Kamut & Co.
Esiste un grano antico dalle strabilianti ed innumerevoli proprietà che tutte le pagine di questo post non le potrebbe contenere. Pensate che questo grano è così antico, ma così antico che esiste ben dal 1990.
No, non è un errore di battitura, avete letto bene, 1990.
Un momento, forse vi sarà capitato di leggere che il Kamut è il grano più antico del nostro pianeta, rimasto intatto dagli albori delle coltivazioni, iniziate 10.000 anni fa, e che ha tutte quelle uniche e strabilianti proprietà che gli altri grani duri non hanno.
Forse avrete sentito che i chicchi sono stati rinvenuti all'interno di una tomba Egizia, risalente a 4000 anni orsono, e che un aviatore di stanza in Portogallo li ricevette in persona dalla mano che li trafugò.
Ecco, se avete udito questa strana ed avvincente storia, alla Indiana Jones, sappiate che neppure l'azienda che lo produce ci crede, e ci tiene a precisare che si tratta di una leggenda.
Il vero nome del grano è Khorasan e prende il nome dalla omonima provincia dell'Iran e appartiene al genere Triticum.
L'idea nasce dal giovane Bob Quinn, dottorato in patologia vegetale e un istinto non indifferente per gli affari. Inizia a coltivare questo grano nel 1989, nell'azienda di famiglia situata a Big Sandy nel Montana e decide di registrare il marchio circa un anno dopo con il nome di Kamut.
Il grano Khorasan, originario della Anatolia, viene coltivato in Iran, in Asia e in tutta l'africa Occidentale, ma se lo si vuole commercializzare con il marchio Kamut, occorre pagare le Royalty alla famiglia Quinn.
Pertanto quando vedete questo marchio sopra uno dei centinaia di prodotti disponibili, lavorati e commercializzati da altrettante marche, rammentate che quel grano è coltivato unicamente dall'azienda Quinn, nel Montana e nel Canada meridionale.
Nella sola Italia, sembra quasi superfluo sottolinearlo, avviene il 50% delle vendite globali, mentre il resto dei paesi si spartisce la rimanenza.
L'Iran, l'Asia e l'africa Occidentale ovviamente non necessitano di acquistare il grano con quel marchio, perché hanno lo stesso prodotto ad un quarto del prezzo, ma il grano Khorasan commercializzato negli altri paesi subisce un'attrattiva minore del più famoso Kamut.
Il marketing business to consumer, lo sappiamo è di difficile comprensione; se non lo fosse saremmo tutti ricchi. Occorre saperci fare e la Kamut sa il fatto suo, senza ombra di dubbio.
Diamo un occhiata ai valori nutrizionali a confronto con il grano duro tradizionale, ma con una piccola premessa.
Siccome volevo confrontarli utilizzando gli stessi parametri, sono dovuto scendere un po' a compromessi. Ho utilizzato lo stesso sito, in modo da avere tabelle similari, ma purtroppo ho dovuto utilizzare un grano duro non ben specificato.
L'errore risiede qui, perché ogni varietà ha caratteristiche proprie e dire grano duro, in maniera così generica, è come dire vino. Vino bianco? Rosso? La varietà? La marca? Prodotto da? L'anno?
Insomma scrivere grano duro suona davvero male.
Come ben sappiamo il grano duro ha più carboidrati, meno proteine e meno grassi del Kamut; mentre il punto forte del Kamut sono proprio le proteine.
Ma qui nasce una domanda spontanea: ma quanto grano mangiate?
Ok la pasta, il pane, i biscotti, le merendine (alcuni di questi sono prodotti con grani teneri) va bene tutto, ma in una dieta equilibrata secondo voi cambia qualcosa se al posto del grano duro Italiano, usate quello del marchio Kamut?
L'unica differenza apprezzabile e non trascurabile è il gusto.
Se vi piace il gusto della farina Kamut e ovviamente se ve lo potete permettere, fate solo che bene a prediligerlo.
La base, cioè la farina, è un prodotto biologico dal gusto particolare.
