicuramente la più letale. Al secondo posto ci sono i serpenti, ma questo grazie alle neurotossine e non a malattie, quindi restando in tema senza divagare troppo, il secondo animale più pericoloso al mondo è il cane. Il migliore amico dell’uomo uccide circa 25 mila persone all’anno con il virus della Rabbia. (In realtà è aiutato anche dai pipistrelli, ma siccome 99 casi su 100 sono imputabili ai cani, ho voluto semplificare). In questo video David Beckham parla chiaro: nel 2017 219 milioni di persone sono state contagiate dalla Malaria ed è una malattia che si può e si deve fermare. Non si trasmette da essere umano ad essere umano per contatto, né con i rapporti sessuali, ma solo tramite contatto diretto tra sangue e sangue. Un vaccino non esiste ancora (anche se ci stanno studiando) esistono solo profilassi, e ci vuole tanto impegno ma è possibile debellarla perché abbiamo i mezzi per farlo entro il 2030. “Una voce può essere potente e molte voci insieme dovranno essere ascoltate.” Lo dice in inglese, spagnolo, arabo, francese, indi, mandarino, kinyarwanda (la lingua parlata in Rwanda) in yoruba (idioma nigeriano) e in swahili.


Manca l’italiano ed è per questo che ho voluto aggiungere la mia di lingua.

Petizione per abolire la Ghigliottina








Se siamo tutti d’accordo io proporrei di fare una raccolta firme per abolire l’uso della ghigliottina! E’ una pratica medioevale ed è una atrocità che va assolutamente impedita!


Come? Dite che l’ultima volta che venne usata fu nel 1977?


Ah beh scusate, non sono un boia, ma mi sembra comunque una cosa davvero eccessiva!


Ogni santo giorno leggo frasi che hanno lo stesso spessore intellettivo di questa; fuori dal tempo ed illogiche. Non dovrei stupirmi visto che, anche se siamo nel 2019 si dibatte ancora sulla sfericità o meno del pianeta terra. Eppure mi stupisco e mi arrabbio e sento il peso di questa ignoranza tutto quanto su di me, come se fossi Atlante con il mondo addosso. Così ho deciso di fare questa serie di scritti che poco alla volta aggiornerò, aggiungendovi sempre più nozioni che, se ancora non sono, dovrebbero essere alla portata di tutti.






10 Vaccini sono troppi!


Ad oggi, cioè il due aprile del 2019, i vaccini obbligatori sono 10.



antidifterico



antipoliomelitico



antiepatite virale B



antitetanica



antipertosse



anti Haemophilusinfluenzae tipo B



antimorbillo



antiparotite



antirosolia



antivaricella



Poi abbiamo quelli consigliati ma non obbligatori.



anti-pneumococcica



anti-meningococcica C



anti-meningococcica B



anti-rotavirus



anti-HPV



Concentriamoci solo su quelli obbligatori, perché su questi vertono le maggiori preoccupazioni dei genitori.


La risposta al titolo è NO! Non sono troppi dieci vaccini; perché?


In passato, negli anni 70, il vaccino obbligatorio contro il Vaiolo conteneva migliaia di antigeni. Gli antigeni sono delle sostanze in grado di essere riconosciute dal nostro sistema immunitario come dannose e quindi da combattere e distruggere. Ad ogni tipo di antigene il nostro sistema immunitario creerà soldati più o meno specifici per combattere quel tipo di avversario. Il vaccino, da solo, non è in grado di fare nulla. Non funziona, ad esempio, come un analgesico; perché al suo interno ha solo frammenti specifici del virus da mostrare ai nostri anticorpi, mischiato ad un po’ di conservante e ad un pizzico di adiuvante. Quale conservante e quale adiuvante, e il loro scopo, lo spiegherò tra poco. I virus, quelli che a noi fanno male, hanno sistemi di difesa parecchio ingegnosi, per questo riescono ad entrare indisturbati, passando in mezzo a sentinelle che non se ne ravvedono. Creare un vaccino significa prendere porzioni di esso, del virus, e renderle visibili alle nostre sentinelle; altro segreto non c’è. Il vaccino contro la pertosse, che si usava in passato, possedeva oltre 3000 antigeni; ora, grazie ai passi da gigante che ha fatto la ricerca e la tecnologia, tutti quanti i 10 vaccini messi insieme, ripeto, tutti quanti insieme, contengono circa 200 antigeni. Innanzitutto non si iniettano 10 vaccini tutti in una volta; quando leggete questo, correggete chi lo scrive. Esiste un calendario vaccinale. Ma anche se si iniettassero tutti e 10 in una volta, in un unico punturone, sappiate che non accadrebbe nulla ai vostri figli; perché? Perché hanno stimato che il sistema immunitario di una neonato potrebbe sopportare fino a 10.000 dosi di vaccino inoculate all’unisono. E’ una stima ok? Nessuno farebbe una cosa del genere, però è una stima reale, elaborata da medici e ricercatori che fanno questo di professione, non da ciarlatani. Se vi occorre approfondire eccola qui. Quando un neonato viene punto da una zanzara viene in contatto con alcune migliaia di antigeni, mentre se viene graffiato da un gatto, le alcune migliaia si trasformano in milioni. L’altra obbiezione frequente è: perché non esistono i singoli vaccini? Perché i nostri figli devono subire un iniezione con l’esavalente, ad esempio, che ne contiene addirittura 6? La risposta è: perché no?


Perché fare 6 iniezioni quando se ne può fare una? Perché iniettare 6 dosi di conservante e adiuvante quando ne basta una? Che senso avrebbe richiamare un genitore 10 volte in un mese, per un unica iniezione alla volta; che una volta aggiunta ai richiami supererebbero le 30 iniezioni all’anno. Davvero vorreste andare al centro vaccini 30 volte in dodici mesi, per fa fare 30 iniezioni singole a vostro figlio? Tutto per un eccesso di “sicurezza” immotivato, visto che, mi duole ripeterlo, una singola zanzara è in grado di iniettare migliaia di antigeni. Ma davvero, mi chiedo, ma quando leggete queste teorie che pubblicano i vostri amici, o i vostri conoscenti, quando siete dalla parrucchiera o dal fisioterapista, vi soffermate mai a pensare alle sciocchezze che scrivono o dicono? Gli approfondimenti li trovate qui.


Non mi sono dimenticato: Conservanti e adiuvanti.


Perché i vaccini contengono conservanti, e quali sono?


Nel 1916 in America e in seguito nel 1928 in Australia, si sono verificati due gravi problemi di infezioni. Così, vari paesi si nono riuniti e hanno deciso e imposto che i vaccini dovessero contenere i conservanti, onde evitare proliferazioni batteriche potenzialmente mortali. A quei tempi (stiamo parlando del 1928) non esistevano gli antibiotici; o meglio, erano appena stati scoperti da Alexander Fleming, ma non ancora testati e in commercio. In quel periodo il disinfettante più usato era il Mercurocromo, ve lo ricordate? Dal nome lascia ad intendere, anche ai meno attenti, che ha a che fare con il Mercurio; famoso per essere un potente neurotossico. Decisero di utilizzare un suo derivato, l’etilmercurio (considerato a ragione un conservante efficace e atossico) mischiato con il Tiosalicilato: Insieme formavano il “tristemente famoso” Thiomersale. Scrivo tristemente famoso, tra virgolette, non perché si rivelò in seguito tossico e dannoso, ma semplicemente perché molti anni dopo l’opinione pubblica, incalzata da ciarlatani no-vaxx, riuscì a bloccarne l’utilizzo nei vaccini. Il Thiomersal, ancora oggi, ha la fedina penale pulita proprio come i temuti Parabeni (ma questa è un’altra storia). Stavamo dicendo, il Thiomersal iniziò ad essere usato dagli inizi del 1930, per tutti i vaccini, come disinfettante, ma anche nelle preparazioni di immunoglobuline, sieri anti veleno, soluzioni ad uso oftalmologico e in vari altri ambiti. Prima di essere somministrato agli esseri umani era stato ovviamente testato sugli animali, ma il banco di prova lo superò a pieni voti nel 1929, quando decisero di utilizzarlo per combattere una epidemia di meningite. Si presumeva che il suo utilizzo potesse contenere il contagio, ma fallì. Fallì per quello scopo, ma, pur iniettando ai pazienti dosi 10.000 volte superiori a quelle presenti nei vaccini, non avvelenò con il mercurio neppure un paziente. Il Thiomersal, pur essendo un derivato del mercurio, non ha effetti neurotossici, ma perché? Perché la differenza molecolare, anche se minima, tra il Metilmercurio (Neurotissico) e l’etilmercurio (Atossico) basta per modificare radicalmente i due composti, rendendone uno tossico e l’altro no. Nel libro da cui traggo queste informazioni (I vaccini dell’era globale -Rappuoli/Vuozza-) gli autori paragonano queste sostanze al metanolo e all’etanolo. Anche se la differenza molecolare tra i due è minima, il primo è mortale mentre il secondo no. Pur avendo sempre svolto il suo compito a pieni voti, il Thiomersal agli occhi degli ignoranti resta troppo imparentato con il Mercurio, quindi un veleno da eliminare a tutti i costi, fino a quando, negli anni 2000, perse la battaglia e venne congedato con onore. Tolto di mezzo un improbabile (mai provato) fattore scatenante di sindrome autistica, i no-vaxx iniziarono a scagliarsi anche contro l’adiuvante: I sali d’alluminio.


