Premessa: questo post non tratta di Mondine, se non in minima parte; la
prima e l'ultima.
“Mamma, papà, non piangete se sono consumata, è stata la risaia che mi ha
rovinata”.
Questa è una strofa di un canto popolare; ce ne sono tanti e poi ci sono i
film "La Risaia del 1956 o Riso Amaro del 1949" se vi venisse voglia
di rivivere quei momenti.
Dai primi del 900 fino agli anni 60 l'ingrato compito di mondare
(ripulire) le risaie, spettava alle donne: le Mondine.
Il lavoro consisteva nello stare tutto il giorno con i piedi nell'acqua
(anche 12 ore) sotto il sole, con la schiena piegata e gli attacchi delle
zanzare.
La sveglia era alle 5, la colazione consisteva in latte e pane, lo spuntino
un pezzo di pane e acqua da bere, il pranzo, al sacco, consumato all'ombra di
qualche albero.
Come servizi igienici i cespugli, come bidet l'acqua stagnante, come
assorbenti le pezze.
L'età andava dai 13 fino ai 70 anni. La paga una miseria, anche se ogni
tanto si meritavano un po' di riso.
"Sciur padrun da li beli braghi bianchi." Ve la ricordate?
Non lo faccio mai ma questa volta voglio fare un eccezione: citare Wikipedia.
"Si trattava di un lavoro molto faticoso, praticato da persone di
bassa estrazione sociale, provenienti in genere dall'Emilia-Romagna, dal Veneto
e dalla Lombardia, che prestavano la propria opera soprattutto nelle risaie
delle province di Vercelli, Novara e Pavia. Nelle risaie di Molinella si ebbero
le prime proteste di mondine per l'ottenimento di migliori condizioni di vita.
L'abbigliamento consisteva in:
·
calze di cotone e fazzoletto tirato sul viso, a
protezione contro le punture dei numerosi insetti infestanti questi ambienti
palustri;
·
cappello a larghe tese per riparo dal sole con un
fazzoletto (a scelta);
·
gonne.
Le condizioni di lavoro erano pessime: l'orario era pesante e la
retribuzione delle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Questo fece
crescere il malcontento che, nei primi del '900 sfociò in agitazioni e in
tumulti. La principale rivendicazione, ben riassunta dalla canzone Se otto ore
son troppo poche, mirava a limitare ad otto ore la giornata lavorativa e riuscì
ad ottenere alcuni risultati tra il 1906 e il 1909, quando interi comuni del
vercellese approvarono regolamenti che accoglievano questa rivendicazione.
Inoltre, rischiavano numerose malattie per via delle zanzare, che si trovavano
nelle risaie, e delle sanguisughe."
Sapete perché le mondine non ci sono più?
Il motivo è piuttosto intuitivo e state commettendo un errore se nella vostra
mente vi è balenato questo pensiero: "sono state sostituite dalle
macchine."
Le mondine non esistono più perché sono state sostituite dai diserbanti.
Ora, se vi va, potete replicare l'esperimento che ho condotto.
Aprite il vostro motore di ricerca e digitate "Diserbante riso."
Sul mio pc, utilizzando il buon vecchio Google, la ricerca da 46.900
risultati e le prime pagine sono prive di qualsivoglia polemica.
Nessun post apocalittico, nessun filmato YouTube, nessuna pagina green che
solleva problemi.
Solo una schiera infinita di link che pubblicizzano questi prodotti e le
linee guida su come utilizzarli.
Ora digitate "Diserbante grano".
Iniziano i video, seguiti dai siti, pagine e blog che descrivono
l'apocalisse.
E' risaputo che l'opinione pubblica venga manipolata a prescindere
dall'argomento; ma voi quanto vi sentite manipolati?
I produttori di diserbanti per risaie sono tanti, anche se ovviamente le
multinazionali la fanno da padrone. Un nome per tutte, la Bayer, produce
anch'essa questo tipo di prodotti, però in questo caso le polemiche non
esistono: onnipresenti per alcuni tipi di coltivazione, assenti per altre.
Questo dato di fatto mi ha spinto a riflessioni piuttosto profonde.
Perché prodotti per il diserbo come Cadou Riso o Nominee oppure Ronstar FL sono esenti da attacchi, mentre
Roundup lo è costantemente?
Perché il Glifosate è considerato dannoso per la salute delle Api mentre gli altri diserbanti no?
Lo sapevate che le Api non amano l'acqua di fonte, ma prediligono quella
stagnante, più ricca di sali minerali? Eppure a quanto pare non muoiono dopo
essersi abbeverate alle risaie.
Perché i contadini non si ammalano di cancro dopo aver usato, per un intera
vita, i prodotti Bayer per il riso?
