
Greta "Sharon" Thunberg ci ha ricordato che, se vogliamo salvare il pianeta, occorre lottare fondamentalmente per due cose:
Il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile.
Non che Greta sia stata la prima sia chiaro; non è neppure quella che ha dispensato i consigli scientificamente migliori, però è l'unica che è riuscita ad aprirci gli occhi e il cuore, mobilitando un intero pianeta; e non è poco direi.
Oggi vi parlerò di CO2, di cambiamento climatico, degli inquinatori e inquinanti peggiori. Intanto che ci siamo toccheremo l'Amazonia, l'Italia, il primo principio della termodinamica e il secondo. Poi discuteremo sull'acqua, sul Natale, dei trasporti, del mangiare e del futuro.
Ma stavamo parlando di Greta.
Anche grazie a lei abbiamo scoperto che il nemico numero uno ha un nome ed un cognome ed è CO2: cioè anidride carbonica.
Indispensabile per la vita, è indiscutibilmente aumentata in maniera vertiginosa dall'avvento della rivoluzione industriale.
Il famoso effetto serra lo conosciamo tutti, sono decenni che ne sentiamo parlare, ma a volte ci dimentichiamo che è essenziale per la vita.
Ovviamente, come tutte le cose, funziona bene all'interno di determinati range. In parole povere, rischiando di risultare banale, troppa CO2 fa aumentare la temperatura, mentre poca la fa diminuire; e in entrambi i casi significa estremo disagio e in seguito morte certa.
Siccome negli ultimi 800.000 anni i picchi non hanno mai superato i 300 ppm, mentre nel 2018 sono arrivati a 407,4 ppm, ci siamo accorti che qualcosa non andava. Così gli scienziati hanno dovuto fissare un tetto approssimativo di 500 ppm che raggiungeremo all'incirca nel 2050 (ovviamente se non riusciremo ad invertire la rotta).
Tutto questo sta accadendo in atmosfera, ma non possiamo dimenticare che gli oceani in tutto questo hanno un ruolo fondamentale.
Assorbono 1/4 dell'anidride carbonica, ma se aumenta a dismisura accade che si acidificano. Significa mettere a repentaglio i suoi abitanti, coralli compresi, e arrecare danni anche alle alghe.
Delle alghe ne parleremo più avanti, per ora però vi basti sapere che indurre loro un danno è estremamente controproducente.
Hic sunt leones, non lo sappiamo con certezza cosa accadrà nei prossimi 30 anni ma, qualcosa di grosso è certo che accadrà: credetemi accadrà.
Dicevamo che; siccome la vita a quei livelli (500 ppm) sarà molto dura, ma davvero MOLTO dura, si è deciso che occorre fare qualcosa ora, adesso, perché non c'è più tempo.
Ok aspettate un attimo, abbiate pazienza; che non abbiamo quasi più tempo è vero, ma è altrettanto vero che prima di addentrarci nel discorso e decidere sul dafarsi, è giusto fare un piccolo e doveroso ripasso.
Chi produce CO2?
Beh noi ad esempio, respiriamo ossigeno e rilasciamo in atmosfera anidride carbonica. Che poi a pensarci bene è buffo, perché le piante fanno l'esatto contrario pensate: assorbono CO2 e rilasciano ossigeno (ma anche di questo, insieme alle alghe, ne parleremo tra poco).
La stessa cosa vale anche per gli animali, i batteri, i vulcani, persino i torrenti rilasciano CO2 (e quelli montani più di quelli di pianura). Però parliamoci chiaro, il problema principale non sono i vulcani, siamo noi, e non certo perché respiriamo.
Attraverso i dati di questo grafico scopriamo che l'elettricità e il riscaldamento contribuiscono alle emissioni serra per il 25%.
Poi c'è l'agricoltura, la deforestazione e l'uso differente dall'agricoltura dei terreni, che insieme fanno il 24%.
L'industria è "solo" al terzo posto con il suo 21% e i trasporti arrivano al 14%. I dati sono del 2010 ma ad oggi le percentuali restano praticamente invariate. Fonte e Fonte
Arrivati al chi (CO2) e al come (elettricità e riscaldamento) credo sia doveroso dare un occhiata anche ai singoli paesi e alla loro impronta di carbonio.