Perché occorre usare gli adiuvanti e soprattutto, possono scatenare sindromi autistiche?


Gli adiuvanti sono sostanzialmente due: i sali di alluminio e lo MF59 (Squalene). State camminando assorti dai vostri pensieri quando a vostra insaputa una silenziosa zanzara vi punge alle spalle. Non importa quanto siate assorti o quanto siate grossi, prima o poi vi fermerete a grattarvi. Questa metafora, abbondantemente modificata e presa in prestito da una puntata di Star Treck Tng, spiega meglio di tante altre parole quello che accade nel nostro corpo quando ci viene iniettato un adiuvante. Che il vaccino sia composto da virus depotenziato, oppure da soli pochi virioni, poco importa; se venisse iniettato senza un adiuvante finirebbe per passare inosservato, oppure per infettare il paziente, quasi quanto il virus originale. L’adiuvante occorre per scatenare un fastidio e azionare un sistema d’allarme in grado di far accorrere le sentinelle del sistema immunitario, che oltre al fastidioso liquido, incontreranno anche i virioni del vaccino, iniziando tutta una serie di sequenze che indurranno la nostra immunità.


Inducono le sindromi autistiche?


Allora, parliamoci chiaro, o le inducevano il Thiomersal (parente del mercurio) oppure le inducono i sali di alluminio e lo Squalene. Entrambi non vengono usati, entrambi sono stati testati ed utilizzati per miliardi di vaccini, entrambi sono ritenuti sicurissimi dalla medicina e dalla scienza, quindi altro su questo non saprei proprio che cosa aggiungere.


Per approfondimenti sugli adiuvanti cliccate qui e qui.


I metalli pesanti sono presenti nei Vaccini?


Anche se su web continuerete a trovare centinaia di tesi e testimonianze, alla fine si è arresa perfino Corvelva, come si può apprendere dalle ultime ricerche. Siamo giunti al termine di questo immenso mistero, che mistero non è. Con l’avvento dei più sofisticati sistemi di analisi, ogni sostanza viene evidenziata, ogni interazione studiata, ogni effetto collaterale preso in considerazione. Asserire che l’alluminio e il mercurio sono neurotossici non è una falsità, sia chiaro, ma sono le quantità e l’assorbimento di essi a fare la differenza. Se analizziamo un chilogrammo di acqua, scopriamo che in essa sono presenti 888 grammi di ossigeno e 111 grammi di idrogeno (ho arrotondato). E’ noto a tutti che l’idrogeno è piuttosto pericoloso, e se iniettato è sicuramente mortale, eppure una flebo di soluzione salina non uccide, capite? A proposito, il sale e l’alluminio hanno lo stesso grado di tossicità, lo sapevate?


Questa è la differenza sostanziale tra scienza e l’irragionevole terrorismo.




Tanti auguri CICAP





Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) compie gli anni.
L’idea nasce nel 1978 dalle menti di ventidue scienziati, che hanno come fine ultimo quello di portare luce in un periodo oscuro, dove il paranormale e le pseudoscienze agivano senza controllo.
Grazie a Piero Angela l’idea prende forma il 31-03-1989 e oggi compie trent’anni; auguri CICAP!
Trent’anni fa era “normale” credere alla telecinesi, ai fantasmi, alla telepatia, ai maghi, rabdomanti, fachiri, guaritori, oroscopi, alle leggende metropolitane e quant’altro; oggi lo è meno anche grazie a questa associazione.
Alcune cose sono addirittura state dimenticate; pensiamo ad esempio alla telecinesi: Conoscete qualcuno che è convinto, ma proprio convinto, che esistono persone in grado di spostare oggetti con il pensiero?
Altre convinzioni come quella dei medium o dei guaritori, ad esempio, faticano a deradicalizzarsi. I motivi sono piuttosto intuitivi: Che esistano persone in grado di volare o far volare oggetti, oppure di leggerci nel pensiero, tocca ognuno di noi in maniera molto marginale. Ma gli affetti e la salute sono le colonne portanti della nostra esistenza. Quando perdiamo una persona cara o la salute, queste colonne possono sgretolarsi, con effetti catastrofici.
L’idea che l’anima di un defunto sopravviva è rincuorante per tutti noi, quando sopraggiunge la morte; come la è la speranza di guarire da una malattia terminale o invalidante, quando la medicina tradizionale allarga le braccia.
La lotta contro il paranormale e le pseudoscienze non ha come fine ultimo quello di togliere la speranza, ma quello di impedire, o arginare, che qualcuno lucri sulle disgrazie altrui. Bisogna muoversi con rigore, con fermezza, ma anche con un tatto estremo quando si va a dire ad una madre che il medium, che la mette in contatto con il figlio morto, è un truffatore.
Se il medium non lucrasse, opinione personale, non ci sarebbero gli estremi per infrangere questa speranza. Perché farlo? Certo sarebbe una truffa, ma a fin di bene.
Ricordate il film Amelie? Quando scrive una lettera d’amore fingendo di essere il defunto marito di una vedova, e gliela recapita? Quella menzogna farà rifiorire l’esistenza della vedova, ormai rassegnata e spenta.
Come per i guaritori, che quando non c’è più nulla da fare possono essere anche in grado di lenire le ansie e i dolori, e a volte guarire grazie all’effetto placebo.
Ma chi vi sta scrivendo ha un animo gentile e sognatore, e non esclude la possibilità che esistano persone di cuore che possano mentire senza però lucrare. In realtà la maggior parte di questi sono semplicemente lupi travestiti da agnelli, e senza scrupolo alcuno mirano ad arricchirsi sulle disgrazie degli altri.
Proprio oggi, in questa data così importante, ho appreso l’ennesima notizia sconcertante. In realtà è del 2015, ma grazie ai miei contatti (divulgatori scientifici) su Instagram, si è diffusa tra noi (faccio parte di una macro bolla) questa “ricerca scientifica” che asserisce che l’omeopatia può curare l’autismo in sinergia con altre terapie.

Virginia Maria Pavone una giovane studentessa davvero esilarante, ci ha informato, con un modo tutto suo e molto particolare, di questo studio.