Ma ancora: perché nel riso in commercio non ci sono sostanze dannose e
residui letali, ma, secondo il web, sono presenti su tutto il resto?
Perché il riso Bio ha rese paragonabili a quelle tradizionali, anche se la
logica e la scienza escludono che possa accadere?
Prima di analizzare questi punti permettete che vi rammenti che ogni
sostanza utilizzata in Europa è stata vagliata e sottoposta a rigidi controlli e lo stesso vale per i prodotti
che arrivano sulle nostre tavole.
Da una parte ci sono le paure e i preconcetti che tutti noi abbiamo, ma
che raramente rispecchiano la reale situazione dei fatti e dall'altra ci sono
le analisi e le prove.
Sostanzialmente, se non vi va di leggere ore, il sunto è che il nostro cibo
è privo di sostanze pericolose e tossiche e questo vale anche per i diserbanti,
insetticida, ormoni e antibiotici. Dal 2002, anno in cui Efsa è
nata, sono state proibite 700 sostanze delle 1000 utilizzate.
Liberi di pensare che le cose non stiano così e che ci stiano avvelenando,
ma sappiate che la posizione scientifica è diametralmente opposta: Fonti.
Chiusa questa parentesi necessaria torniamo al riso: perché vive, nasce,
cresce e nutre in questa bolla di silenzio?
Nel 1958 hanno fatto una legge, la n. 235, che istituisce le griglie.
Questa legge nasce da una necessità; il consumatore vuole a tutti i costi
la tradizione, perché da essa ne trae conforto, ma la tradizione si scontra con
le esigenze dei produttori e con le scoperte tecnologiche che avanzano.
Quando il consumatore acquista l'Arborio si sente protetto dalle
tradizioni, ignorando che il riso di cui si nutre è il Volano.
Quando acquistiamo il Carnaroli ignoriamo che il riso di cui ci nutriamo è
il Carnise o il Karnak o il Poseidone.
Se avete voglia di dare un occhiata alle griglie, ve le lascio qui e vi lascio pure un paio di articoli in
merito. 1
e 2.
Il criterio con cui sono state create è per omogeneità tipologica, non
certo sul sapore, perché è piuttosto intuitivo supporre che risi differenti
abbiano sapori differenti.
Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi, rassicura che non c'è
nulla di così diverso, da un riso ad un altro inserito nella stessa griglia, da
rovinare la qualità dei piatti e che questo raggruppamento (abbastanza
omogeneo) ha il pregio di aver semplificato il commercio, senza tarpare le ali
all'innovazione.
Qualcuno di voi urlerà allo scandalo, altri si chiederanno: perché creare nuovi risi, c'era proprio una necessità?
La risposta è sì. Il riso, come del resto ogni prodotto della terra, subisce mutazioni spontanee con il tempo. Avvengono incroci tra i prodotti, ma anche tra le infestanti.
Muffe e parassiti mutano a loro volta e ciò che era sano, conveniente e
inattaccabile negli anni 40, ora non lo è più.
Le nuove varietà hanno rese nettamente migliori, e rese migliori portano a
costi inferiori sia per il produttore che per il consumatore.
C'è anche un altro punto piuttosto oscuro che tocca la produzione del riso,
il biologico.
Il biologico nel riso non esiste.
Qualcuno si è preso la briga di fare due conti.
L'anno è il 2014 e la produzione di riso bio in Italia è di 570.217
quintali. Gli ettari coltivati sono 8405 e la resa media per ettaro risulta di
67,84 quintali.
La produzione totale (coltivazione tradizionale più quella bio) risulta di
137.454.000 quintali con una media di 65,6 quintali a ettaro: pertanto
inferiore a quella di solo bio.
Qualcuno e caduto dalla sedia, qualche altro ha sogghignato perché era il segreto di pulcinella.
La resa effettiva di un campo bio si aggira sui 40 quintali ettaro, e questo lo sappiamo perché qualcuno che fa il vero bio c'è.
Sono pochi, li si poteva contare, in quell'anno, con due sole mani perché
erano 12 aziende.
La trasmissione Report ha il merito di aver mostrato questa
realtà alle masse.
Una volta esaminato, il riso risulta tutto uguale, non c'è nessuna
differenza tra quello convenzionale e quello bio; a dire il vero una differenza
è difficile, se non impossibile, trovarla anche per tutte le altre colture;
frumento, mais, orzo, farro e quant'altro.
Se una differenza c'è va cercata nei campi, durante la coltivazione, ma i
fondi scarseggiano, il personale è rosicato all'osso ed è molto più semplice
analizzare i prodotti al momento della vendita.