A questo punto conosciamo anche quali sono i paesi che inquinano maggiormente, ma il grafico non fa menzione dei reali motivi, così ho dovuto cercare altre fonti e ho trovato, quasi per caso, questo sito davvero meraviglioso. Navigatelo, studiatelo, andate a scoprire chi utilizza maggiormente i gas, piuttosto che il petrolio, e quali sono i paesi che sfruttano al meglio le fonti rinnovabili (l'Italia usa quasi il 40% di energia ricavata da fonti rinnovabili). Fonte
Dal grafico si evince che non solo la Cina e gli Stati Uniti sono effettivamente i peggiori, ma anche che entrambe, come le altre del resto ma in maniera minore, inquinano maggiormente per l'elettricità e il riscaldamento.
Spero che lo abbiate notato ma in alto, tra parentesi, appare la scritta TWh che significa Terawatt ora.
Ma quanto è un Terawatt?
Corrisponde a 1 miliardo di KWh (Kilowatt).
L'ultima informazione che ci occorre è: Per ottenere 1 KW di elettricità, quanta CO2 si disperde nell'ambiente?
1 KWh produce 0.4332 Kg di CO2 (fonte procedura di calcolo della Regione Lombardia).
E' un mio difetto, lo ammetto, ma anche nella vita privata quando trovo diverse concause che concorrono in un problema, cerco di individuare la principale e concentrarmi solo su di essa.
Così ho fatto ricerche mirate per quanto riguarda l'elettricità, e siccome è improbabile che in Cina leggano il mio post, ho deciso di concentrarmi per un attimo sulla sola Italia.
La bella notizia è che i consumi dal 2008 al 2018 sono diminuiti in quasi tutte le regioni ma, ovviamente, c'è ancora tanto da fare e ci sono ampi margini di miglioramento; soprattutto per i valdostani che a quanto pare, in inverno, non patiscono certo il freddo. Oppure per la Basilicata che segna un pareggio.
Insieme invece il Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche peggiorano: ed è una controtendenza che andrebbe studiata per capirne le cause.
A questo punto potreste pensare che sia giunto il momento in cui mi metto a dispensare consigli per migliorare le cose ma, rullo di tamburi, non accadrà perché non è lo scopo primario di questo post.
Lo scopo è quello di fornirvi i mezzi per valutare al meglio la situazione e forse, per fare qualcosa di concreto. Il punto dolente è che, se deciderete di proseguire nella lettura e lottare nel migliore dei modi, dovrete fare i conti con un metodo astruso e complicato, che andrà a cozzare contro ogni vostro pensiero logico: il metodo scientifico.
Come ho abbondantemente scritto in precedenza, il problema principale del nostro pianeta è l'aumento incontrollato della CO2.
La plastica che finisce tra le nostre mani e poi negli oceani, ad esempio, è un enorme problema ma non è il principale: perché il principale siamo noi.
Ognuno di noi ha una personale impronta di carbonio (carbon footprint) ma anche ogni oggetto, mobile o immobile che sia, ogni strumento e accessorio che utilizziamo ha una sua personale impronta; pertanto credo sia giunto il momento di imparare ad utilizzare questo benedetto metodo scientifico.
Signori e signore è con immenso piacere che vi presento i due strumenti principali per valutare e combattere la CO2:
La Carbon Footprin e il Life Cycle Assessment.
La Carbon Footprin è "una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio. In conformità al Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra da includere sono: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido d’azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), esafluoruro di zolfo (SF6) e perfluorocarburi (PFCs). La tCO2e (tonnellate di CO2 equivalente) permette di esprimere l’effetto serra prodotto da questi gas in riferimento all’effetto serra prodotto dalla CO2, considerato pari a 1 (ad esempio il metano ha un potenziale serra 25 volte superiore rispetto alla CO2, e per questo una tonnellata di metano viene contabilizzata come 25 tonnellate di CO2 equivalente)."