Sulla omeopatia il CICAP si è espresso molte volte, chi ha voglia e tempo può approfondire qui. Ma mettendo da parte il CICAP per un istante, nella stragrande maggioranza dei miei amici che fanno uso di questa pratica medica non riconosciuta, l’idea che hanno della omeopatia è all’incirca la seguente: Serve per curare e prevenire alcune patologie, in generale funziona per patologie minori, è una valida alternativa alle cure chimiche, anche se non riconosciuta è appurato che funziona e non può essere esaminata con metodo scientifico perché si basa su altri principi, ma altrettanto validi.
La cosa che salta all’occhio in questa ricerca è che stiamo parlando di Autismo. Il DSM-5 fa rientrare tutti i disturbi dello spettro autistico (DSA) tra le patologie gravi, invalidanti. Non stiamo parlando di una “banale” influenza che: se trattata con farmaci guarisce in una settimana, mentre se trattata con placebo guarisce in sette giorni; stiamo parlando di autismo.
L’altra cosa che salta all’occhio (ma ci vuole un occhio più allenato) è che questa ricerca è stata svolta con metodo scientifichese, proprio per avvalorarne l’importanza, ma che di metodo scientifico nulla ha.
Innanzitutto la “ricerca scientifica” non è stata pubblicata su nessuna rivista medico scientifica. Già qui potremmo spegnere e andare a letto, perché gli scritti, anche quando sono autorevoli (non è questo il caso) se non sono pubblicati su riviste peer review non valgono nulla: come del resto vale per tutte quelle informazioni, anche mediche, che troviamo sui libri; se non sono correlate da pubblicazioni scientifiche non hanno nessun valore.
Dei 150 pazienti esaminati in nove anni, vengono riportati i dati di soli 4 casi; della sorte dei restanti 146 non ci è dato sapere. Dei 123 pazienti di un ulteriore ricerca indipendente sappiamo che “aggiunge dati importanti agli studi sull'argomento, ma sono comunque necessari ulteriori approfondimenti per verificare i risultati e creare una base di prove a favore degli effetti benefici dell'omeopatia nella cura dei bambini autistici.”
In soldoni può voler dire tutto, ma in realtà non dimostra nulla.
I 4 bambini presi ad esempio sono stati trattati con prodotti omeopatici differenti (anche se alcuni combaciano) pertanto è impossibile quantificarne i miglioramenti, quando i medicamenti variano da paziente a paziente. I 4 bambini sono stati trattati in sinergia con l’ausilio di altre terapie; pertanto risulta impossibile valutare chi ha fatto cosa
La ricerca scientifica non è stata svolta in cieco o doppio cieco, pertanto se fosse presentata ad una commissione scientifica non potrebbe essere presa in esame. Questo metodo scientifico, obbligatorio per ogni tipo di farmaco, è essenziale per togliere ogni dubbio sull’effetto placebo o nocebo che ogni farmaco ha.
D’altro canto le ricerche scientifiche sulla omeopatia non possono essere svolte in cieco e doppio cieco, perché distinguere un medicamento da un altro, per stessa ammissione di chi produce questi prodotti, è impossibile perché contengono solo acqua e zucchero. Pertanto questa “ricerca scientifica” scientifica non è. Non ha nessun valore e nessuno alto e nobile scopo, se non quello di arricchire le aziende produttrici (che hanno un giro di affari annuo di trecento milioni di euro) sulla pelle e la salute di ignari fruitori, nonché quello di dare false speranze a genitori provati da una patologia invalidante.
Il tempo forse è maturo, da 30 anni CICAP e la scienza medica lottano contro questo mulino a vento, ma ora la popolazione sta prendendo coscienza di tutto ciò e iniziano le prime azioni legali nei confronti della Boiron.
Che sia chiaro, lo dico a voi come lo ripeto ogni volta ai miei amici: curarsi con l’omeopatia è un diritto sacrosanto.
Al chilo un prodotto omeopatico costa 1000 euro, e per il RIS, gli scienziati e i ricercatori contiene solo zucchero; ma se lo preferite e ve lo potete permettere, fatene uso. Questo però non mi esime dal condannare queste aziende che vendono speranze sulla pelle di ammalati, senza scrivere sulle confezioni che si tratta di placebo. L’ultima cosa che cade all’occhio sulla pagina che riporta la ricerca scientifica, è che la notizia viene riportata sotto la classificazione (evidenziata in verde all’inizio della pagina) tra i Casi Clinici. Ecco, permettetemi di fare quest’ultima battuta, ma ci vuole proprio un “caso clinico” per paventare la possibilità di curare l’autismo con il saccarosio.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo










Ma giorno dopo giorno un po’ di conservanti di qua, un po’ di coloranti di là, qualche altro additivo su e qualche altro giù non facciamo che riempire di chimica questi piccole creature che crescono con tutti i disagi che derivano dall’assumere quanto non esiste in natura, ma soprattutto quanto non serve!

Questo stralcio di pensiero un po’ sgrammaticato, che troverete per intero qui, è solo un esempio di sito eco/bio che troviamo di sovente nel web.
In linea di massima credo che tutti noi abbiamo il desiderio di mangiare cibo naturale, e come ci è stato insegnato dalla televisione, da alcune riviste, dai video di You Tube o dal passaparola, le cose da evitare sono “risapute”.
Additivi, coloranti e conservanti sono il male assoluto.
Sia che stiamo parlando di cibo, oppure di cosmetici, queste tre categorie sono le più bistrattate: ma è giusto che sia così?
Siccome la sfiducia verso il produttore è alla base di tutto, perché pensiamo sempre che ci voglia fregare e avvelenare, vorrei porvi una domanda: Siccome questi prodotti hanno un costo e sono regolamentati, controllati e ritenuti sicuri (da noi ci pensa EFSA) ma sono comunque odiati da TUTTI, non sarebbe più facile ed economico evitare di metterli?
Facciamo innanzitutto un po’ di ordine. Per additivi si intende: coloranti, conservanti, antiossidanti, addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti, regolatori e correttori di acidità, antiagglomeranti, esaltatori di sapidità, gas, schiumogeni, agenti ausiliari, glasse e cere. Per la lista completa leggere qui.
Ad alcuni potremmo anche rinunciare, volendo; anche se significherebbe avere cibi e bevande differenti a quelle a cui siamo abituati: ad ogni acquisto avrebbero colori, sapori, densità, acidità e consistenze differenti, non standardizzate, ma non sarebbe uno scoglio insormontabile, basterebbe farci l’abitudine.
Rinunciare ad altri invece sarebbe nocivo o addirittura mortale.
Tra i prodotti di bellezza e i cibi, quello che non va proprio a genio sono i conservanti. Nell’immaginario collettivo sono proprio questi prodotti ad essere additati come i più pericolosi, dannosi ed inutili. Nel libro di Beatrice Mautino (Il Trucco c’è e si vede) la scrittrice invita il lettore a fare un esperimento. Andate nel vostro armadietto dei cosmetici, ora, senza esitare un istante in più e controllate la data di scadenza dei vostri prodotti. Quasi certamente, tra quelli che usate quotidianamente, oppure saltuariamente, ne troverete di scaduti. Un ombretto, una crema, un rossetto, un mascara, una protezione solare: qualcosa sarà certamente scaduto.
Ora provate ad immaginare se non contenessero i conservanti, a quali rischi andreste incontro.
Se è vero che gli additivi, tutti, in grandi quantità sono potenzialmente dannosi, come del resto ogni sostanza naturale o chimica di cui facciamo uso, i batteri e le muffe che si formano sui nostri cibi e creme sono sicuramente pericolosi, anche a ridotte quantità.
Il batterio Clostridium botulinum è la sostanza più tossica e mortale che abbiamo sul nostro pianeta. Neppure i gas nervini, creati in laboratorio dall’uomo, arrivano a tanto, neppure il veleno del serpente più velenoso può eguagliarlo, ed è così pericoloso anche perché la bollitura a 100 gradi non lo uccide.
Ma oltre al botulino ci sono altri batteri, i quali sono onnipresenti ed estremamente pericolosi.
Un cibo o un prodotto di bellezza, senza conservanti, porterebbe ad intossicazioni e infezioni inimmaginabili.
Sono tutte nozioni e pensieri logici, a cui non fatichiamo credere, ma tendiamo a dimenticarcene quando i cultori del bio e del naturale continuano a ripeterci che i conservanti sono il diavolo.
Di primo acchito sembra un idea esaltante preparare creme di bellezza fai da te, prive di ogni minima “schifezza”. Oppure cucinare verdure e salse da conservare, sempre per evitare ogni tipo di additivo; ma sono procedure a cui va posta la massima attenzione; pegno il ricovero in ospedale o addirittura la morte. Quando leggete peste e corna sugli additivi alimentari e dei cosmetici, soppesate a lungo questi pensieri e teorie, e iniziate a ragionare con metodo scientifico e a porvi sempre questa domanda: se non ci fossero, cosa accadrebbe?
Una settimana fa a Radio DJ telefona una simpatica madre che si produceva da sé i prodotti per la pulizia della casa. Inizia a decantare il bicarbonato di sodio, che utilizza per lavare la verdura e la frutta, aggiungendo che ne fa ampio uso per sanificare i sanitari, pulire dagli escrementi del cane e per una serie di cose quasi infinita. La Pina, famosa conduttrice, conferma le sue parole descrivendola come madre e moglie coscienziosa.
Ovvio penserete, in fondo è una cosa risaputa. Perché utilizzare prodotti chimici per l’igiene, quando abbiamo a disposizione un prodotto così speciale?
Se è vero che il bicarbonato di sodio, mischiato con l’acqua, crea un ambiante leggermente alcalino che inibisce il proliferare di batteri, è altresì vero che non svolge un azione disinfettante, come potete leggere sull’etichetta del prodotto, fotografata ed evidenziata da Dario Bressanini.
Per farvi un esempio, se prendete della verdura priva di batteri e la immergete in una soluzione di acqua e bicarbonato, impedirete il formarsi di nuove colonie batteriche. Se questa soluzione la mettete dentro al contenitore dello scovolino del wc, otterrete la stessa cosa. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando nella soluzione mettete frutta e verdura contaminata. Non avendo una proprietà disinfettante, i batteri non subiranno alcun danno, e una volta risciacquata vi troverete a cibarvi di un alimento contaminato. Pensate ad una donna incinta che, giustamente, teme di contrarre la leptospirosi dalla verdura di cui si nutre, e invece di disinfettarla a modo, fa semplicemente fare un bagnetto innocuo al batterio, convinta che il bicarbonato sia in grado di ammazzarlo. Pensate allo scovolino del WC che, ad ogni utilizzo, viene a contatto con batteri fecali, i quali una volta immersi nella soluzione acqua/bicarbonato, non subiscono alcun danno.
Da una parte il sito della Solvay incita ad utilizzare il suo prodotto per tutte queste cose, dall’altra in piccolo, senza neppure evidenziarlo sull’etichetta, è costretta a precisare che non ha alcuna proprietà disinfettante.
A casa mia significa pubblicità ingannevole, ma soprattutto malafede ed estrema irresponsabilità, perché a volte ignorare questo significa semplicemente contrarre un batterio che ci farà correre in bagno, ma altre significa creare un danno considerevole ad un feto indifeso, che si accinge a venire al mondo.
Cosa altrettanto importante, perdere la vista, o comprometterla, perché da un tutorial abbiamo imparato a fare una crema naturale, priva di conservanti, è da veri irresponsabili.
Ogni volta che ci affidiamo a false credenze o a supposizioni errate, equivale farsi il segno della croce e affidarsi ad un destino che raramente sarà magnanimo con noi e i nostri cari.
Pensate a tutto questo quando, da domani, leggerete sulle etichette il termine conservanti, e a quanto sono utili per la nostra salute.
Non dimenticatelo.