Non è certo equosolidale, siccome proviene dal Montana e dal Canada, e non ha le caratteristiche uniche e a lungo decantate nei siti, essendo un grano di uso comune in altri paesi.
Quelle poche proteine in più non vi cambieranno certo la vita perché noi Italiani, in linea di massima, tendiamo a prediligere sostanze meno caloriche e proteiche, ma resta comunque un buon prodotto.
Ma perché nella sola Italia avviene il 50% del suo commercio mondiale?
Cercherò di spiegarvi i perché.
Apro Google e cerco grano Kamut proprietà.
Al primo posto mi appare questo sito: Mr-loto "essere, vivere, pensare" ma è solo uno dei tanti, centinaia di siti che supportano il Bio.
Leggo tutto ciò che c'è da leggere e riassumendo, cos'altro potrei dire se non che appare eccezionale?
Allora cerco Quinoa proprietà, così tanto per farmi del male e rullo di tamburi, al primo posto c'è ancora Mr-loto.
Tra le proprietà della Quinoa c'è addirittura scritto che è un antitumorale. Anzi, sostiene che c'è un gran numero di studi che lo afferma.
Siccome c'è già chi ha fatto le ricerche al posto mio, vi lascio il link sul Kamut e vi lascio pure il link sulla Quinoa e un virgolettato del chimico Dario Bressanini.
“è inutile che spacciate la quinoa come supercibo e supermedicina in grado di curare questo e quello. La verità è che gli studi seri in grado di verificare se le eventuali applicazioni cliniche abbiano davvero un supporto scientifico a oggi ancora non ci sono, quindi in attesa di altri studi smettetela di millantare proprietà assolutamente non dimostrate”.
Ma torniamo alla domanda di prima: Perché?
Perché tutto ciò che proviene da lontano deve essere per forza eccezionale, mistico, dal fascino magnetico? Perché tutto deve essere incontaminato? Antitumorale e unico?
Ma la stessa domanda ve la posso porre per ciò che i siti come Mr-loto scrivono sui prodotti e le sostanze che sono il "male". Perché, per loro, tutto ciò che è frutto di studi e tecniche moderne deve essere sempre additato come il male?
Vi faccio un esempio, i cultori del Bio aborrono tutto ciò che è moderno, industriale e chimico, però quando la televisione dice loro che la plastica inquina e che bisogna rinunciare all'acqua in bottiglia, storcono il naso.
L'acqua del rubinetto? Oddìo fa male! Ma è vero? No, l'acqua del sindaco è ottima, tranne qualche eccezione.
Ecco, in quel caso, ma solo in quel caso, per i cultori del Bio l'acqua industriale è migliore di quella che sgorga dai rubinetti.
L'altro esempio che mi viene in mente è il bicarbonato: descritto come panacea, unico, miracoloso e naturale; ma quando spiego che è un prodotto chimico, allora in quel caso non importa, resta comunque un prodotto eccezionale perché lo dice Mr-loto e i migliaia di siti simili a lui; e poco importa che non tutti la pensino così.
Dal medioevo alla prima guerra mondiale i passi avanti in agricoltura sono stati davvero modesti, quasi nulli.
Pare strano, ma fino a poco tempo fa, tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso, la produzione media di grano duro era di soli 12 quintali per ettaro.
Grazie alla rivoluzione verde e all'impegno di sognatori, di precursori e visionari, si arrivò nel 1972 alla prima coltivazione del grano Creso che fruttò 103 quintali per ettaro.
Norman Bourlaug biologo, nel 1970 ricevette il premio Nobel per la pace, per il contributo apportato alla lotta contro la fame nel mondo.
Vi riporto con orgoglio le parole che pronunciò ad Oslo nell'anno 2000, durante la commemorazione del Nobel ottenuto 30 anni prima.