L'analisi del ciclo di vita (LCA, in inglese Life Cycle Assessment) "è un metodo strutturato e standardizzato a livello internazionale che permette di quantificare i potenziali impatti sull'ambiente e sulla salute umana associati a un bene o servizio, a partire dal rispettivo consumo di risorse e dalle emissioni. Nella sua concezione tradizionale, considera l'intero ciclo di vita del sistema oggetto di analisi a partire dall’acquisizione delle materie prime sino alla gestione al termine della vita utile includendo le fasi di fabbricazione, distribuzione e utilizzo (approccio definito "dalla culla alla tomba")".
A tal proposito credo sia anche giunta l'ora di fare qualche esempio pratico.
Negli ultimi anni è opinione diffusa che, per riscaldare gli ambienti e inquinare meno, sia meglio usare metodi alternativi al gas metano o all'energia elettrica. Così hanno preso piede le stufe a pellet e i camini: i secondi in realtà non sono mai tramontati del tutto.
Usando il metodo scientifico scopriamo che una stufa a pellet inquina 5 volte in più di una vecchia auto Diesel con il filtro Euro 4. Ma non solo, raffrontata ad una stufa a gas scopriamo che inquina 600 volte tanto.
Stiamo parlando di inquinamento, non di CO2, perché nel lungo periodo (e per lungo periodo si parla di decine di anni fino a centinaia) la combustione a legna diventa la più vantaggiosa.
Perché la legna diventa nel lungo periodo la più vantaggiosa?
Tecnicamente si chiama carbon neutral e il motivo è legato a quello che ho scritto prima sulle piante. Rammentate che le piante hanno questa proprietà di assorbire CO2 e di immettere ossigeno in atmosfera? Pertanto se noi bruciamo legna non facciamo altro che reimmettere in ambiente quello che loro hanno assorbito, ma non solo, diamo loro nuova fonte per diventare grandi.
Nel lungo periodo bruciare legna porta ad emissioni di CO2 pari a zero, ma, esiste un ma.
Una pianta di 20-30-50-100 anni, ci ha messo quel lungo periodo per assorbire tutta quella CO2, e se noi la tagliamo a pezzi e poi la bruciamo, lo stesso quantitativo di CO2 lo riversiamo nell'ambiente in un tempo molto inferiore; il tempo di una fiamma.
E' per questo che se vogliamo risolvere il problema CO2 entro il 2050 non possiamo sostituire le centrali a carbon fossile con le biomasse a legna, perché sarebbe come svuotare una vasca con un colino.
Purtroppo, oltre a questo problema, in Europa abbiamo più di 70 milioni di apparecchi che sfruttano la legna, e producono i 3/4 degli inquinanti peggiori che conosciamo: gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) cancerogeni certi.
In Emilia Romagna sempre i 3/4 degli IPA presenti in atmosfera sono generati da apparecchi a legna.
Pertanto, sempre nel breve periodo, queste alternative risultano nettamente svantaggiose e sicuramente più dannose.
Svantaggiose anche, è bene sottolinearlo, il petrolio e il gas metano sono nettamente più efficienti della legna perché, con minori quantità (quindi con minor dispersione di CO2 nell'ambiente) riscaldano di più.
Siccome l'argomento è complesso, date un occhiata a questo video di Ruggero Rollini, che spiega mille volte meglio ciò che ho cercato di dire in poche righe.
Noi intanto torniamo per un attimo al maggiore inquinante mondiale.
I dati a nostra disposizione ci mostrano che esistono vari metodi per produrre energia e calore, e ognuno di essi ha una Carbon Footprin molto diversa.
Anche se a me personalmente il nucleare non sta antipatico, comprendo ovviamente che il timore sia irrimediabilmente radicato; però esistono alternative valide (non ho scritto altrettanto per ovvi motivi) che non sono ancora sfruttate a dovere e pertanto, puntare sull'idroelettrico, eolico e solare è la cosa più sensata che potremmo fare; anzi, che dovremmo fare.
Nel contempo occorre, senza ombra di dubbio, avviare il processo di riforestazione.
Argomento a sua volta delicato che ci fa incorrere in bias difficili da individuare.