Copriti che poi ti ammali!







“Ehi signorina dove pensi di andare!?” 
“Papy ma mi stanno aspettando!” 
“Ok ma vieni qui un attimo, ecco, brava, la vedi questa cosa? Si chiama sciarpa. Io te lo dico in modo che se i tuoi amici ti dovessero chiedere: ehi ma come si chiama quella cosa che ti penzola dal collo? Tu possa rispondere, si chiama sciarpa!” 
“Sì ma pà lo so che sia chiama sciarpa, uffa!” 
“Ecco, allora da brava, ora mettiamo la sciarpa attorno al collo, infiliamo i guantini e?” 
“Ok e non devo sudare che mi ammalo. Devo guardare prima di attraversare, non devo parlare o salire in macchina con gli sconosciuti!”


Quello che avete appena letto è l’A-B-C di un bravo genitore. Sono regole scritte e non, alla base del buon senso. Valgono ora come cento anni fa, anche se probabilmente nel 1919 il pericolo reale, per quanto riguarda gli sconosciuti, era sicuramente più trascurabile.
Il dialogo che ho appena scritto, però, presenta un errore.
Non lo asserisco io, lo fa la scienza e quando la scienza va ad intaccare le colonne portanti delle nostre convinzioni, tutto si fa più complicato. Abbiamo delle convinzioni ataviche, radicate in noi; crediamo fermamente nella scienza e nella medicina, ma quando questa smonta uno dei consigli che un genitore da ai propri figli, tutto si ferma e in automatico la scienza ci appare errata.
Già nel lontano 1993 un trattato di infettivologia pediatrica (R.D. Feigin, J.D. Cherry, 1993 edizione italiana) testualmente affermava che “le basse temperature, i raffreddamenti ed i piedi bagnati non possono agire individualmente come cause, né aumentare la suscettibilità degli individui agli episodi di raffreddore.
Anche se è globalmente consolidato il nesso tra l’inverno e il raffreddore, questo nesso non esiste. Sì, contraiamo l’influenza (o le sindromi parainfluenzali) soprattutto in inverno, ma le cause non sono imputabili al freddo, perché il freddo contribuisce ad uccidere (o rendere innocui) tutti quei microrganismi che ci possono arrecare un danno.
Tutto ci suona chiaro e cristallino quando parliamo di cibo e basse temperature. Tutti noi sappiamo a menadito che il freddo uccide i batteri e preserva il cibo; eppure siamo fermamente convinti che il freddo ci faccia ammalare.
In realtà il nostro sistema immunitario non si indebolisce con il freddo; ci ammaliamo quando fa freddo perché noi esseri umani lo tolleriamo a stento. Il freddo arreca fastidio, dolore, ci spinge a coprirci per non incorrere in ipotermia e tremare. E’ per questo che quando abbandoniamo questo disagio, e ci rifugiamo al chiuso, ci confortiamo in ambienti riscaldati. Questi ambianti, caldi, secchi e affollati, sono la linfa vitale dei virus.
In realtà al virus poco importa del caldo o del freddo, perché i virus non sono vivi; sono entità biologiche con caratteristiche di parassita obbligato. La scarsa umidità però aumenta le probabilità che la flugge non venga rallentata o bloccata, passando con facilità da individuo ad individuo tramite il respiro, i colpi di tosse o gli starnuti.
Poi ci sono i fomiti; in media ogni cinque minuti ci tocchiamo il viso ben tre volte; il ché significa potenzialmente che, nelle sedici ore di veglia, spargiamo virus sul nostro volto quasi seicento volte. In inverno passiamo meno tempo all’aria aperta e i luoghi chiusi diventano inevitabilmente affollati.
Vi faccio un esempio; tutti noi sappiamo a memoria che gli allevamenti intensivi sono una cloaca di virus e batteri, ma ce ne dimentichiamo completamente quando, al posto dei polli, siamo noi ad essere assembrati.
Che il freddo, il sudare alle basse temperature e lo scoprirci ci faccia ammalare è un idea “antica ed intramontabile” come ci spiega questo articolo di Focus; eppure è un mito ed una credenza che stenta a morire.
Purtroppo, con estrema facilità a volte, mettiamo in discussione la scienza quando arriva qualcuno che ci dice che il bicarbonato di sodio è un antitumorale potentissimo, e che i medici ve lo stanno tenendo segreto. Oppure quando ci fanno credere che più un medicamento viene diluito, più diventa efficace.
E’ scontato che l'amianto e il fumo siano considerati, da tutti, cancerogeni di gruppo 1 (cioè cancerogeni certi) ma ci dimentichiamo con estrema facilità che del gruppo 1 fanno parte anche le carni processate, le radiazioni ultraviolette, il Papilloma virus e, rullo di tamburi, l’alcool. Sì, l’alcool, così importante per la nostra società, ma che in un futuro non troppo remoto verrà accompagnato da immagini scioccanti, come quelle affisse sulle sigarette.
Nel 2019 lo sconosciuto, cioè quello che non conosciamo, resta il pericolo numero uno. Ignorare è umano, inevitabile, non si può sapere tutto, ma è proprio per questo che, con l’aumento dei pericoli che ci circondano, abbiamo bisogno di affidarci ad esperti che siano in grado di consigliarci.
Il dilemma è scontato: quali esperti? Un buon elettricista, un bravo imbianchino, un meccanico preparato, un ottimo medico; ma mentre per i primi tre, se sbagliamo, in un qualche modo possiamo rimediare, per quanto riguarda la medicina è difficile, davvero difficile non subire danni permanenti.
Il consiglio più sensato che vi posso dare è: affidatevi ad un bravo medico di famiglia, che ovviamente tutto non può sapere, ma è in grado di indirizzarvi dallo specialista in grado di aiutare voi e i vostri cari. Diffidate delle cure miracolose. Diffidate delle notizie sensazionali, diffidate di tutte quelle pagine costellate da informazioni che sembrano attendibili, ma incorniciate da pubblicità di medicamenti per unghie incarnite o parassiti della pelle.
Quando un esperto vi assicura che i vaccini sono pericolosi, e nei suoi post vi mette in guardia sulle scie chimiche e sul complotto delle torri gemelle, prendetene le distanze.
Una singola goccia di anticalcare, diluita in cento litri di acqua, non la rende un anticalcare potentissimo. Un alimentazione a base di sola insalata a foglia larga non vi farà guarire da un tumore. Far segnare una storta o il fuoco di Sant’ Antonio non vi farà stare meglio.
La meccanica quantistica lasciatela ai teorici matematici, e rammentate che credere alla scienza solo nei casi in cui vi dice ciò che vi aggrada, non è mai la scelta più oculata.


