Ho scelto un
immagine peace and love apposta.
Non ho
scelto la scimmia con il cranio aperto e gli elettrodi come tentacoli, ma non
perché non accade, accade eccome, ma ho deciso di raccontarvi anche l'altra
faccia della medaglia.Tutti noi sappiamo cosa sia la vivisezione e quanto sia cruenta, disumana e ignobile, ma pochi di voi sanno che è una pratica estinta e che risale ai secoli scorsi.
Parma 6 luglio 2019 avviene un corteo contro la sperimentazione sui macachi.
Di quello che accadrà quasi nessuno sa nulla, ma non importa, l'importante è prendere una posizione chiara e decisa: "la vivisezione va fermata." Questo è lo slogan.
Il progetto non è un segreto, se ne parla da un po' nell'ambiente e si chiama Lightup.
A cosa serve?
La
sperimentazione potrà durare fino a cinque anni, su sei macachi, e la finalità
è quella di validare procedure riabilitative che permettano il recupero della
vista su pazienti resi ciechi da lesioni al cervello.
Sul web i
dati sono accessibili, ma non importa, perché tutto quello che accade è uno
Tsunami che travolge ogni cosa.Circolano nomi e cognomi dei ricercatori e tra le pagine a numero chiuso, di gruppi animalisti, qualcuno scova e divulga l'indirizzo di un docente Torinese.
Arrivano insulti, seguiti da qualche cartello e scritte davanti casa, poi le minacce di morte.
La ministra
Grillo rilascia un comunicato dove espone la sua volontà di fare chiarezza, ma
appare la parola vivisezione e scoppia una bagarre, perché un ministro medico
dovrebbe sapere che è un termine offensivo, riferito alla medicina del passato.
Le verifiche
supplementari, come promesso dal ministro, partono e alla fine scoprono
effettivamente che qualcosa non va: il laboratorio ha qualche termosifone (tre
per la precisione) con qualche bolla di ruggine e le veneziane interno vetro
sono danneggiate.A parte questo constatano che le documentazioni sono in regola e che tutto si stava svolgendo a norma di legge.
Sì, a norma di legge, perché da quando la vivisezione è stata abbandonata e sostituita dalla sperimentazione animale, la legge è entrata a piè pari per evitare sofferenze inutili.
Il progetto Lightup era stato approvato e finanziato dallo European Research Council, l'Ente di ricerca più prestigioso e rigoroso in Europa.
Tutte le procedure e gli aspetti etici erano stati vagliati e autorizzati dal Comitato Etico dell'Unione Europea e poi in seguito dai comitati etici e dagli organismi per la tutela del benessere animale delle Università di Torino e Parma.
Infine, ma non meno importante era stato vagliato e approvato dal Ministero della Salute.
Qualcuno
storcerà il naso, c'è sempre qualcuno che lascia uno spiraglio al dubbio.
Vi faccio un
esempio, portandovi dati reali.
Dal 2004 in
Europa (sono 15 anni ad ora mentre scrivo, in data 29 luglio 2019) esiste una
legge che impedisce la sperimentazione animale sui prodotti finiti usati per la
cosmesi.Eppure l'idea generale predominante è tuttora che i rossetti vengano testati sui conigli e i mascara sui cani.
Per quanto concerne la sperimentazione in campo medico le cose sono differenti perché esiste ed è regolamentata da leggi severe e del tutto indipendenti da quelle sulla cosmesi, ma l'idea che la maggior parte delle persone ha è che sia un atto ignobile, la maggior parte delle volte inutile e applicato da Barbari.
Riferito sempre alla cosmesi, dal 2009 è entrata in vigore un ulteriore legge che impedisce la sperimentazione anche sui singoli ingredienti; quindi non solo sui prodotti finiti ma anche sui singoli componenti.
Dal 2013 la legge ha imposto un ulteriore vincolo, cioè il divieto assoluto di importazione di cosmetici stranieri che prevedono test sugli animali.
Di fatto dal 2013 ogni cosmetico venduto in Europa è Cruelty free, sia che sulla confezione appaia o meno il simbolo del coniglietto.
Perché su
alcuni prodotti appare mentre su altri no?
Perché la
certificazione è volontaria e ha un costo che alcune aziende non si vogliono
accollare, essendo comunque in regola a prescindere dal simbolo; se ciò non
fosse i loro prodotti non potrebbero circolare.