Come ricorda Massimo Sandal nel video che potrete visionare più avanti, entro il 2050 dovremmo piantare alberi pari ad una superfice come il Belgio; ogni anno però.
La foresta Amazonica non è il polmone del pianeta, questo andrebbe sottolineato. Risulta difficile da comprendere, soprattutto perché l'emergenza foreste è una vera e propria calamità, ma ciò non toglie che definirla il polmone del pianeta è scientificamente scorretto.
La produzione di ossigeno che proviene dall'Amazonia è compresa tra lo 0 e il 6%. Sembra impossibile come dato, ma è reale, anche perché, quando prima ho parlato di piante, ho omesso un particolare.
Anche se è vero che le piante assorbono CO2 ed immettono ossigeno tramite la fotosintesi clorofilliana, è altrettanto vero che per crescere e mantenere i propri tessuti consumano una parte dell'ossigeno, emettendo a loro volta CO2.
L'ossigeno della terra è prodotto per il 50/70% dalla fotosintesi delle alghe degli oceani.
In questo splendido articolo, tratto da un testo di Giorgio Vacchiano, scopriamo che il restante ossigeno del pianeta lo producono i prati, i campi coltivati, i boschi e le foreste che crescono velocemente; ed è proprio per questo motivo che è scorretto divulgare che provenga da foreste secolari.
Vacchiano spiega che l'ossigeno in atmosfera è pari al 21% dei gas, mentre la CO2 è solo lo 0,0415%.
Sembra un controsenso, ma è proprio perché in atmosfera c'è così poca anidride carbonica che è così importante.
Il primo principio della termodinamica dice che l'energia non si crea né si distrugge, ma si trasforma, e spetta a noi trasformarla in una cosa proficua e positiva.
Aumentare l'ossigeno, avendo valori così abbondanti, risulta di gran lunga meno efficiente che agire direttamente sulla CO2.
Tutto questo pippone per rimarcare e sottolineare nuovamente che, ci sono tante strade che potremmo imboccare, ma nessuna è funzionale ed importante quanto l'agire in primis sulla CO2.
Sandal ricorda che siamo entrati nella sesta estinzione di massa; la prima fu causata dei cianobatteri, detti anche alghe azzurre.
Loro fecero quello che stiamo facendo noi ora, cioè assorbire energia ed immettere gas nocivi in atmosfera.Ok non proprio la stessa, perché loro immettevano ossigeno in ambiente e in grandi quantità; talmente grandi che scatenarono un era glaciale; la prima.
Il secondo principio della termodinamica dice che la trasformazione dell'energia tende ad andare verso forme sempre più degradate e inutilizzabili.
L'Entropia (la dispersione di energia) tende a crescere sempre più in tutto l'universo, fino ad uno stato di equilibrio che però significa assenza di energia; ed è proprio ciò che dobbiamo evitare di accelerare.
Torniamo a fare qualche altro esempio concreto.
La plastica, pur non essendo la protagonista principale di questo declino, è sicuramente uno degli argomenti più discussi.
Cosa accadde qualche anno fa?
Accadde che ad un certo punto gli scienziati iniziarono a dispensare consigli sull'uso e abuso e furono pubblicati dati.
Innanzitutto va detto e rimarcato che la plastica può essere riciclata ma, il riciclo è tuttora poco praticato e funzionale.
Secondo l'EPA, solo il 9,1% del materiale plastico negli Stati Uniti è stato riciclato nel 2015. Il 15,5% è stato bruciato per erogare energia, mentre il 75,4% è stato portato nelle discariche.
Nello stesso anno i dati EPA evidenziano che: per le bottiglie di plastica e i contenitori, il riciclo è stato del 30% circa, ma le percentuali di PET che vengono scartate ogni anno si aggirano tra il 26 e il 41%: ancora troppo alte. Fonte
Usarne meno e riciclarne di più non è solo consigliato, è necessario.
Ad un certo punto però i consigli degli esperti sono stati accolti dalle masse e modificati a piacere: scienza e disinformazione si sono amalgamate e ciò che è rimasto è il caos più assoluto.