Pretendete le prove sempre, e proteggetevi dal freddo ma solo per non tremare.

Sentenza Definitiva








Alla fine è successo. Nella giornata di oggi il Tar ha confermato un nesso di casualità tra Vaccino esavalente Infanrix hexa e i danni subiti da questo neonato appena vaccinato.
Qualcuno vi dirà che non prova nulla, mentre altri vi diranno che prova tutto.
Ovidio, nato nel 43 a.C probabilmente vi direbbe ciò che scrisse nelle Metamorfosi “Medio tutissimus ibis” cioè: seguendo la via di mezzo, camminerai sicurissimo.
Orazio, qualche anno dopo, nelle Satire scrisse: “Est modus in rebus" cioè: c'è una misura nelle cose.
La misura nelle cose è piuttosto fredda, ma necessaria; ovvero calcolare le probabilità che accada di nuovo questa disgrazia. Quando medici e virologi ripetono fino allo stremo che i vaccini sono tra i farmaci più sicuri che la medicina offre, dicono il vero. Negli ultimi 50 anni i vaccini si sono rivelati il mezzo più sicuro ed efficace per combattere una delle principali cause di morte nei bambini al mondo, cioè il Morbillo. Vale la pena ricordarlo; ogni giorno il Morbillo uccide circa 367 persone, 15 ogni ora. Parliamo del solo Morbillo, ma l’esavalente in questione, che non ha nulla a che vedere con il MPR, vaccina per 6 infezioni altrettanto pericolose: Difterite, Tetano, Pertosse, Epatite B, Poliomielite e Haemophilus influenzae.
Quanti morti o patologie gravi porti ognuna di queste, nel mondo, è un calcolo che non sono in grado di fare, ma devono essere numeri davvero importanti se nella sola ex Unione Sovietica nel 1995, a causa della Difterite, ci sono stati circa 50.000 casi con un tasso di mortalità pari al 20-30%.
Ogni giorno, nel mondo, più di 8 milioni di persone prendono un volo aereo. In tutto il 2017 sono morte 44 persone, e anche se nel 2018 ne sono decedute 556, l’aereo resta di gran lunga il mezzo più sicuro con cui viaggiare.
Nessuno vi dirà mai che volare è privo di rischi, come nessun medico vi dirà che vaccinare è privo di rischi. Entrambe le cose però, anche con i danni che statisticamente possono arrecare, restano ciò che di più sicuro abbiamo per salvare vite da danni permanenti, o morti certe.

Questo è il bugiardino dell’esavalente in questione.
Questo è del Paracetamolo.

Circa 300 neonati muoiono ogni anno, in Italia, durante il sonno, e anche questo rientra nelle fredde statistiche, che alla fine però sono tremendi ed inevitabili drammi.

No-Vax






Alla fine i nodi vengono sempre al pettine.
Questo “medico” Fabio Franchi, non più iscritto all’albo dei medici e in pensione dal 2011, è tra i massimi esponenti della lotta No-Vax in Italia.
Alla fine ha abbandonato l’intento. Si dichiara stupito del tam-tam mediatico del suo post e promette spiegazioni nei prossimi giorni. Una persona con il suo Curriculum e la sua esperienza, dopo otto anni di pensione, evidentemente altri mezzi non ha se non postare, su un social, una richiesta medica per un esperimento (come egli stesso lo definisce) che ancora non ci è dato sapere.
Nel 1996 pubblica un libro di 288 pagine dal titolo: Aids la grande truffa. Che sia chiaro, siamo tutti fallibili e ci si può sbagliare, ma quando un medico fa errori, di solito, qualcuno ci rimette la pelle. Un camionista anconetano (Claudio Pinti) ora è in prigione per aver seguito questi consigli. E’ dietro le sbarre perché era convinto di non essere infetto, dato che aveva letto che il virus Hiv non esiste, pertanto ha infettato diverse persone.
“Sono cose che capitano”; questo lo dico io, in maniera cinica, anche se gli infettati la penseranno sicuramente in maniera differente.
La pensa in maniera opposta anche il Ministro Giulia Grillo, “esterrefatta per il delirante annuncio”. Alla fine ha contattato la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici per indagare sull’autore del post.
«Sto cercando un bambino/a - rigorosamente volontario/a - che abbia la parotite IN ATTO e sia residente nelle Marche (o zone limitrofe). Si tratta di esperimento che rispetta la convenzione di Oviedo e non infrange le regole del Codice di Norimberga. Non posso spiegare più di tanto per ora. Invito al «passaparola», NB Non ho intenzione di fargli alcuna iniezione».
Il fatto sconcertante è che, non essendo più iscritto all’albo, non può sperimentare su un paziente.

“La pensione è di fatto la fine del rapporto convenzionale ma non determina l’uscita dall’albo; infatti si può continuare a fare attività libero professionale. Si rimane iscritti all’albo fino ad eventuale sanzione dell’ordine dei medici.” Questa è la risposta che mi ha fornito un medico.

La differenza tra un genitore No-Vax e un medico No-Vax è ovviamente abissale. I primi hanno timori ingiustificati, ma che vanno ascoltati, mentre i secondi inducono questi timori.
I dati Eurostat aggiornati al 2016 dicono che in Italia ci sono in tutto 313.034 medici.

54.831 medici generici
185.650 specialisti
17.722 pediatri

Poi c’è Fabio Franchi, e siccome non ho le competenze necessarie per incasellarlo, lascio che sia la Fnomceo a farlo.
Non metto il collegamento della sua pagina perché la ritengo un insulto verso la vostra intelligenza, perché si può essere No-Vax senza seguire LUI e i suoi post No-Vax - Negazionisti sull'HIV - a favore della Omeopatia e della medicina alternativa- contro i poteri forti delle industrie farmaceutiche.
Di una sola cosa gli va dato merito (almeno credo) nella mezz’ora che ho dedicato a leggere i suoi post, non ho riscontrato nessuna allusione alle scie chimiche o ai Massoni...
Ma è una magra consolazione, lo so.

Il Metodo Scientifico





Alle elementari, con tutta l'innocenza e il candore che avevo, ho rivelato ai miei compagni che Babbo Natale non esiste e che sono i genitori a comprare i regali.

Tenendo conto che Piero Angela condusse la prima puntata di Quark nel 1981, fa di me il più vecchio divulgatore scientifico Italiano.