Questa breve
chiosa a mio avviso è necessaria per far capire meglio al lettore quanta
confusione sia presente nelle nostre ideazioni personali.Per ulteriori chiarimenti andate a cercare le storie di @divagatrice su Instagram alla voce Test Animali, oppure sul suo libro "Il trucco c'è e si vede" di Beatrice Mautino.
Ma torniamo alla sperimentazione animale con qualche esempio concreto.
La prima testimonianza arriva nel secondo secolo dopo Cristo.
L'ambientazione è Roma e il protagonista porta il nome di Galeno, il quale, durante la sua vita, compirà numerosi esperimenti medici su animali vivi e morti.
Qui il termine vivisezione calza a pennello perché l'uso dell'etere, come anestetico, vede la luce solo a metà dell'ottocento.
Al tempo si ignorava quasi tutto sulla circolazione sanguigna del corpo umano e Galeno prese un animale vivo, lo legò e gli praticò un incisione profonda fino a raggiungere un arteria.
La legò in due punti, tra le atroci sofferenze dell'animale, e una volta incisa vide che era piena di sangue.
Ai nostri occhi quell'esperimento appare poco sensato e privo di logica e utilità, ma il ragionamento di Galeno, a sorpresa, aveva un fondamento scientifico.
Mentre era risaputo, già allora, che nelle vene circola il sangue, si pensava che le arterie contenessero solo aria e questa credenza era dovuta al fatto che quando un essere vivente muore e il cuore cessa di pompare, le arterie si svuotano; ecco perché durante le autopsie le arterie venivano sempre trovate prive di sangue.
Fu una piccola ma grande scoperta, che portò ad altre piccole e grandi scoperte; anche se frutto di vivisezione.
Gli esperimenti su animali vivi proseguì per tanti anni. Cartesio definiva gli animali macchine, Bacon no ma giustificava il loro dolore per uno scopo superiore.
Dal secondo secolo dopo Cristo passerò al 1822 e il protagonista si chiamava François Magendie.
Fece innumerevoli esperimenti su animali vivi, procurando loro innegabilmente grande dolore.
Scoprì che se si recidono i nervi posteriori del midollo spinale, l'animale perde la sensibilità al dolore, mentre se si recidono quelli anteriori l'animale perde la capacità di muoversi ma percepisce il male.
Ancora oggi viene considerata una delle più grandi scoperte di quel secolo, perché gettò le basi per quella che oggi conosciamo come Neurologia.
Sarebbe potuto arrivare alle stesse scoperte con un
animale privo di conoscenza o morto?
La risposta ci viene fornita da un grande anatomista di nome Charles Bell che, nello stesso periodo, fece gli stessi esperimenti in Inghilterra, ma su animali privi di conoscenza o morti.
Ad un coniglio vennero recisi i nervi midollari anteriori e Bell scoprì che servivano a controllare i movimenti, ma non ebbe il coraggio di recidere quelli posteriori perché riteneva che avrebbe sofferto pene indicibili.
Così stordì lo stesso coniglio con una botta ben assestata, ma non abbastanza potente da ucciderlo. Recise i nervi posteriori ma non notò nulla di particolare, perché la buona riuscita dell'esperimento richiedeva, purtroppo, che l'animale fosse sveglio per poterlo sollecitare e notare l'assenza di dolore.
Solo nel 1824 nell'Inghilterra vittoriana nacque la prima società antivivisezionista, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals Act.
Grazie anche alla Regina Vittoria furono stilate regole sulla sperimentazione animale, ma questo avvenne solamente nel 1876.
Queste sono le regole che furono stilate.
1. Chi vuole fare esperimenti su animali deve avere una licenza.
2. Il fine deve essere quello di alleviare le sofferenze, non quello di effettuare dimostrazioni.
3. Esperimenti su cani, gatti, cavalli, muli e asini richiedono licenze speciali.
4. Il curaro non può essere considerato un anestetico e se ne proibisce l'uso.
Il curaro
immobilizza completamente l'animale o l'essere umano, e si pensava che inibisse
ogni sofferenza, ma recenti scoperte avevano portato alla luce che le vittime
erano completamente coscienti e anche se non potevano urlare, né muovere gli
occhi, soffrivano pene atroci fino alla morte.