Solo che in quel momento è tardi, i diserbanti e gli antiparassitari si
sono disgregati e ciò che resta è un prodotto perfettamente bio, anche se bio
non è.
Le grandi aziende hanno entrambe le colture (perché di solo bio è difficile
campare) e le sostanze non consentite nel bio vengono fatte passare per
l'utilizzo tradizionale.
Anche se il prodotto finale è identico, il prezzo del bio è tre volte
superiore, pertanto la frode non va ad intaccare la nostra salute, ma la
fiducia e il portafoglio del consumatore.
Quando Efsa, al contrario delle pagine Facebook, testate giornalistiche,
associazioni dei consumatori e blog, asserisce che il cibo è sano, dice il vero,
però le false notizie hanno una maggiore presa sul consumatore.
E' più facile pensare che tutto sia compromesso e tutto avvelenato, che non
esistano enti a controllare e che noi, gli animali, gli insetti e il pianeta
siamo in balia delle sostanze tossiche.
Non ho ancora affrontato il quesito iniziale: perché tutto quanto
all'apparenza è tossico, ma sul web del riso non si parla mai?
Perché nelle pagine non c'è nessun apicoltore che si sfoga dicendo:
"da quando hanno irrorato i campi di riso le api sono morte a
migliaia!"
Io mi sono fatto un idea personale; per metà deriva da fatti concreti e per
metà da supposizioni.
Prendo come esempio il Glifosate.
Tutto inizia alla fine degli anni 60 quando il chimico di nome John Franz,
della Monsanto, rivaluta una molecola già nota, ma sottovalutata. Questa
molecola nasce per essere utilizzata negli addolcitori di acqua, quindi non
come arma chimica o demonio.
Scopre che ha la caratteristica di essere un erbicida. Ci studiano,
migliorano il prodotto e ci vogliono quattro anni per avere l'avvallo delle
autorità competenti.
Questi quattro anni sono impiegati per test, valutazioni di rischio e
permessi governativi.
Si scopre che il Glifosate è estremamente efficace ma, al contempo, molto
più rispettoso dei diserbanti precedenti.
"Eureka" è quello che esclamarono alla Monsanto quando compresero
ciò che avevano scoperto.
Nel 1974 viene lanciato sul mercato ed è subito un successo.
Nel 1977 arriva in Italia ma viene messo in classe uno di tossicologia
perché contiene un tensioattivo.
Nel 1982 viene messo in terza classe tossicologica perché nuovi studi,
ancora più approfonditi, lo scagionano da pericoli inesistenti; inoltre la
formula subisce delle modifiche.
Nel 1988 verrà utilizzato a Pompei per la bonifica delle zone
archeologiche, con spese irrisorie e risultati eccellenti; questo gli darà fama
e il via libera ad essere utilizzato nelle aree civili e nei segmenti extra
agricoli.
Nel 1990 la formula viene nuovamente migliorata e diventa a tutti gli
effetti il prodotto più usato al mondo.
Nel 1992 scade il brevetto, crollano i prezzi, chiunque lo può produrre a
basso costo e vendere; intanto la concorrenza avanza e nuovi prodotti fanno
capolino.
Alcuni sono paragonabili come efficienza, altri no, alcuni hanno una
tossicità uguale, altri molto peggio; ma tutti, ovviamente, costano di più.
Il Glifosate non tramonta, costa poco, è efficace, la tossicità c'è ma è
molto bassa e le nuove scoperte hanno vita dura.
Il DL50 sapete cos'è?
E' la dose letale necessaria per uccidere il 50% delle cavie.
In prima classe ci sono le sostanze più pericolose, ovviamente, e ve ne
cito solo una e solo questa perché non esiste nulla di più velenoso al mondo:
il botulino.
In classe due ci sono tutte quelle sostanze che hanno una tossicità
moderata.
In quarta classe ci sono le sostanze innocue.
La terza classe l'ho saltata perché è quella che contiene anche il
Glifosate.
Lo Iarc ha inserito il Glifosate tra i probabili cancerogeni, mentre Efsa
asserisce che è improbabile che possa causare il cancro.
Perché Efsa asserisce questo, ve la siete mai posta questa domanda?
Io sento ripetutamente dire: "Lo Iarc l'ha messo tra i cancerogeni,
quindi lo è!"
Ma non sento mai porsi la domanda: "Perché Efsa non è d'accordo?"
Perché non ci sono sufficienti prove a dimostrare il contrario.
Rammentate vero che il Glifosate è in terza classe di DL50 e che in classe
due ci sono solo sostanze che hanno una tossicità moderata?
Ecco, in seconda classe c'è l'aspirina, la caffeina e il cloruro di sodio
(sale da cucina).