A parte gli scherzi, Roberto Mozzoni (un mio compagno di classe) si mise a piangere. Altri ci arrivarono vicino e alla maestra poco ci mancò che gli venisse un colpo. Mentì spudoratamente davanti a tutti, giurando il falso, e questa cosa non mi fece vacillare di un solo passo: “NON E’ VERO! BABBO NATALE NON ESISTE!”
Continuai ad esclamare.
Questo aneddoto serve a darvi un dipinto fedele del Daniele di allora, identico al Daniele di adesso. Per assurdo, ipoteticamente parlando, se Mozzoni mi avesse denunciato. al processo avrei vinto perché è incontestabile che Babbo Natale non esiste.
Il metodo scientifico è fallibile, ma come dice Sandal, è il metodo più affidabile che conosciamo per confutare o meno i fatti.
La paternità la dobbiamo a Galileo Galilei, un Italiano, che a cavallo del 1500/1600 ideò il metodo scientifico sperimentale.
Fu illuminante, lo è tutt’ora; due dita di pelle d’oca.
  • Osservazione attenta del fenomeno
  • Formulazione di una ipotesi
  • Effettuare gli esperimenti del caso
  • Trarre una conclusione
  • Formulare una legge
Questo metodo, inventato 400 anni fa, è in grado tutt’ora di scagionare, in un tribunale, ogni essere umano da un falsa accusa. E’ la radice della giustizia, le fondamenta della ragione.
Siccome non sono uno sprovveduto, anticipo le vostre ciniche rimostranze; perché qui non stiamo parlando dell’utopia della “legge uguale per tutti” che mal funziona. Stiamo parlando di metodo scientifico, che non ha nulla a che vedere con l’applicazione delle leggi e i cavilli legali.
L’elettrone lo conosciamo tutti, non credo vi sia scienziato al mondo che neghi la sua esistenza. Lo conosciamo da “sempre” almeno fin dall’antica Grecia quando qualcuno si accorse che, strofinando una bacchetta di Ambra con un panno di lana, questa acquisiva la proprietà di attrarre la polvere e corpuscoli vari. Electron è il nome greco dell’Ambra.
Ad un certo punto però si ebbe la necessità di sapere a quanto ammontava la carica elettrica di un Elettrone. Il fenomeno era già stato osservato ed erano già state fatte tante ipotesi, ma occorreva trovare un modo per misurare questa carica in maniera scientifica e precisa.
Nel 1909 Robert Millikan riuscì a creare un apparecchio piuttosto complesso, in cui microscopiche goccioline di olio, spruzzate sopra condensatori a facce piane e parallele, subivano un arresto della caduta libera e si stabilizzavano, librandosi, immobili, nel marchingegno.
Attraverso un serie complicatissima di calcoli arrivò alla conclusione che l’Elettrone aveva carica di 1.5924(17) x 10−19 coulomb.
Pubblicò i risultati e rese noto al mondo intero il valore della carica e il metodo per calcolarla. Ovviamente, grazie al metodo scientifico, fu replicabile in ogni dove e il risultato venne confutato. Ora sappiamo che quel dato era incredibilmente accurato, per i mezzi dell’epoca, e differisce dello 0,6 % da quello che oggi è comunemente usato, cioè 1.60217653(14) x 10−19 coulomb. Seguire uno schema, prendere nota di tutti i passaggi, sperimentare con metodo e divulgare metodo e risultato, è l’unico modo che abbiamo per comprendere e valutare una scoperta.
Il metodo scientifico però non è solo questo, perché un mezzo fondamentale è il cosiddetto rasoio di Occam.
Guglielmo di Ockham fu un teologo, filosofo e religioso inglese e visse tra il 1200 e il 1300. Era un fervente sostenitore dell’essenziale e promuoveva di tagliare tutto ciò che è superfluo (chissà se fu il pensiero francescano a suggerirgli questo metodo, o fu per questo credo che si avvicinò alla vita francescana).
Vorrei farvi un esempio: Ognuno di noi è libero di credere o meno all’esistenza di vita extraterrestre, e di credere o meno che suddette vite siano arrivate sul nostro pianeta.
Innumerevoli avvistamenti, rapimenti, filmati, fotografie, documenti pubblici e desecretati, dichiarazioni spontanee ma anche indotte, libri, film; insomma di tutto e di più.
Stando a tutto questo, eliminando tutto ciò che è ambiguo o falso, almeno qualche avvistamento dovrebbe essere assolutamente certo, siete d’accordo?
La scienza dice che è altamente improbabile che in tutto l’universo non esistano altre forme di vita. Si spinge oltre grazie al metodo scientifico e matematico, arrivando a calcolare centinaia di miliardi di pianeti con probabili forme di vita extraterrestre.
Ha però una posizione nettamente differente sulla probabilità che alieni siano giunti fino a noi. Noi sappiamo che nel nostro sistema solare non esistono altre forme di vita intelligente. Per cercarle dovremmo andare perlomeno nel sistema solare più vicino al nostro, e Proxima Centauri (il sole più vicino al nostro sole) dista 4,2 anni luce. Se teniamo conto di quello che sosteneva Einstein (se non siete d'accordo vi esorto a smontare i suoi calcoli) la velocità della luce non può essere superata e un mezzo spaziale non potrebbe neppure raggiungerla, perché verrebbe frenato da forze immense. Ma supponiamo potessimo raggiungere in un ora questa velocità, e impiegassimo un ora esatta per poterla frenare (al freno non ci avevate pensato vero?) impiegheremmo 4,2 anni per arrivare. Vorrebbe dire acqua, cibo, ossigeno, gravità artificiale, spazi agevoli, Netflix.
Con i mezzi che abbiamo ora impiegheremmo dai 70.000 ai 100.000 anni. La scienza dice che è altamente improbabile, date le enormità spaziali, che forme di vita siano riuscite a raggiungerci.
Il rasoio di Occam taglia tutto ciò che è superfluo, aleatorio, non può e non vuole permettersi il lusso di controllare ogni singolo avvistamento, perché la scienza e la matematica dicono che è quasi impossibile, e questo deve bastare.
Non occorre comprare due milioni di biglietti del Milionario, per conoscere le probabilità di vincere il primo premio.
Siccome sappiamo che ci sono due soli primi premi, abbiamo una probabilità su un milione di vincerlo. Non occorre mandare una sonda spaziale dall’altra parte del sole, alla stessa distanza della Terra, per confrontare l’effettiva luminosità o calore che misuriamo dalla nostra posizione. Il rasoio di Occam taglia tutto ciò che non ci è utile, o potrebbe rallentarci; implacabile, con la stessa tenacia di un francescano.
Ciò non significa, ovviamente, non osservare un fenomeno o evitare sperimentazioni, significa tralasciare solamente ciò che è superfluo.
La medicina utilizza la valutazione in doppio cieco nella sperimentazione di un nuovo farmaco; consiste nel non rendere noto al medico e al paziente se quello che viene somministrato è il farmaco o un placebo. Così, grazie ai dati, anche quelli statistici, riesce a valutarne la vera efficacia. Se così non fosse, non potremmo in nessun modo sapere con metodo scientifico se gli effetti sono imputabili al caso, a dati reali, o alla nostra mente.
Solo in questo modo in un aula di tribunale possiamo sapere se siamo stati curati, oppure danneggiati, da questo o da quell’altro medicamento.
Il metodo scientifico, grazie al suo rigore, è quanto di più nobile e accurato abbiamo a disposizione, e anche se un suo fallimento è possibile, lo si scopre solamente grazie ad un metodo scientifico ancor più rigoroso e accurato. Tutto il resto è magia, credenze, leggende, bias personali, suggestioni di massa, errori di metodo, verità non ancora scoperte o teorie, che con il solo metodo possono essere abbracciate oppure tagliate via.

Zack!

La panacea per tutti i mali / o quasi









“Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale, antitumorale, disinfettante, battericida, antimicotico, anticalcare, ammorbidente, pulente, sgrassante, antinfiammatorio e decongestionante.”

Avete tempo? Se lo avete vi consiglio di sedervi comodi.