Da quel
momento la vivisezione, che fino ad allora aveva subito pochissimi freni,
dovette fare i conti con la coscienza umana; almeno questo fu quello che
accadde in Inghilterra dove si preferì il metodo deduttivo per preservare gli
animali, ma in Francia, Germania, Spagna e Italia questa corrente animalista
non attecchì.Da quel momento la scienza Inglese subì un rallentamento, mentre nelle restanti nazioni si fecero grandi scoperte. Per questo motivo, negli anni successivi, molti ricercatori Inglesi decisero di trasferirsi all'estero per mettere perfezionare le loro tecniche con l'ausilio di cavie.
Sembra strano ma, mentre la corrente animalista in Inghilterra prese forma agli inizi dell'ottocento, in Francia attecchì solo nel 1963.
Avete mai
sentito parlare di coronarie ostruite?
Un tempo
l'unico modo per scoprire un ostruzione era attendere il decesso e l'autopsia.
Così
iniziarono a studiare i cani e a far loro cose.Sapevate che il cuore più simile a quello umano è quello del cane? Io no, pensavo fosse del maiale o quello di scimmia.
Mentre ora il bypass coronarico è effettuato in quasi tutti gli ospedali, con rischi accettabili, un tempo le cose erano estremamente diverse.
La circolazione sanguigna extra corporea prevede l'arresto del cuore, lo sapevate?
Fermare e far ripartire un cuore è possibile grazie al sacrificio animale, e per raggiungere i risultati odierni le vittime sono state davvero alte.
La sola anestesia generale e locale ha alle spalle decine di migliaia di vittime animali.
Nel 1953 (dieci anni prima della nascita dei primi gruppi animalisti in Francia) John Gibbon usò per la prima volta la macchina extra corporea su un uomo, un paziente gravemente malato, che visse per trent'anni dopo l'operazione.
Ma questo fu grazie a decine, centinaia di ricercatori che negli anni precedenti fecero tante piccole e grandi scoperte grazie alla vivisezione.
Nel 1733 Stephen Hales inserì un lungo tubo nei vasi sanguigni di un cavallo, per misurare la potenza con cui il cuore pompa il sangue, e riuscì a farlo grazie agli esperimenti che nel 1963 William Harvey fece sulla circolazione di mammiferi, anfibi e rettili, le quali a sua volta le potè fare grazie a l'intuizione di pionieri che gettarono le basi della medicina moderna, come Galeno nel secondo secolo d.C.
Il 13 Dicembre del 1799 George Washington, dopo una giornata di lavoro nella sua fattoria a Mount Vernon iniziò a stare male.
L'iniziale mal di gola si trasformò brevemente in difficoltà a deglutire e poi respirare.
Tre medici, con i mezzi del tempo, fecero del loro meglio per salvarlo. Salassi, gargarismi con acqua e aceto, ma nulla servì, dopo 48 ore morì.
Forse per una difterite o forse per una laringite, questo non lo sappiamo, ma quasi certamente si sarebbe salvato se avesse avuto a disposizione gli antibiotici.
Alexander Fleming scoprì casualmente le proprietà della penicillina nel 1928 e ricevette il Nobel nel 1945 e ora abbiamo a disposizione un numero enorme di antibiotici, un numero che non sono riuscito a quantificare con esattezza ma che supera i 130.
Ma ognuno di questi è in commercio grazie alla sperimentazione animale e anche in questo caso il sacrificio di milioni di cavie ha permesso che milioni di persone siano riuscite a salvarsi da morte certa.
Se facessimo come per i cosmetici e proibissimo ogni farmaco o sostanza presente nei farmaci, se testata sugli animali, non avremmo a disposizione neppure un farmaco e saremmo destinati a morire, come nel 1799, per una semplice laringite.
Un altro triste esempio per chi ama gli animali è la lotta contro la Poliomielite.
In questo caso gli antibiotici non servono perché la polio e di origine virale e ha menomano o ucciso centinaia di milioni di persone; un numero esorbitante anche se non quantificabile con precisione assoluta.
Ci sono tre sierotipi di poliovirus e esiste da un numero imprecisato di anni, basti pensare che vi sono raffigurazioni in incisioni Egizie.
Esistono due tipi di vaccino, quello Salk e quello Sabin e sì, ovviamente sono stati testati su animali prima di essere considerati abbastanza sicuri da arrivare ai test sull'uomo.
Ma la sperimentazione animale è solo la punta di un iceberg enorme, perché l'antipolio nasconde problematiche non indifferenti.