"Io sostengo che il mondo ora ha la tecnologia - già disponibile o molto avanzata in fase di ricerca - per nutrire in modo sostenibile una popolazione di dieci miliardi di persone. La domanda più pertinente oggi è se agli agricoltori e agli allevatori sarà permesso utilizzare questa nuova tecnologia. Mentre le nazioni ricche possono certamente adottare posizioni favorevoli a rischi ultra bassi, e pagare di più per il cibo prodotto con il metodo cosiddetto "biologico", un miliardo di persone cronicamente sottonutrite dei paesi poveri non può farlo. Ci sono voluti diecimila anni per espandere la produzione di cibo ai livelli attuali di circa 5 miliardi di tonnellate per anno. Entro il 2005 dovremo di nuovo raddoppiare la produzione attuale. Questo non può essere fatto a meno che gli agricoltori nel mondo possano avere accesso ai metodi di produzione attuali ad alte rese, oltre che ai miglioramenti biotecnologici che possono aumentare le rese e la qualità nutrizionale delle nostre coltivazioni di base."
Eppure dopo la rivoluzione verde e l'avvento di tutte le nuove tecniche e mezzi di coltivazione, che hanno sfamato milioni di persone al mondo, una certa fetta di persone del nostro paese continua a sostenere che dovremmo tornare al Bio, perché tutte queste innovazioni ci stanno intossicando e uccidendo.
Un ettaro di terreno coltivato a grano biologico produce, in media, 40 quintali. La resa è scarsa, oserei dire pessima. Il grano è buono, ma dovendo sottostare alle regole del Bio, l'uso di erbicidi e pesticidi chimici è vietato.
Una volta vietati questi aiuti chimici, considerati dai Biocultori e da una certa stampa il male assoluto, restano le malattie e i vari problemi a cui il grano non trattato è soggetto.
Allettamento, essendo di statura maggiore è più soggetto alle intemperie che rischiano di spezzarlo e allettarlo.
La precocità, non essendo indotta da tecniche e incroci, lo portano alla fase di granigione in periodi più soggetti alla siccità e/o le ruggini.
Non potendo intervenire sulla resistenza al freddo, alle malattie, al miglioramento qualitativo, le perdite sono ingenti.
E alla fine di tutto questo, quando Efsa rassicura che tra i prodotti Bio e quelli tradizionali non c'è nessuna differenza e che ogni prodotto che ci arriva in tavola, anche se venuto in contatto con pesticida, erbicida, ormoni, antibiotici e quant'altro, non presentano contaminazioni e pericoli, ai Biocultori non interessa.
Fonti.
Vi faccio un esempio lampante, gli antibiotici negli allevamenti animali.
L'allevamento Bio non permette l'uso di antibiotici, inoltre sappiamo tutti che la resistenza antibiotica sta diventando un grosso problema per gli animali e per noi umani.
Questo dato di fatto, estremamente reale ed attuale, sul web si è trasformato precocemente in un qualcosa di differente; aberrante. Così leggiamo che gli animali di cui ci nutriamo sono pieni di antibiotici e quando li mangiamo ci intossichiamo con sostanze che ci stanno conducendo ad una resistenza antibiotica estremamente pericolosa.
Questa cosa è una fuffa, atroce, figlia di un intenzionalità che mira a screditare una fetta del mercato, per avvantaggiarne un'altra.
Degli antibiotici, anche se nessuno di voi sa bene cosa sono e come funzionano (in un intervista fareste una pessima figura) è chiaro a tutti, comunque, una cosa: Quando li si assume non bisogna mai interrompere il ciclo.
E' risaputo che se il medico prescrive gli antibiotici due volte al giorno per cinque giorni, non si può ritardare l'assunzione o interromperla perché altrimenti non si guarisce.
Ma anche se questa cosa è a tutti chiara, quando si tratta di animali allevati, i bias mentali e le false informazioni prendono il sopravvento.
Anche se ad un animale vengono somministrati gli antibiotici, prima di essere macellato deve passare un certo periodo (questo per legge) pertanto l'effetto antibiotico è terminato da tempo.
Ma anche se non passasse quel tempo e la carne arrivasse a noi il giorno dopo, con la cottura ogni residuo di sostanza scomparirebbe.
La resistenza agli antibiotici animale e umana è una realtà che ha cause differenti da tutte le scemenze che vi raccontano per tirare l'acqua al proprio mulino Biologico.