Ernest Gaston Joseph Solvay (Rebecq, 16 aprile 1838 – Ixelles, 26 maggio 1922) era un chimico, inventore, imprenditore, politico e filantropo Belga. Sabato 15 aprile del 1861 depositò il brevetto per il “processo Solvay”.
Qualche tempo prima, per puro caso (come avvengono la maggior parte delle invenzioni) aveva scoperto come produrre il carbonato di sodio grazie al sale, l’ammoniaca e all’acido carbonico.
Il metodo è piuttosto complesso, vi avverto.
Il processo avviene attraverso diverse fasi: inizialmente sul fondo del reattore viene scaldato il carbonato di calcio, che si decompone liberando biossido di carbonio. Dall'alto viene immessa nel reattore una soluzione concentrata di cloruro di sodio e ammoniaca; l'anidride carbonica, gorgogliando, fa precipitare il bicarbonato di sodio che viene quindi convertito in carbonato di sodio per riscaldamento, liberando acqua e diossido di carbonio, mentre l'ammoniaca viene rigenerata per trattamento del cloruro d'ammonio formatosi con la calce viva (l'ossido di calcio) residua della decomposizione del carbonato di calcio.
Se vi state chiedendo perché mi perdo sempre in questi “inutili” preamboli, è per darvi modo di comprendere a fondo quanto siano bieche e subdole le truffe.
Quando aprite Google e digitate: Proprietà del bicarbonato di sodio, leggerete che ci sono circa 335.000 risultati, dei quali, leggo solo i primi, arrivano da: Donna Fanpage. Cure naturali. Vivere più sani. Foxlife. Supereva. Naturopataonline. Meteoweb altrescenze. Portalebenessere. Marieclaire. My personaltrainer. E questo solo nella prima pagina.
Se andate su YouTube e digitate la stessa ricerca, a parte un paio di video (uno è di Bressanini e l’altro di La chimica per tutti) saranno tutti video monotematici dove verranno decantate tutte le proprietà, nessuna esclusa, che ho elencato all’inizio.
Il bicarbonato di sodio, che è più corretto chiamare carbonato di sodio, non è un prodotto “naturale” ma un prodotto chimico industriale che viene ottenuto tramite il processo pocanzi descritto. Viene prodotto in vari stabilimenti nel mondo, ma anche nello stabilimento di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno / Toscana / Italia / quello nella foto di copertina. Ricordatevelo quando sentirete dire: “io non uso prodotti chimici per pulire casa, io uso prodotti naturali come il bicarbonato e l’aceto.” Antitumorale? Io ho trovato tre studi, che sono quelli che vengono citati con più frequenza dai sostenitori del bicarbonato.

Questo

Questo

E questo


Dal Nobel a Warburg, alla glicolisi cellulare nei tumori, agli studi sulle cavie animali (mai passate allo stadio successivo sugli uomini) agli esperimenti malriusciti di Tullio Simoncini (radiato e condannato e fuggito all’estero). Tutti questi studi provano che il bicarbonato non ha nessun effetto antitumorale, ma soprattutto che, se ingerito in alte dosi o iniettato, il bicarbonato porta alla morte. Infatti il PH del sangue umano è mantenuto costante su valori compresi tra 7,35 e 7,45. Modificare il PH su valori inferiori, o superiori, può portare a gravi patologie se lo scarto è minimo, e alla morte se diventa importante.

Per approfondire cliccate qui.

Su migliaia di siti troverete le miracolose proprietà mediche del bicarbonato mischiato con il succo di limone.
Dovete sapere che il bicarbonato è un composto alcalino (ovvero ha un PH basico di valore 8) lo stesso che ha il PH dell’acqua del rubinetto per intenderci.
Sulle tabelle degli ingredienti lo trovate sotto la sigla E500. Essendo alcalino, se lo mischiamo con il limone (che è un acido) l’unico effetto che otterremo è che le due sostanze si annulleranno, formando anidride carbonica e citrato di sodio. La stessa cosa vale per l’aceto, perché mischiate le due sostanze si annulleranno, sprigionando semplice anidride carbonica, e formeranno l’acetato di sodio. Questo acetato non ha le proprietà dell’aceto nè quelle del sodio, perché come precedentemente detto, se si mischia un alcalino con un acido le due sostanze si annullano, si trasformano e diventano altro.
Mentre l’aceto è un discreto anticalcare e il limone un ottimo anticalcare, l’acetato di sodio e il citrato di sodio non hanno questa proprietà, se non estremamente blande. E’ per questo che è da perfetti idioti utilizzare questi miscugli per pulire, sgrassare o togliere il calcare, perché questi due acidi sono mille volte più potenti se usati da soli!
Cospargere la tazza del wc con il bicarbonato e lasciarlo agire per tutta la notte, non toglierà il calcare perché il bicarbonato non è un acido. Buttarlo nel sifone del lavandino con acqua calda e sale e aceto, non rimuoverà l’occlusione dei grassi e dal calcio e dei residui alimentari e capelli e quant’altro. Mettere il bicarbonato in una pentola di acqua calda e respirarlo sotto una salvietta, non vi farà da decongestionante, perché il vapore respirato non contiene sali.
Lo sappiamo da secoli che la pioggia non è salata, rammentate? Anche se proviene quasi interamente dai mari, quindi salata, quando l’acqua piovana si asciuga ed evapora dalle strade, da sopra i tetti e le auto, non lascia strati di polvere bianca salata.
Eppure quando tutti i siti vi propinano queste soluzioni, ci cascate. Aprire il sito ufficiale del bicarbonato Solvey scatena la pace interiore, perché è pieno di peluches pucciosi; orsetti, una tigre, un orso bruno e uno bianco con il papillon rosso a pois. La casa green, la frutta, la verdura, bagni da favola e dolci strepitosi. Se lo dice addirittura il sito della Solvey deve per forza essere vero, direte. Invece la chimica, la madre del bicarbonato, dice no.
Quando andate nelle piscine, in prossimità della vasche, sentite odore di bicarbonato o di cloro?
Quando lo usate come agente lievitante, attiva i lieviti oppure li uccide come un antimicotico?
Il bicarbonato messo nella ciotola con la frutta e la verdura non disinfetta nulla. Non ha proprietà disinfettanti, né battericida, né antimicotiche. Ha proprietà abrasive quando strofinate cose, verdure comprese, e qualcosa toglie, ma null’altro.
Tutti i siti, i video, le trasmissioni dedicate prettamente ad un pubblico femminile, sono tristemente ingannevoli.
L’estrema attenzione che le donne hanno, soprattutto quando sono madri, verso tutto ciò che è bio, salutare, non inquinante, ecocompatibile, alternativo e atossico è meritevole, ma è miele per orsi. Chi vuole guadagnare sui vostri sani valori, permeati purtroppo di timori, applicherà foglioline verdi e colori pastello e visi di bimbi felici, sui prodotti che acquisterete. Usare alcune sostanze in maniera errata, o farvi credere a cose che in realtà sono un inganno, non fa di voi donne o madri peggiori, perché è l’insieme di tutte le azioni a fare di voi quello che siete; però iniziare a credere alla scienza più fare di tutti noi persone migliori.

Beatrice Mautino

Mamma chimica

Roberta Villa

Dario Bressanini

Elena Accorsi

Salvo di Grazia

Sono solo alcune delle persone che possono arricchire il bagaglio culturale di tutti noi, ma anche se è vero che non sono gli unici, sono questi i soli che mi sento per ora di consigliare, perché la scienza nella vita, e in un aula di un tribunale, ha un valore, mentre tutto il resto e fuffa.
Voglio chiudere ripescando l’antitumorale per eccellenza “il bicarbonato e limone.”
Gli “esperti” vi decanteranno a vita le proprietà antitumorali del limone e bicarbonato, ma nessun sito e nessun “esperto” in quei post vi rivelerà il segreto dei segreti, cioè che quello che state bevendo non è altro che Citrosodina.

Ahahahahahahahah*


* “La risata va letta con enfasi ed un effetto riverbero, poi dissolvenza con fumo, in fine il buio.”

Erboristeria & Co





Qui la Treccani è indispensabile, credetemi.