Nel mondo, grazie all'antipolio, si è passati da 350.000 casi certi e registrati nel 1988, a 223 nel 2012.
Ma per produrre il vaccino occorreva una quantità enorme di tessuto animale e ripetuti test effettuati su topi, ratti e conigli non avevano dato risultati.
Occorreva tessuto animale di scimmia, perché a parte noi, era l'unico animale compatibile con la coltivazione del vaccino.
Hanno provato ad utilizzare i tessuti umani a disposizione, donati alla ricerca medica, come prepuzi dalle circoncisioni e placenta conservata dopo il parto, ma non erano abbastanza perché ne occorreva un numero estremamente più grande; così hanno utilizzato le scimmie.
La produzione industriale di vaccino antipolio richiedeva l'uso di 200.000 scimmie all'anno.
Siete
rimasti sconvolti? Io sì, lo devo ammettere.
Oggi grazie
alla ricerca e al sacrificio animale le cose sono di gran lunga cambiate.
Negli anni
sessanta occorrevano circa 4.000 scimmie, negli anni ottanta 20 e ad oggi la
produzione del vaccino ne richiede un numero ancora minore, ma se siamo
arrivati a questo è solamente grazie alla ricerca scientifica.Senza quei numeri non saremmo mai arrivati a quelli odierni perché l'essere umano si migliora grazie agli errori e ai tentativi e agli esperimenti.
L'uso di cavie fu necessario anche per sviluppare l'antirabbico, l'antitubercolare, l'antidifterico, l'antipertosse, l'antitetanico, l'antimorbillo e l'anti epatite B.
Pensate ad un "anti" e in automatico, senza ricerche sul web, potrete essere certi che l'uso di cavie è stato necessario.
Ma non solo per gli antibiotici e antivirali, perché dalla semplice lastra a l'antidolorifico che assumiamo quando abbiamo un dolore, alle tecniche chirurgiche, alle suture, tranquillanti, ansiolitici, antiemorragici, coagulanti e anticoagulanti, pomate contro le scottature, disinfettanti, dalla pillola anticoncezionale a quella abortiva, al laser per le macchie della pelle o le rughe, o a quelle che eliminano i peli, o al laser che riduce la miopia; ogni cosa è disponibile grazie alla morte, al sacrificio e al dolore di animali.
Prendo un sito animalista a caso dal nome Novivisezione ma potrei prenderne altri come Agireora e altri ancora. Riportano all'incirca gli stessi dati e lo stesso messaggio:
"I vaccini sono purtroppo sempre più
diffusi, specie nei paesi industrializzati, non solo a uso umano, ma anche ad
uso veterinario, specie nella zootecnia: vengono così uccisi animali "di laboratorio" per
consentire agli allevatori di sfruttare ancora di più gli animali "da
macello".
Una nobile ideologia e sani principi vengono
soppiantati da idee aberranti, come questa appena citata che descrive in maniera
negativa l'aumento dell'utilizzo dei vaccini.
"I vaccini infatti, appartengono alla categoria dei cosiddetti "biologici" in quanto contengono micro-organismi opportunamente trattati, e non composti chimici di sintesi come altri tipi di farmaci. Gli attuali metodi di produzione non sono sempre tali da garantire la consistenza tra lotti diversi: quindi per ogni lotto devono essere nuovamente verificati i requisiti di sicurezza (che il vaccino non sia contaminato) e di efficacia (che il vaccino funzioni)."
Ho già trattato il tema vaccini, la produzione e i
rigidi controlli che subiscono, vi lascio il link qui.
Ma nelle pagine dei gruppi animalisti il controllo,
fondamentale e capillare, si trasforma in un ulteriore motivo per attaccare
l'uso di cavie a scopo medico."Nel 2003, nella sola Gran Bretagna sono stati uccisi oltre 31.000 animali (tra cui oltre 400 cani e piu' di 200 gatti) solo per i test di vaccini ad uso veterinario-zootecnico. In Germania, negli anni '91-'93 la produzione di vaccini ad uso umano ha comportato la morte di oltre 63.000 animali (tra cui 400 scimmie). Ad esempio il vaccino "antipolio" viene testato per la neurovirulenza su due gruppi di scimmie: vengono infettate e poste sotto osservazione per una ventina di giorni; dopo essere state uccise vengono fatti gli esami istologici. I sintomi clinici dei preparati iniettati non sono certo "leggeri". Possono portare alla paralisi o direttamente alla morte. Secondo i protocolli UE vengono usate da 70 a 94 scimmie per il test di ogni lotto. Il vaccino antitetanico viene testato sui topi o sui maiali. Anche qui si infetta un gruppo di animali con dosi che possono portare alla morte o alla paralisi. Per ogni ciclo di test si usano dai 66 ai 108 animali. E' stato stimato che il 17% degli animali coinvolti in questo genere di test sia sottoposto a elevati livelli di sofferenza."