L'abuso di antibiotici sugli animali induce i batteri a diventare sempre più forti e dannosi per gli animali stessi, che sono più soggetti a malattie o alla morte e che, a causa di queste problematiche, risultano più pericolosi anche per la nostra salute. La stessa cosa accade per i nostri batteri, che si assuefanno alle uniche armi che abbiamo e che prima o poi ci riporteranno ai numeri di morti che antecedevano la scoperta degli antibiotici.
Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la bufala degli antibiotici che assumiamo dalla carne animale! Dalla carne animale non assumiamo né ormoni né antibiotici e dai prodotti vegetali non assumiamo erbicida e pesticida, perché c'è chi controlla il nostro cibo e ci tutela!
Video Efsa.
Anche se la cultura Bio è sotto tanti aspetti meritevole; ad esempio la carne Bio è sicuramente da preferire perché gli animali vengono allevati con dignità, ha un tracollo oggettivo sui vegetali, perché il Bio ha un senso solo se resta un prodotto di nicchia.
Ritrasformare tutta l'agricoltura moderna al Biologico significherebbe ridurre di 1/3 le scorte di cibo in una popolazione mondiale che è sempre più in crescita e necessita di nutrirsi.
Il Bio, a livello globale, è un utopia irrealizzabile e sarebbe di fatto una follia, e nella piccola nicchia che si è scavato risulta, per l'ecologia, comunque un danno.
Un danno perché i prodotti Bio necessitano della stessa acqua che necessitano quelli tradizionali, ma hanno rese dimezzate. Necessitano di antiparassitari ed erbicida biologici che comunque inquinano ench'essi, lasciando anch'essi residui nei campi e nei fiumi. Essendo prodotti "naturali" hanno minor efficacia e devono essere ripetuti con maggiore frequenza.
Il trasporto deve essere effettuato, per legge, su mezzi adibiti unicamente ai prodotti Bio, pertanto non potendo viaggiare insieme agli altri prodotti, non possono usufruire dei trasporti abituali (una sorta di car sharing) contribuendo di fatto ad un inquinamento maggiore.
Quando Greta Thunberg parla ai governi, dice che occorrono cambiamenti drastici e che questi cambiamenti devono partire dagli stati e di riflesso essere adottati da tutti noi.
Cambiare il mondo significa rinunciare al superfluo, significa ridurre drasticamente l'allevamento animale, preservare le foreste, evitare che l'uomo espanda ancor di più i propri confini.
Significa ridurre con ogni mezzo l'inquinamento, significa rinunciare a tutto quel cibo esotico e superfluo, disponibile in qualsiasi periodo dell'anno.
Non possiamo più permetterci di avere a disposizione ogni tipo di cibo, dalle fantascientifiche proprietà.
La Quinoa dalle Ande, il Kamut dagli Stati Uniti e dal Canada, il sale rosa dal Pakistan, la carne Argentina, le banane dall'India, Avocado, il Cocco, il Mango, la Papaia, l'Ananas, il Caffè e il Cacao.
Abbiamo tutto e ovunque ma a quale prezzo?
Non crediate che risolvere i problemi del mondo sarà una passeggiata, e non crediate che si potranno risolvere continuando a vivere e a nutrirci come è oggi nelle nostre abitudini.
Smettete di credere a tutte le frottole che vi vengono raccontate, smettete di credere che vi vogliano ingannare, avvelenare, e che tutto ciò che ci circonda è il male.
Mangiate meno carne e quella poca Biologica e scegliete prodotti Italiani.
Inquinate meno, bevete acqua del rubinetto, piantate alberi e lasciate che i telefoni prodotti in Cina li usino i cinesi.
Smettetela di credere ai miracoli e alle frottole.
In fine auspicatevi che nascano nuovi Strampelli e Bourlaug in grado di dare a tutti il diritto e la dignità di potersi nutrire.
Mentre scrivo siamo quasi otto miliardi: controlla.
Nella sola Nigeria due milioni di persone sono senza cibo.
Nel mondo una persona su nove muore di fame o rischia la morte, ma una su otto è obesa.
Una su otto obesa.
Che dite: ai nigeriani mandiamo il Kamut?