A conti fatti è più facile avvelenare una persona con il caffe o con il
sale piuttosto che con il Glifosate.
Però c'è qualcuno, in tanti per dire il vero, che è convinto che il demonio
sia lui.
Ci sono i processi in corso e alcune sentenze hanno già dichiarato il
Glifosate colpevole; ora ci saranno i ricorsi e forse un giorno sapremo se
quelle persone hanno effettivamente subito un danno da questa sostanza.
Ma nel frattempo all'attenzione dei più attenti appare un particolare:
perché tutte queste illazioni e accuse, che per ora la scienza smentisce,
nascono e si diffondono proprio quando il brevetto scade?
Quali e quanti sono gli interessi di chi fa concorrenza alla Bayer/Monsanto
e ha tutti gli interessi perché il Glifosate muoia? Questo non è dato sapere,
ma sono certamente immensi.
Ma fino ad ora mi sono limitato a riportare i fatti, facendovi un esempio
concreto, tralasciando le miei sole supposizioni sul quesito a monte: Perché il
riso non viene attaccato? Perché le sostanze utilizzate per il diserbo e i suoi
parassiti non vengono mai accusate? Perché le associazioni di consumatori,
Greenpeace e tutte le altre tacciono in merito? Perché gli haters e gli
agronomi da bar non nominano mai il mondo dei risi?
Io la risposta non l'ho, ho solo delle supposizioni che lasciano il tempo
che trovano e tanti interrogativi.
I tre pilastri su cui si basa la coltivazione mondiale sono:
Mais
Frumento
Riso
Date un occhiata a questo grafico.
Si evince che insieme, Mais e Frumento, superano abbondantemente (3,5
volte) la produzione del riso. Il solo Mais la supera del doppio.
Sarà una coincidenza che le sole prime due della classe siano attaccate
costantemente, mentre la terza no; ma io alle coincidenze non credo. Credo nel
caso, quello sì, ma sono piuttosto malfidente su tutto e tutti.
Spero che qualcuno più preparato riesca a fugare i miei Bias.
L'essere umano è inarrestabile, siamo tanti, troppi, abbiamo bisogno di
spazio e di cibo.
Abbiamo pochi strumenti a disposizione e per crearne altri ci vuole tempo:
in media ci vogliono dieci anni di ricerca per sviluppare un nuovo
antiparassitario o un diserbante.
Rinunciare a tutto e tornare al biologico ci farebbe regredire a cento anni
fa.
Quanti eravamo, 2 miliardi? Ora siamo più di 7.
Avere rese inferiori, fino al 40% sarebbe impensabile, anche perché il cibo
che produciamo non è, già ora, sufficiente per tutti.
Il biologico ha un senso solo per l'allevamento di bestiame, e non tutti
sono concordi con quello che scrivo, ma io sono convinto che sarebbe necessario
e fattibile, se noi tutti mangiassimo meno carne.
Se non vogliamo essere egoisti, dobbiamo rinunciare a tanto per chi tanto
non ha.
Possiamo rinunciare a un po' di cibo, di energia, di agio, di ricchezza, ad
un po' di carne, alle crociere, ai viaggi, agli sprechi, all'aria condizionata
d'estate e al caldo tropicale in inverno; ma tornare a strappare le infestanti
a mano, come facevano le mondine, oppure correre dietro ai corvi come facevano
i nostri nonni, è una cosa che proprio non si può sentire.
«Io sostengo che il mondo ora ha la tecnologia - già disponibile o molto
avanzata in fase di ricerca - per nutrire in modo sostenibile una popolazione
di dieci miliardi di persone. La domanda più pertinente oggi è se agli
agricoltori e agli allevatori sarà permesso utilizzare questa nuova tecnologia.
Mentre le nazioni ricche possono certamente adottare posizioni favorevoli a
rischi ultra bassi, e pagare di più per il cibo prodotto con il metodo
cosiddetto "biologico", un miliardo di persone cronicamente
sottonutrite dei paesi poveri non può farlo. Ci sono voluti diecimila anni per
espandere la produzione di cibo ai livelli attuali di circa 5 miliardi di
tonnellate per anno. Entro il 2005 dovremo di nuovo raddoppiare la produzione
attuale. Questo non può essere fatto a meno che gli agricoltori nel mondo
possano avere accesso ai metodi di produzione attuali ad alte rese, oltre che
ai miglioramenti biotecnologici che possono aumentare le rese e la qualità
nutrizionale delle nostre coltivazioni di base.»
(Norman Ernest Borlaug nel discorso tenuto ad Oslo nel 2000, in
commemorazione del Premio Nobel ottenuto trent'anni prima).

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