A pie pagina vi sono i riferimenti e le fonti che non
ho controllato perché, supponendo che siano estremamente corretti, ai miei
occhi appaiono comunque test necessari, senza i quali la sicurezza umana
sarebbe compromessa, o verrebbe meno, anche se per molti animalisti convinti la
sicurezza medica e la ricerca sono atti barbarici, alla stregua degli
allevamenti intensivi ad uso alimentare.
Quando l'argomento tocca la sperimentazione animale in
campo medico, i gruppi animalisti sono soliti rimarcare che la maggior parte
dei test sono inutili e che potrebbero essere sostituiti da altri che non
prevedono l'uso animale.Ho pronto un ulteriore esempio che troverete sul profilo Instagram di Marica Signorello , la quale ha riportato alcuni dati degni di nota.
Innanzitutto spiega che sì, esistono metodi alternativi all'utilizzo degli animali nei test scientifici, ma sono ancora pochi perché, data la complessità dell'organismo umano, è difficile simulare o riprodurre le interazioni in laboratorio.
Vi sembrerà strano, perché il web dipinge un quadro molto più preoccupante, ma esiste un centro Europeo che verifica la validità dei metodi alternativi alla sperimentazione animale e il suo nome è European Union Reference Laboratory for Alternatives to Animal Testing.
I metodi validati li potrete trovare qui.
Marica specifica che i due pilastri portanti in un
metodo alternativo sono: la sicurezza e la validazione. Quindi un metodo
alternativo deve avere la stessa sicurezza che ha il sistema di riferimento,
cioè il test sugli animali.
Validazione invece significa che le valutazioni della
predittività, quindi sull'affidabilità della previsione, non devono venire meno
e devono essere affidabili quanto i test di controllo svolti sulle cavie.Sostanzialmente esistono quattro possibili alternative, ognuna con i propri limiti, ognuna con pro e contro, che i ricercatori possono utilizzate singolarmente ma spesso in sinergia.
· Test in vitro
· Test in silico
· Read Across
· TCC
In ambito cosmetico, ma anche in quello medico, la
valutazione della sicurezza passa due fasi distinte di valutazione: quella
dell'industria produttrice e quella della commissione Europea.
L'SCCS è il comitato scientifico per la sicurezza
del consumatore.
Ecco cosa fa: "Il Comitato Scientifico per
la Sicurezza del Consumatore dell’Unione Europea è composto da autorevoli
scienziati e ricercatori provenienti da diversi paesi dell’Unione Europea. Ha
il compito di formulare pareri su questioni riguardanti tutti i tipi di rischi
(in particolare chimici, biologici, meccanici e altri rischi fisici) per la
salute e la sicurezza dei consumatori, connessi all’utilizzo di prodotti di
consumo non alimentari (come i prodotti cosmetici e i loro ingredienti,
giocattoli, tessili, abbigliamento, cura della persona e prodotti per la casa) e
di servizi (come tatuaggi, abbronzatura artificiale). Del Comitato fanno parte
anche esperti nei diversi campi scientifici rilevanti per la sicurezza dei
cosmetici, come la dermatologia, la tossicologia, la biologia e la medicina.
Questi esperti hanno vari compiti, come: valutare la sicurezza degli
ingredienti contenuti nei cosmetici analizzando gli studi scientifici e,
attraverso puntuali pareri, supportare la Commissione UE nei processi di
approvazione, disciplina o divieto di una sostanza; vigilare affinché venga
sempre tutelata la sicurezza dei consumatori."
Ad esempio sulla valutazione di tossicità di un
prodotto o di una singola molecola, valutano tre aspetti:
· Foto indotta
· Acuta
· A dosi ripetute
Purtroppo, ad oggi, i test in vitro possono essere
utilizzati solo per le tossicità foto indotte, mentre per quelle acute e
ripetute, gli studi non possono essere validati.