Non è certo equosolidale, siccome proviene dal Montana e dal Canada, e non ha le caratteristiche uniche e a lungo decantate nei siti, essendo un grano di uso comune in altri paesi.
Quelle poche proteine in più non vi cambieranno certo la vita perché noi Italiani, in linea di massima, tendiamo a prediligere sostanze meno caloriche e proteiche, ma resta comunque un buon prodotto.
Ma perché nella sola Italia avviene il 50% del suo commercio mondiale?
Cercherò di spiegarvi i perché.
Apro Google e cerco grano Kamut proprietà.
Al primo posto mi appare questo sito: Mr-loto "essere, vivere, pensare" ma è solo uno dei tanti, centinaia di siti che supportano il Bio.
Leggo tutto ciò che c'è da leggere e riassumendo, cos'altro potrei dire se non che appare eccezionale?
Allora cerco Quinoa proprietà, così tanto per farmi del male e rullo di tamburi, al primo posto c'è ancora Mr-loto.
Tra le proprietà della Quinoa c'è addirittura scritto che è un antitumorale. Anzi, sostiene che c'è un gran numero di studi che lo afferma.
Siccome c'è già chi ha fatto le ricerche al posto mio, vi lascio il link sul Kamut e vi lascio pure il link sulla Quinoa e un virgolettato del chimico Dario Bressanini.
“è inutile che spacciate la quinoa come supercibo e supermedicina in grado di curare questo e quello. La verità è che gli studi seri in grado di verificare se le eventuali applicazioni cliniche abbiano davvero un supporto scientifico a oggi ancora non ci sono, quindi in attesa di altri studi smettetela di millantare proprietà assolutamente non dimostrate”.
Ma torniamo alla domanda di prima: Perché?
Perché tutto ciò che proviene da lontano deve essere per forza eccezionale, mistico, dal fascino magnetico? Perché tutto deve essere incontaminato? Antitumorale e unico?
Ma la stessa domanda ve la posso porre per ciò che i siti come Mr-loto scrivono sui prodotti e le sostanze che sono il "male". Perché, per loro, tutto ciò che è frutto di studi e tecniche moderne deve essere sempre additato come il male?
Vi faccio un esempio, i cultori del Bio aborrono tutto ciò che è moderno, industriale e chimico, però quando la televisione dice loro che la plastica inquina e che bisogna rinunciare all'acqua in bottiglia, storcono il naso.
L'acqua del rubinetto? Oddìo fa male! Ma è vero? No, l'acqua del sindaco è ottima, tranne qualche eccezione.
Ecco, in quel caso, ma solo in quel caso, per i cultori del Bio l'acqua industriale è migliore di quella che sgorga dai rubinetti.
L'altro esempio che mi viene in mente è il bicarbonato: descritto come panacea, unico, miracoloso e naturale; ma quando spiego che è un prodotto chimico, allora in quel caso non importa, resta comunque un prodotto eccezionale perché lo dice Mr-loto e i migliaia di siti simili a lui; e poco importa che non tutti la pensino così.
Dal medioevo alla prima guerra mondiale i passi avanti in agricoltura sono stati davvero modesti, quasi nulli.
Pare strano, ma fino a poco tempo fa, tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso, la produzione media di grano duro era di soli 12 quintali per ettaro.
Grazie alla rivoluzione verde e all'impegno di sognatori, di precursori e visionari, si arrivò nel 1972 alla prima coltivazione del grano Creso che fruttò 103 quintali per ettaro.
Norman Bourlaug biologo, nel 1970 ricevette il premio Nobel per la pace, per il contributo apportato alla lotta contro la fame nel mondo.
Vi riporto con orgoglio le parole che pronunciò ad Oslo nell'anno 2000, durante la commemorazione del Nobel ottenuto 30 anni prima.