Gli esperti avevano sottolineato che la plastica è un problema globale, e uno dei modi per ridurre il suo utilizzo era quello di smettere di bere l'acqua in bottiglia e usare quella del rubinetto.
Ma un conto è scendere nelle piazze per manifestare contro il cambiamento climatico; ben diverso è modificare le nostre abitudini.
Sappiamo che il mondo sta andando a puttane ma pretendiamo che siano gli altri, o gli stati, a cambiare per primi e a trovare soluzioni; ovviamente senza però privarci dei nostri agi e delle nostre abitudini.
Al mio paese si chiama voler la botte piena e la moglie ubriaca.
Il regalo più gettonato del Natale 2019 è stato l’urban bottle, la borraccia rigorosamente in alluminio.
Una notizia meravigliosa se non fosse che ancora troppi la riempiono con acqua industriale.
Le scuse sono varie: l'acqua del mio paese e troppo calcarea e fa venire i calcoli, fa schifo, è troppo ferrosa, è inquinata, chissà cosa c'è dentro, i tubi sono vecchi, sa di cloro, non è controllata, io bevo quella in vetro, quella del rubinetto mi fa male, rinuncio ad altro ma a quella no; insomma cose così.
In realtà sono tutti falsi miti.
L'acqua del rubinetto è estremamente controllata e non ha nulla da invidiare a quella in bottiglia. Fonte Istituto Superiore di Sanità e Falsi miti.
Ma non solo, gli esami chimici effettuati sulle acque in bottiglia rivelano che in media hanno maggiori inquinanti di quelle pubbliche. Fonte
La verità signori è che (e questo non solo vale per l'acqua in bottiglia ma bene o male per tutte le plastiche monouso) di alternative alla plastica ne esistono alcune, ma l'unica ecosostenibile è solo una: non usare la plastica.
Il Life Cycle Assessment è impietoso, non fa sconti, parte dall'estrazione della materia prima e arriva fino all'ultima vampata di calore di un inceneritore, o di un forno per il riciclaggio.
Cosa ci rivela? Che è essenziale abbandonare l'utilizzo di quanta più plastica possiamo, ma dice anche che usare al suo posto vetro o alluminio non è la soluzione, perché entrambi hanno una carbon footprint maggiore. Fonte
Il sito non è dei migliori, anche se i dati e i grafici che riporta sono estremamente corretti; ma ve ne lascio altre a seguire, anche se alcuni sono di più difficile comprensione. 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6
In pratica dicono tante cose, ma in soldoni evidenziano che bere l'acqua del rubinetto è la scelta migliore, imparagonabile alle alternative.
Ma l'acqua in bottiglia o i contenitori plastici non sono la sola spina nel fianco per chi vuole cambiare le proprie abitudini, sono però un campanello d'allarme.
E' estremamente difficile cambiare le nostre abitudini, credetemi, molto di più di quanto possiate pensare.
Un esempio per tutti è il Natale.
Non ci si pensa, eppure questa ricorrenza ha un impatto molto rilevante. E' stato registrato che durante le festività Natalizie il consumo di energia elettrica si impenna di un 30%.
Gli addobbi nelle abitazioni, negli esercizi commerciali e le luminarie delle città hanno un grosso impatto sul carbon footprint. Fonte
Sul web, per ovviare a questo problema, esistono vari consigli. Tenere spente le luci in nostra assenza, usare luci a led per abbattere notevolmente i consumi, spegnere le luci ad una certa ora per non consumare tutta la notte; ma alla fine vale lo stesso discorso per l'acqua in bottiglia: se vogliamo abbattere i consumi dovremmo rinunciare alle luminarie.
La vera domanda è: quanti di noi sono disposti a farlo?
Ma veniamo alla carne, altro tema dolente: mangiare una bistecca di manzo significa usare 28 volte in più di suolo, di quello che occorre per mangiare una bistecca di maiale o pollo; addirittura 160 volte in più che per una bistecca vegetariana: il ché significa 11 volte l'impronta di CO2. Fonte
Usare l'auto elettrica significa inquinare 5 volte in meno che con una piccola auto cittadina, e 7 in meno di una monovolume.