Allopatia:

In medicina, la terapia classica, che si fonda sul principio d’Ippocrate: contraria contrariis curantur («i contrari si curano con i contrari»); così denominata da S. Hahnemann, in contrapposizione all’omeopatia (similia similibus curantur).


Erboristerìa:

Raccolta di piante, spontanee o coltivate, medicinali e aromatiche, nonché preparazione e commercio delle rispettive droghe: queste sono usate in medicina, in liquoreria, profumeria e industrie dolciarie. Con e. si indica anche il complesso di nozioni (botaniche, farmacologiche ecc.) necessarie per esercitare l'attività di erborista e il negozio stesso.


Omeopatia:

Dottrina medica elaborata da S.F.C. Hahnemann, agli inizi dell’Ottocento, basata sul concetto che la condizione di salute è dovuta a una ‘energia vitale immateriale’ che controlla armonicamente le interazioni tra le varie parti del corpo. L’o. rivolge l’attenzione diagnostica e le strategie terapeutiche essenzialmente sulla sintomatologia, come, del resto, in gran parte avveniva anche in seno alla medicina tradizionale del tempo, da Hahnemann chiamata allopatia. Ma, mentre questa mirava, in base al principio dei contrari, di derivazione galenica, a combattere i fenomeni morbosi con i rimedi rivolti a sopprimerli (contraria contrariis curantur), Hahnemann elaborò una strategia terapeutica opposta, basata sul principio dei simili, sintetizzato nell’aforisma similia similibus curantur. Hahnemann asseriva che i vari medicamenti in uso, somministrati a dosi elevate a persone sane, provocano i sintomi caratteristici di determinate malattie che possono essere curate con dosi infinitesimali del medesimo farmaco. Egli formulò altri due ‘principi’ basilari dell’o.: l’efficacia di un medicamento, attraverso diluizioni progressive, anziché affievolirsi e svanire, man mano aumenta; questo paradossale rinforzo dell’effetto terapeutico sarebbe ulteriormente accresciuto sottoponendo le varie soluzioni a energici scuotimenti manuali (fenomeno indicato come dinamizzazione). Tale tripode concettuale (principio dei simili, principio delle diluizioni infinitesimali, dinamizzazione) si configura come il cardine di ogni indirizzo terapeutico omeopatico.
La medicina ufficiale condivide il principio di base dell’omeopatria, tuttavia, non ne accetta l’applicazione pratica, poiché le diluizioni omeopatiche, almeno quelle più spinte, sono praticamente prive di principio attivo (oltre la diluizione 12 CH – corrispondente a diluire successivamente per 12 volte una soluzione a un centesimo del suo valore – è impossibile secondo le leggi della chimica trovare traccia di sostanza, mentre per l’o. queste sono spesso le diluizioni più attive); la succussione non può potenziare ciò che non esiste, a meno che non le venga attribuita la capacità, finora non dimostrata, di trasferire al diluente le proprietà del principio attivo. Al di là della conoscenza del meccanismo di funzionamento, la critica fondamentale mossa dalla medicina ufficiale all’o., comunque, è che la sua efficacia non è mai stata dimostrata in maniera scientifica e rigorosa applicando i metodi della sperimentazione clinica. Pertanto la medicina ufficiale, pur non escludendo a priori tale efficacia, tende ad attribuirla alla ‘forza di suggestione’, un fenomeno reale, ampiamente documentato, il cui contributo non va sottovalutato particolarmente nelle malattie psicosomatiche.

Perché questa precisazione?

Mentre le prime due sono molto spesso complementari; infatti Allopatia ed Erboristeria figurano entrambe nella medicina tradizionale e sono riconosciute dalla scienza, l’ultima non ne fa parte. Addirittura contraria alla Allopatia (come concetto e filosofia) ma nell’immaginario collettivo viene associata alla Erboristeria.

Ma questo corrisponde al vero?

Innanzitutto le due pratiche non sono similari perché il paradosso sopra citato nelle quantità usate in Omeopatia (maggiore diluizione = maggiore efficacia) l’Erboristeria non lo abbraccia. Ma c’è anche un altro motivo, non trascurabile, che segna una netta divisione tra le due. Mentre in Erboristeria si usano solo sostanze provenienti dal mondo vegetale, in Omeopatia si usano sostanze provenienti dal mondo Minerale, Vegetale e Animale.
Soprattutto negli ultimi anni, aggiungerei per fortuna per certi versi, si è riscontrato un desiderio crescente verso tutto ciò che è vegetale, naturale, "non chimico".
Ampie dosi di farmaci, spesso eccessive e dannose, hanno lasciato il posto a prodotti Erboristici. La frase "curatevi come si curavano i vostri nonni" è sempre più usata e apprezzata. Ma, se è vero che i nostri nonni si curavano con le erbe, è altresì vero che non sapevano neppure cosa fosse l’Omeopatia, che esiste sì da 200 anni, ma non migliaia e si è rafforzata solo nell’ultimo trentennio. Si sente dire sempre più spesso, “io mi curo con le erbe, io mi curo con prodotti naturali, io mi curo con l’Omeopatia” senza però realizzare che solo una parte di questi prodotti hanno componenti provenienti dal mondo vegetale.
In questi medicamenti troviamo tinture provenienti da animali interi, oppure parti di essi, come possiamo trovare anche secrezioni o escrezioni. Formiche, api, vespe, secrezioni delle ghiandole parotidi dei rospi, oppure dalla loro saliva. Alcuni strati delle conchiglie e guscio d’uovo. Secrezioni patologiche di origine animale, vegetale e umane. Dai calcoli renali al angue, al siero e all’urina. Conigli, anatre, ovini, maiali, arterie animali, articolazioni, bronchi, colon, cornea, corteccia cerebrale, corteccia surrenale, dischi vertebrali, duodeno, epididimo, epifisi e ghiandole mammarie.

Non fate i furbi, l’epididimo col cavolo che sapete cos’è!

E’ una parte dell’apparato genitale maschile, se volete proprio saperlo…
Poi usano ormoni naturali e alcuni di sintesi. Alcuni contengono mucillaggini. Ma ci sono anche cortisone, cortisolo, insulina. Serpenti e ragni interi lasciati a macerare dentro all'alcool, ve lo avevo detto?
Ecco, anche questo è Omeopatia e se pensate che io vi stia scrivendo un mucchio di frottole, perché pagato dalle Big Pharma, liberissimi di pensarlo, come siete altrettanto liberi di associare l'Erboristeria alla Omeopatia.

Come precedentemente spiegato nel post nominato Omeopatia, le diluizioni sono talmente alte (sopra il CH12 addirittura non c’è traccia di soluzione madre) che ciò che ingerite difficilmente conterrà grosse quantità delle sopra citate sostanze.
L’omeopatia non è vietata sia chiaro, e non ha controindicazioni se non in rarissimi casi, ed è al vostro servizio; usatela quanto è più vi aggrada, anche se è semplice acqua e zucchero.

Oggi c’è a disposizione dei pazienti addirittura l’Omeopatia quantistica.

Quando lo è venuto a sapere l’astrofisica Margherita Hack le è venuto un malore, credete a me, però giuro che esiste!
C’è pure un ulteriore toccasana, molto amato da chi fa uso di Omeopatia: il metodo RQI del Dr. Marco Fincati.
"Se non lo conoscete vi esorto ad informarvi."
Dottore in scienze statistiche, mica mediche, sia chiaro.
Beh lui la quantistica la sfodera come se fosse… dunque… stavamo dicendo?
Dicevamo, stringi stringi, con il metodo RQI si impara a mettere l’acqua in bottiglie di colore blu. A esporle ai primi raggi del sole e agli ultimi della sera per solarizzarle.
Si impara ad apporvi sopra foglietti con scritto Amore, Pace, Ti Amo o Guarigione, in modo che la solarizzazione passi attraverso a quei messaggi.
Da Lui si impara a "guarirsi" con l’acqua.
Parole sue:

se a casa vostra trovate tubi idrici esterni ai muri, metteteci sopra questi messaggi perché (e qui ci vorrebbe il Nobel) avrete acqua solarizzata che scaturisce direttamente dal rubinetto di casa!!!

Genio.

Ora vado perché ne ho l’epididimi pieni!