"Io sostengo che il mondo ora ha la tecnologia - già disponibile o molto avanzata in fase di ricerca - per nutrire in modo sostenibile una popolazione di dieci miliardi di persone. La domanda più pertinente oggi è se agli agricoltori e agli allevatori sarà permesso utilizzare questa nuova tecnologia. Mentre le nazioni ricche possono certamente adottare posizioni favorevoli a rischi ultra bassi, e pagare di più per il cibo prodotto con il metodo cosiddetto "biologico", un miliardo di persone cronicamente sottonutrite dei paesi poveri non può farlo. Ci sono voluti diecimila anni per espandere la produzione di cibo ai livelli attuali di circa 5 miliardi di tonnellate per anno. Entro il 2005 dovremo di nuovo raddoppiare la produzione attuale. Questo non può essere fatto a meno che gli agricoltori nel mondo possano avere accesso ai metodi di produzione attuali ad alte rese, oltre che ai miglioramenti biotecnologici che possono aumentare le rese e la qualità nutrizionale delle nostre coltivazioni di base."
Eppure dopo la rivoluzione verde e l'avvento di tutte le nuove tecniche e mezzi di coltivazione, che hanno sfamato milioni di persone al mondo, una certa fetta di persone del nostro paese continua a sostenere che dovremmo tornare al Bio, perché tutte queste innovazioni ci stanno intossicando e uccidendo.
Un ettaro di terreno coltivato a grano biologico produce, in media, 40 quintali. La resa è scarsa, oserei dire pessima. Il grano è buono, ma dovendo sottostare alle regole del Bio, l'uso di erbicidi e pesticidi chimici è vietato.
Una volta vietati questi aiuti chimici, considerati dai Biocultori e da una certa stampa il male assoluto, restano le malattie e i vari problemi a cui il grano non trattato è soggetto.
Allettamento, essendo di statura maggiore è più soggetto alle intemperie che rischiano di spezzarlo e allettarlo.
La precocità, non essendo indotta da tecniche e incroci, lo portano alla fase di granigione in periodi più soggetti alla siccità e/o le ruggini.
Non potendo intervenire sulla resistenza al freddo, alle malattie, al miglioramento qualitativo, le perdite sono ingenti.
E alla fine di tutto questo, quando Efsa rassicura che tra i prodotti Bio e quelli tradizionali non c'è nessuna differenza e che ogni prodotto che ci arriva in tavola, anche se venuto in contatto con pesticida, erbicida, ormoni, antibiotici e quant'altro, non presentano contaminazioni e pericoli, ai Biocultori non interessa.
Fonti.
Vi faccio un esempio lampante, gli antibiotici negli allevamenti animali.
L'allevamento Bio non permette l'uso di antibiotici, inoltre sappiamo tutti che la resistenza antibiotica sta diventando un grosso problema per gli animali e per noi umani.
Questo dato di fatto, estremamente reale ed attuale, sul web si è trasformato precocemente in un qualcosa di differente; aberrante. Così leggiamo che gli animali di cui ci nutriamo sono pieni di antibiotici e quando li mangiamo ci intossichiamo con sostanze che ci stanno conducendo ad una resistenza antibiotica estremamente pericolosa.
Questa cosa è una fuffa, atroce, figlia di un intenzionalità che mira a screditare una fetta del mercato, per avvantaggiarne un'altra.
Degli antibiotici, anche se nessuno di voi sa bene cosa sono e come funzionano (in un intervista fareste una pessima figura) è chiaro a tutti, comunque, una cosa: Quando li si assume non bisogna mai interrompere il ciclo.
E' risaputo che se il medico prescrive gli antibiotici due volte al giorno per cinque giorni, non si può ritardare l'assunzione o interromperla perché altrimenti non si guarisce.
Ma anche se questa cosa è a tutti chiara, quando si tratta di animali allevati, i bias mentali e le false informazioni prendono il sopravvento.
Anche se ad un animale vengono somministrati gli antibiotici, prima di essere macellato deve passare un certo periodo (questo per legge) pertanto l'effetto antibiotico è terminato da tempo.
Ma anche se non passasse quel tempo e la carne arrivasse a noi il giorno dopo, con la cottura ogni residuo di sostanza scomparirebbe.
La resistenza agli antibiotici animale e umana è una realtà che ha cause differenti da tutte le scemenze che vi raccontano per tirare l'acqua al proprio mulino Biologico.
