mercoledì 24 luglio 2019

C.S.I Scena del crimine

C.S.I Scena del crimine




Alla fine le Api che stanno morendo le ho trovate davvero; ma un passo alla volta perché ne parlerò in uno scritto futuro che si chiamerà Bambolbee.

Ci eravamo lasciati con una grande domanda e un incognita: le Api stanno davvero morendo? 
Se non rammentate la domanda o se non avete letto il mio report vi lascio il link qui: To Bee or not to Bee?

Notizia freschissima, datata 11 Luglio 2019.
Finalmente un Italiano, un giovane, un nome e un cognome e una località tutta nostrana; Avigliano (Umbria).
Luca Barra Secondi pubblica la foto di copertina e scrive su Facebook: 
"Non è possibile!!!
Non è possibile che io all'11 di luglio vada a controllare le arnie e mi debba ritrovare uno scempio del genere!!!
Non è possibile checcazzo!!!Migliaia di piccoli esseri che pur di non contaminare la propria famiglia e tutto il miele prodotto, muoiono proprio sotto la porta di casa per avvisare le altre del pericolo a tot distanza.....
Non è possibile che ancora nel 2019 non si riesca a capire la gravità della situazione che ci circonda!
Non è possibile che ci stiamo (e NON ci stanno!perché siamo tutti colpevoli) avvelenando sotto ai nostri occhi e nessuno non faccia nulla....nessuno muova un dito, nessuno che alzi la voce!Si continua a sputare robaccia a discapito del nostro futuro prossimo e non ci frega nulla di mangiare e bere veleno! Il suo nome è Mesurol (Methiocarb) prodotto da Bayer, ma si usa anche Force, Celest , Maxim, Influx, Starcover, Thirame e molti altri prodotti chimici che loro definiscono Fitosanitari (un prodotto fitosanitario è un prodotto pronto all'impiego, previa diluizione in acqua, utilizzabile per proteggere e conservare (proteggere e conservare un cazzo!) i vegetali o influirne sui processi vitali.La protezione è intesa da tutti gli organismi nocivi) ma sono veleni; il Mesurol è un insetticida, ornicida, ratticida ed è la principale causa di smarrimento e morte degli insetti impollinatori tra cui le Api. La semente viene trattata prima della semina, cioè tutte quelle schifezze finiscono nel terreno, si sciolgono e quando la pianta inizia a crescere le assorbe sistemicamente e poi giù, tutto nelle falde acquifere evvia, fin dentro i nostri piatti e i nostri bicchieri. Questi trattamenti vengono largamente usati, anche combinati, nelle colture di Mais, Girasole, cereali e molto altro da tutti gli agricoltori sia italiani che stranieri. Addirittura, soprattutto in America e Australia, vengono spruzzati tramite piccoli aeroplanini posseduti dalla aziende agrarie.
Non è possibile che gli odierni girasoli non producano più nettare perché sono creati in laboratorio............non ci sono parole, Nonno si rivolterebbe nella tomba.
Non è possibile.........e scrivo questo post "solo" per cercare di rendervi partecipi a questo strazio che a noi Apicoltori uccide dentro come pugnalate continue dato l'amore che ci lega ai nostri meravigliosi animali ma che, nel frattempo, uccide nella realtà dei fatti tutti quanti essendo l'ape un indicatore biologico della qualità dell'ambiente: ognuno di noi, nessuno escluso."
8000 e più condivisioni e circa 800 commenti ad oggi, mentre scrivo, in data 23 luglio 2019.
I commenti sono i soliti; cioè un odio viscerale per tutto ciò che è associabile all'agricoltura tradizionale e ai prodotti in uso.
Andare a fare le pulci a tutti è compito arduo, impossibile, e non è certamente alla mia portata né spetta a me; però posso cercare di puntualizzare alcuni aspetti.

A quanto pare alcune Api sono morte davanti a quella che lui chiama la porta di casa, poco distante dall'entrata, sacrificandosi per non contaminare le altre ed il miele.

Allora: le Api si sacrificano in tanti modi, soprattutto se devono difendere la propria comunità, ma non certo in questo modo. Supporre che un Ape sappia di essere stata avvelenata e decida, di spontanea volontà, di non contaminare l'alveare è estremamente poetico e di grande impatto emotivo,  ma è ridicolo.
Però stiamo parlando di un ragazzo con la passione tramandatagli dal nonno, che torna a casa e trova Api morte in maniera strana… Possiamo certamente concedergli questo pensiero poetico, non trovate?
Poco dopo esplode contro i veleni, che sono ovunque, che ci stanno e ci stiamo avvelenando.
Siccome è molto arrabbiato fa anche i nomi; prodotti e produttori che avvelenano e contribuiscono alla moria delle Api e alla contaminazione ambientale.
Continua con le sementi e scrive di semi trattati con sostanze, anche se sono vietate da parecchi anni in Italia, almeno dieci.
No, rettifica, un momento: non sono vietate le sostanze, sono proprio vietate le sementi trattate (conciate) e non è una cosa all'Italiana, con prodotti che vengono venduti sotto banco; sono proprio introvabili i semi conciati, chiaro?
Prosegue con queste sostanze che in alcuni stati, soprattutto esteri, vengono irrorate grazie all'uso di aerei (e questo è vero) tecnica indispensabile quando hai campi sterminati.
Finisce con la solita frase delle Api che sono indicatori biologici della qualità degli ambienti, anche se studiosi del calibro del Prof. Mandrioli storcono il naso a queste affermazioni.