Viaggiare in aereo inquina 20 volte in più che viaggiare in treno.Un miliardo di tonnellate annue di CO2 vengono emesse per il trasporto marittimo, e occorre pensare anche a questo quando, invece di acquistare una bistecca di manzo, prendiamo la Quinoa che proviene dal Perù, dalla Bolivia e dall'Ecuador. Fonte
Cambiare la vecchia caldaia con una moderna, influisce non poco, come influiscono i pannelli solari, le luci a led e spegnere gli stand by.
E se il Natale impenna del 30% i consumi, i condizionatori lo fanno ancor più.
Non è necessario andare a New York in barca a vela per le vacanze, come non è necessario eliminare gli spostamenti nei fine settimana per lo svago.
Nessuno ci impone di vivere com'era consuetudine cento anni fa; ma occorre smettere di vivere come stiamo facendo ora.
Circa 11700 anni fa è iniziata l'ultima era, l'Olocene.
Olocene significa letteralmente l'era più recente, ma grazie all'essere umano la quasi totalità del mondo scientifico sostiene che non siamo più in quella fase, ma che siamo entrati nell'Antropocene, da Antropos, uomo.Abbiamo una manciata di anni, circa 8 per fare l'impossibile, dimostrando ai nostri eredi che siamo sufficientemente evoluti da non estinguerci.
Riusciremo?
Hic sunt leones è un espressione che veniva usata sulle mappe e carte nautiche antiche. Indicava che oltre quel punto non si era mai andati, c'era l'ignoto.
La bella notizia è che, anche se ignoriamo l'esito del nostro futuro, il pianeta si salverà comunque.
Nuove razze di animali, nuovi continenti, nuovi alberi e frutti e chissà, tra qualche milione di anni civiltà aliene troveranno i nostri resti fossilizzati e impiegheranno forse anni a cercare di capire se avevamo peli o piume colorate.

Fonti
https://download.terna.it/terna/0000/0016/90.pdf
https://www.youtube.com/watch?v=Imlo-0mjog0
http://www.scienzaverde.it/cronaca-ambientale-blog/emissioni-inquinanti-produzione-elettricita-italia/
Camini e stufe quanto inquinano?
https://yearbook.enerdata.net/
https://www.climate.gov/news-features/understanding-climate/climate-change-atmospheric-carbon-dioxide
http://www.lteconomy.it/it/articoli-it/articoli/chi-emette-la-co2-2
https://www.ohga.it/impronta-di-carbonio-cosa-significa-e-perche-dovremmo-inventarci-unetichetta-per-ogni-prodotto/
https://www.wwf.it/il
https://www.thebalancesmb.com/plastic-recycling-facts-and-figures-2877886
https://download.terna.it/terna/0000/0016/90.pdf
https://www.epa.gov/facts-and-figures-about-materials-waste-and-recycling/advancing-sustainable-materials-management
https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/transparency-report/total-load
https://gruppo.selectra.net/sites/gruppo.selectra.net/files/Comunicato_Stampa_12_Dicembre_2017_0.pdf
https://www.greenbiz.it/green-management/economia-a-finanza/trend/7528-emissioni-co2-elettricita
https://www.informazioneambiente.it/anidride-carbonica/
https://www.informazioneambiente.it/fotosintesi-clorofilliana/
http://old.iss.it/binary/cnra/cont/notizirio.1174637117.pdf
https://www.youtube.com/watch?v=Akdhz6QFY9Q
http://verdefood.com/glass-vs-plastic/
https://tappwater.co/us/footprint-of-glass-vs-plastic-vs-aluminium-best-choice/
https://www.greenlifestylemag.com.au/features/2936/disposable-drink-bottles-plastic-vs-glass-vs-aluminium
https://en.wikiversity.org/wiki/Design_for_the_Environment/Disposable_Water_Bottle
https://www.theguardian.com/environment/2014/jul/21/giving-up-beef-reduce-carbon-footprint-more-than-cars
https://selectra.net/energia/guida/ambiente/compensazione-carbonio