L'abuso di antibiotici sugli animali induce i batteri a diventare sempre più forti e dannosi per gli animali stessi, che sono più soggetti a malattie o alla morte e che, a causa di queste problematiche, risultano più pericolosi anche per la nostra salute. La stessa cosa accade per i nostri batteri, che si assuefanno alle uniche armi che abbiamo e che prima o poi ci riporteranno ai numeri di morti che antecedevano la scoperta degli antibiotici.
Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la bufala degli antibiotici che assumiamo dalla carne animale! Dalla carne animale non assumiamo né ormoni né antibiotici e dai prodotti vegetali non assumiamo erbicida e pesticida, perché c'è chi controlla il nostro cibo e ci tutela!
Video Efsa.
Anche se la cultura Bio è sotto tanti aspetti meritevole; ad esempio la carne Bio è sicuramente da preferire perché gli animali vengono allevati con dignità, ha un tracollo oggettivo sui vegetali, perché il Bio ha un senso solo se resta un prodotto di nicchia.
Ritrasformare tutta l'agricoltura moderna al Biologico significherebbe ridurre di 1/3 le scorte di cibo in una popolazione mondiale che è sempre più in crescita e necessita di nutrirsi.
Il Bio, a livello globale, è un utopia irrealizzabile e sarebbe di fatto una follia, e nella piccola nicchia che si è scavato risulta, per l'ecologia, comunque un danno.
Un danno perché i prodotti Bio necessitano della stessa acqua che necessitano quelli tradizionali, ma hanno rese dimezzate. Necessitano di antiparassitari ed erbicida biologici che comunque inquinano ench'essi, lasciando anch'essi residui nei campi e nei fiumi. Essendo prodotti "naturali" hanno minor efficacia e devono essere ripetuti con maggiore frequenza.
Il trasporto deve essere effettuato, per legge, su mezzi adibiti unicamente ai prodotti Bio, pertanto non potendo viaggiare insieme agli altri prodotti, non possono usufruire dei trasporti abituali (una sorta di car sharing) contribuendo di fatto ad un inquinamento maggiore.
Quando Greta Thunberg parla ai governi, dice che occorrono cambiamenti drastici e che questi cambiamenti devono partire dagli stati e di riflesso essere adottati da tutti noi.
Cambiare il mondo significa rinunciare al superfluo, significa ridurre drasticamente l'allevamento animale, preservare le foreste, evitare che l'uomo espanda ancor di più i propri confini.
Significa ridurre con ogni mezzo l'inquinamento, significa rinunciare a tutto quel cibo esotico e superfluo, disponibile in qualsiasi periodo dell'anno.
Non possiamo più permetterci di avere a disposizione ogni tipo di cibo, dalle fantascientifiche proprietà.
La Quinoa dalle Ande, il Kamut dagli Stati Uniti e dal Canada, il sale rosa dal Pakistan, la carne Argentina, le banane dall'India, Avocado, il Cocco, il Mango, la Papaia, l'Ananas, il Caffè e il Cacao.
Abbiamo tutto e ovunque ma a quale prezzo?
Non crediate che risolvere i problemi del mondo sarà una passeggiata, e non crediate che si potranno risolvere continuando a vivere e a nutrirci come è oggi nelle nostre abitudini.
Smettete di credere a tutte le frottole che vi vengono raccontate, smettete di credere che vi vogliano ingannare, avvelenare, e che tutto ciò che ci circonda è il male.
Mangiate meno carne e quella poca Biologica e scegliete prodotti Italiani.
Inquinate meno, bevete acqua del rubinetto, piantate alberi e lasciate che i telefoni prodotti in Cina li usino i cinesi.
Smettetela di credere ai miracoli e alle frottole.
In fine auspicatevi che nascano nuovi Strampelli e Bourlaug in grado di dare a tutti il diritto e la dignità di potersi nutrire.
Mentre scrivo siamo quasi otto miliardi: controlla.
Nella sola Nigeria due milioni di persone sono senza cibo.
Nel mondo una persona su nove muore di fame o rischia la morte, ma una su otto è obesa.
Una su otto obesa.
Che dite: ai nigeriani mandiamo il Kamut?

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