In media ci vogliono circa dieci anni di studi per
avere l'ok alla produzione e commercializzazione e dieci anni è un numero che
avrete sentito frequentemente nelle vostre letture, riferito ai vaccini o a medicinali, perché molto spesso è l'arco di tempo
necessario a valutare tutti i rischi per salvaguardare la nostra salute.
A questo punto Marica si spinge oltre e fa un esempio
concreto per far comprendere meglio cosa accade durante la fase di valutazione.Riporto le sue parole: "poniamo di voler valutare il profilo tossicologico oculare di una nuova sostanza ad uso cosmetico. Abbiamo a disposizione quattro test in vitro sviluppati per questo scopo; tre oculari e uno non oculare."
Test Oculari
· BCOP Opacità e permeabilità cornea bovina
· ICE Opacità e edema corneale su bulbi di pollo
· IRE Opacità e edema corneale su bulbi di coniglio
Test non Oculari
· HET CAM Test effettuato su uova embrionate di pollo
I primi due test, tra quelli oculari, sono validati e
pertanto i dati risultano attendibili, mentre L'IRE e lo HET CAM non li sono e
non sono neppure in corso valutazioni di validazione.
Nell'esempio di Marica il BCOP TEST evidenzia che la
sostanza sotto esame procura una irritazione modesta, mentre il test HET CAM
non evidenzia nessuna irritazione.Alla fine dei test, ovviamente ripetuti per il numero di volte che la legge impone, la sostanza avrebbe il via libera alla fase successiva, cioè la sperimentazione umana.
Dopo circa 21 giorni i prescelti per il test umano, dopo aver firmato ovviamente tutte le scartoffie che fanno decadere ogni responsabilità dell'industria cosmetica, diventerebbero ciechi, perché la sostanza procura effetti irreversibili sulla cornea.
Il test in vivo sui topi avrebbe evidenziato questa problematica non trascurabile, ma per la legge Europea i test in vivo per i prodotti destinati alla cosmesi sono illegali.
Il lettore più attento avrà già notato, con grande
disappunto, che nell'esempio ho omesso il test ICE e IRE e non ho neppure preso
in considerazione il Test in Silico.
Li ho volutamente lasciati alla fine dell'esempio
perché, pur utilizzando anche gli altri tre test, i ricercatori avrebbero
ottenuto dati parziali, che sarebbero stati poco utili in tossicologia, con
l'aggiunta, per giunta, di una non trascurabile percentuale di falsi negativi.
Marica non conclude la storia Instagram tirando una
conclusione, la lascia al lettore, preannunciando che la soluzione non è
tornare alla sperimentazione animale.Io ovviamente non posso trarre considerazioni, ma vi posso scrivere ciò che farei se avessi il potere di legiferare per la comunità Europea, o il mondo intero.
"Stop totale alla sperimentazione animale a scopo cosmetico perché, anche se i cosmetici sono importanti per una buona fetta della popolazione mondiale, di cosmetici ne abbiamo a iosa e pure ci avanzano."
Marica probabilmente perderebbe il lavoro, avrebbe un futuro come ginnasta sui tessuti aerei o il cabaret (essendo davvero molto sagace e divertente) e pazienza, amen; ma non potrei mai decidere di rinunciare alla sperimentazione animale in campo medico, perché se di cosmetici, forse, ne abbiamo anche a sufficienza, di medicinali no e tra dieci/venti anni, ma forse ancora meno, quelli che abbiamo saranno strumenti medioevali, come purtroppo stanno diventando alcuni antibiotici.
Ci sarebbe comunque un ulteriore problema, non trascurabile, cioè che io non sono un animalista, o perlomeno lo sono solo a volte e per le cose che non aggradano a me.
Vi faccio un ulteriore esempio, mettendo a confronto
quello che è un pensiero animalista con il mio.
Il mio migliore amico è un animalista convinto, ma non
estremo o esaltato; eppure mentre gli parlavo di test scientifici, sulle
conseguenze di neonicotinoidi sulle Api, ha trasalito dicendo che per lui è
sbagliato uccidere animali (anche insetti) per confutare la tossicità di
prodotti.Mentre gli raccontavo le ricerche narrate sul libro Spillover di David Quamman, su pipistrelli per scovare nuovi virus potenzialmente mortali per l'uomo, mi ha fermato chiedendomi se i test li avevano condotti alla morte.
