sabato 13 marzo 2021

Plasma iperimmune contro gli effetti di Sars CoV 2

 



Il Plasma iperimmune viene utilizzato da più di un secolo nel trattamento di malattie infettive, partendo dal presupposto che l’immunizzazione passiva può mettere in moto il sistema immunitario, quindi agevolarlo contro l’evolversi della malattia.
Nonostante la ricerca e il grande interesse verso questa terapia, il Plasma iperimmune ha dimostrato di avere una importante utilità nel solo trattamento della Febbre Emorragica Argentina (AHF) causata da un Arenavirus, lo Junin.

Nel tempo, studi non randomizzati hanno affermato la sua utilità nel contrastare la SARS, la MERS, l’influenza di tipo A (H1N1), l’influenza Aviaria H5N1 ed Ebola Virus, ma si tratta il più delle volte di valutazioni osservazionali: quando invece si procede con studi randomizzati e controllati, le terapie con Plasma iperimmune hanno purtroppo quasi sempre dimostrato la loro carenza. Fonte

Ad oggi, l’utilizzo di questa terapia contro la Covid-19 è disponibile ad uso emergenziale un po’ in tutto il mondo, e nello specifico, guardando al nostro paese, al solo uso compassionevole.
La difficoltà nel reperire plasma, adatto ad essere trasfuso, aggiunge paletti alla terapia. I donatori devono avere un età compresa tra i 18-65 anni, non devono avere patologie pregresse, epatiti, cardiopatie, neoplasie, né devono essere stati a loro volta trasfusi. Fonte

La stampa nazionale, soprattutto nel 2020, ha dato ampio risalto alla figura di De Donno, primario di pneumologia presso l’ospedale Carlo Poma di Mantova, scatenando fazioni in lotta che, ancora oggi, sono piuttosto attive e questo a discapito della ricerca scientifica e della corretta informazione.

In questa breve disamina cercherò di elencare i pro e i contro della terapia, senza avere la pretesa di mettere un punto su questa questione così annosa.

De Donno, insieme alla sua equipe, dopo parecchi mesi di narrazioni aneddotiche, pubblica l’8 Febbraio 2021 uno studio di coorte prospettica sul Plasma iperimmune: la rivista e la Mayo Clinic Proceedings di Elsevier.
L’obbiettivo e quello di valutare la sicurezza e l'efficacia della trasfusione di Plasma convalescente negli anziani (ospiti in una struttura di lunga degenza) affetti dalla Covid-19 da moderata a grave.
Per questo studio furono arruolati 22 pazienti. 15 ricevettero una unità di plasma, 6 ne ricevettero 2 unità e 1 ne ricevette 3. 23 su 30 unità avevano un titolo anticorpale neutralizzante uguale o maggiore di 1:160.
E’ giusto sottolineare che non furono registrate reazioni avverse durante e dopo la somministrazione e su 22 pazienti ne morirono 3.
Come gruppo di controllo fu valutato il decorso della malattia in 733 pazienti, ospiti di varie strutture sanitarie Lombarde. Sebbene avessero età e caratteristiche similari ai precedenti ne morirono 281; pertanto fu calcolato che il trattamento con il Plasma convalescente riduceva la mortalità del 65%.

Da questo studio nacquero titoloni sui quotidiani e relative battaglie sui social, che non fecero altro che indurre, tra i sostenitori della terapia, ancor più astio nei confronti della sanità.

Passiamo ad un'altra pubblicazione di poco successiva: il 18 Febbraio 2021 esce uno studio randomizzato del plasma convalescente sulla polmonite grave da Covid-19. La rivista che lo ospita è il New England Journal of Medicine.
I pazienti arruolati furono 333, di cui 228 assegnati a ricevere Plasma iperimmune (con titolo anticorpale da 1:800 a 1:3200) e 105 pazienti con placebo. La mortalità fu del 10,96% per il gruppo plasmatico e dell’11,43% nel gruppo di controllo. La differenza di rischio fu inferiore allo 0,46% e le conclusioni furono queste: non vennero osservate differenze significative tra i due gruppi; né per lo stato clinico, né per la mortalità.

Un analisi esplorativa su 4.330 pazienti non mostrò significatività statistica tra i pazienti che ricevettero Plasma convalescente con un alta percentuale di anticorpi, da quelli con percentuali basse o inferiori. Fonte

Un altro studio multi centro (2.807 strutture di assistenza negli Stati Uniti) ebbe come protagonisti 35.322 pazienti trattati con Plasma iperimmune, tra il 4 aprile e il 4 luglio 2020.
La mortalità in 7 giorni, nei pazienti trattati con Plasma ad alto titolo anticorpale, fu dell’8,7%. Nei pazienti trattati con titolo medio fu dell’11,6%, mentre 13,7% fu la mortalità dei pazienti trattati con titolo basso. A 30 giorni però il gap si ridusse, portando la mortalità a 29,1% nei trasfusi a basso titolo e a 24,7% in quelli ad alto titolo: così, anche in questo caso, nonostante non fosse uno studio randomizzato e controllato, la differenza non raggiunse una significatività statistica rilevante.
In un analisi post-hoc di un sottogruppo appartenente a questo studio, si scoprì che il Plasma aveva un effetto ancora più rimarcato se infuso entro i 3 giorni dalla diagnosi di Covid-19, portando però alla luce i limiti della terapia: occorrerebbe trattare i pazienti in tempi ristrettissimi; pazienti quasi sempre asintomatici o paucisintomatici che, solitamente, non accolgono di buon grado terapie preventive che necessitano di ricovero ospedaliero.

Sono pochi studi, come avrete avuto modo di leggere, ma rispecchiano lo stato in essere degli altri: quando i dati sono osservazionali o prospettici, soprattutto se su numeri molto piccoli, possono mostrare un quadro della situazione opposto ai dati raccolti in studi controllati e randomizzati.

Con i soli dati osservazionali può funzionare tutto (un po' come accade in vitro) e questo lo sappiamo bene: i prodotti omeopatici funzionano, l'oroscopo anche e stamina pure, ma ad un certo punto è essenziale procedere con i mezzi che la scienza ci fornisce per evitare Bias di conferma.

Sia chiaro, in emergenza vale “quasi tutto” e soprattutto non si ha il tempo di fare studi di un certo tipo; si punta a salvare il maggior numero di vite e, quando non ci sono alternative, le terapie ad uso compassionevole diventano necessarie.
Sarebbe bene però non enfatizzare risultati provvisori e sommari (questo dovrebbe valere in ogni occasione) per evitare di indurre false speranze nella popolazione; soprattutto perché possono trascendere in divisioni, lotte, schieramenti in fazioni, offese talvolta personali sulla gestione della crisi, che a tutto portano tranne che all’unico vero obiettivo; il bene primario dei pazienti.


Fonti




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