Mentre gli narravo la potenziale tossicità di alcuni insetticida contro mosche e formiche, se usati alla presenza di felini, mi ha detto che lui non approva l'uso di queste sostanze e accetta solo i repellenti che non provocano la morte.
E se dovessi legiferare per l'intera umanità non potrei non tener conto di questi principi più che nobili.
Non potrei scartare ideologie tutt'altro che rare e isolate, solo perché possiedo un livello di moralità o sensibilità inferiore al suo, o quantomeno meno sviluppato.
Ad entrambi, a mio avviso, viene in aiuto il metodo scientifico che, pur fallibile, come continua a sostenere Massimo Sandal, è ciò che di più evoluto possediamo per valutare le situazioni.
Il metodo scientifico esclude i Bias cognitivi e cerca di valutare ogni situazione per ciò che è.
Ho di nuovo un altro esempio, estremamente calzante.
In passato, ma ampiamente rispolverato negli ultimi anni, era consigliato nelle stagioni più calde, porre fuori dagli esercizi commerciali delle ciotole di acqua in modo che gli animali si potessero abbeverare. Pensate agli abbeveratoi sui pascoli o davanti ai saloon del Far West.
E' indiscutibile che appaia come un azione più che lodevole cercare di dare sollievo ai nostri amici pelosi, ma la ricerca scientifica ci è corsa in aiuto sconsigliandolo, perché, con grande stupore e rabbia di alcuni animalisti, questa azione è solo all'apparenza meravigliosa.
Infatti se un cane affetto da papillomatosi si abbevera nella ciotola posta fuori dai negozi, la trasmetterà al vostro cane, che si ammalerà e a sua volta diverrà un potenziale vettore di questa e di altre malattie virali e batteriche.
Ritengo che sia la scienza a dover tracciare le linee guida e a decidere ciò che è consigliabile o meno fare.
Sembra superfluo, ma vorrei rammentare a tutti che le industrie farmaceutiche e cosmetiche spendono somme stratosferiche per la ricerca e il controllo; somme che se appena potessero risparmierebbero per aumentare ancor di più i loro già enormi introiti.
Abbiamo sempre il dubbio che le grandi multinazionali facciano davvero tutto ciò che è nelle loro capacità per non intossicarci o peggio (almeno questo è ciò che la maggior parte delle persone cova nel petto) eppure non ci soffermiamo a riflettere che ogni esame ha un costo, che ogni test necessita di apparecchiature costose, all'avanguardia, di locali attrezzati, di personale preparato e capace, di tempo, tantissimo tempo e di cavie animali che vanno acquistate, nutrite, testate e poi soppresse, e il tutto sotto la vigilanza degli organi preposti.
Se tutti questi fattori li moltiplichiamo per anni di esami, vedremo che i costi sono stratosferici e sono costi che ogni azienda eviterebbe con le unghie e con i denti, se appena potesse.
La scienza è uno strumento meraviglioso che va usato con senno, perché è un attimo a volte uscire dai binari; per questo animalisti e scienza sono destinati a lavorare insieme per l'eternità, bacchettandosi a vicenda, odiandosi a volte, per un bene superiore.
Mentre mi accingo alla conclusione ho l'ennesima brutta notizia per la ricerca, ed è una notizia fresca.
Il decreto n.127 pubblicato in Gazzetta il 25 luglio avverte che verrà applicata un ulteriore tassa sul rilascio delle autorizzazioni riguardanti la sperimentazione animale.
"In una lettera al ministro della Salute Giulia Grillo, al ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria e al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti i presidenti di Società Italiana di Farmacologia (Sif), Società Italiana di Tossicologia (Sitox), Società Italiana di Neurologia (Sin), Societa’ Italiana di Neuroscienze (Sins), Societa’ Italiana di Fisiologia (Sif), Società Italiana di Immunologia Clinica e Allergologia (Siica), con il presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs Silvio Garattini criticano la scelta."
Qui potete trovare la lunga lettera di protesta,
ma il sunto è che la legge è scritta male perché fa incorrere in errori
sanzionabili e a difficoltà potenzialmente insormontabili, ed è pure iniqua
perché non fa nessuna distinzione tra ricerche profit e no profit.
Il tutto rallenterebbe inevitabilmente la ricerca
Italiana, già provata e maltrattata, incoraggiando la fuga di cervelli.Consiglio di leggere Un mondo senza animali di Fabrizio Benedetti.

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