Insomma alla fine, per farla breve, siccome avevo trovato un Italiano colpito e con un danno concreto, ho chiesto informazioni ad un contatto che ha 40 anni di esperienza diretta con le Api, nonché laurea in Scienze Agrarie e tesi sulla Varroa (quando le faccio le cose, cerco di farle bene).

La risposta mi ha lasciato di stucco!

Mi spiega che le Api avvelenate solitamente le si trova a terra, davanti all'entrata dell'arnia.
Stiamo parlando di avvelenamento volontario o involontario, quando decine di migliaia di Api giacciono a terra prive di vita, causato ad un uso improprio di sostanze antiparassitarie o da azione dolosa.
Ovviamente non tutte, perché può non essere un avvelenamento così massiccio, oppure perché le Api muoiono un po' dove gli capita e non necessariamente davanti "casa". (In realtà le Api  che giacciono a terra sono morte  dentro all'alveare, gettate fuori da quelle in forza e che devono tenere pulito il posto).

Ma l'esperto prosegue, come un vero detective, forte della sua esperienza.

Mi fa notare ciò che io avevo del tutto ignorato, anche se lo avevo davanti al naso.
Mi dice: quello sembra il cassetto del fondo anti Varroa: "guardati com'è fatta un arnia con fondo a rete e cassetto sottostante che si usa per capire quante Varroa cadono dopo il trattamento."
Prosegue dicendomi che chi ha dimestichezza con gli alveari sa che le Api in quel cassetto non dovrebbero esserci.
In mezzo c'è una rete, che loro non possono passare, pertanto non riesce a comprendere come le Api siano finite su quel cassetto.

Quindi, ricapitolando, la foto non mostra l'entrata di casa ma un cassetto dell'arnia; cassetto che non dovrebbe contenere Api perché, una volta morte, cadono su una rete posta a protezione.

Prosegue la sua indagine zoomando la foto.
Mi fa notare la grande quantità di residui di cera.
Un po' è normale, mi dice, ma se guardi con attenzione vedrai che la cera è tanta e soprattutto la si trova sopra i corpi, in abbondanza, oltre che attorno.

Sinceramente io, di nuovo, non lo avevo notato.

Mi spiega che le Api per mangiare il miele messo da parte, rosicchiano l'opercolo, fatto di cera, che cade proprio su quel cassetto.
L'opercolo è il tappo che ogni "botte" esagonale ha, se riempita di miele, ok?
E' la loro scorta, quella che l'apicoltore non preleva, quella che viene aperta all'occorrenza come facciamo noi con il frigorifero o la credenza quando abbiamo fame.
Prosegue spiegandomi che probabilmente, anche se da una foto è difficile da capire, quelle Api morte non sono tutte di quell'alveare.
Probabilmente c'è stata una battaglia, feroce, un saccheggio che è tutt'altro che infrequente per le Api.
Una colonia si trova senza cibo e per la propria sopravvivenza attacca un altra colonia che cibo ha.
Le Api all'attacco cercano di entrare da ogni dove, ma dall'accesso quelle in difesa le bloccano.
Una lotta furiosa; tante ne entrano e tante periscono, ma soccombono anche quelle in difesa, difesa che a tratti cede alle ondate e così i Barbari possono entrare e stappano gli opercoli e bottinano ciò che possono prima di fuggire.
Altre stanno cercando di entrare da sotto, ma la rete le ferma e si accalcano in un lato, accerchiate da Api in difesa che le pungono a morte, e ad ogni puntura, ricordatevelo, due Api soccombono, quella trafitta dal veleno e quella che trafigge, perché eviscerata.

Una distesa di centinaia, migliaia di combattenti morti, i buoni e i cattivi, indistinguibili gli uni dagli altri perché non hanno una divisa.
Ricoperti da polvere di cera che precipita durante il saccheggio.

Qualcuno commenta qualcosa di ponderato, si pone delle domande e chiede risposte, come io che chiedo se la foto è stata fatta da lui, perché mi accorgo che non descrive ciò che racconta.

Un utente mi attacca: "che cazzo di domanda è?"

La frenesia alimentare è incredibile e aumenta, ad ogni condivisione i commenti si impennano perché le Api sono un argomento sensibile.

C'è Einstein che non ha mai detto nulla sulle Api, mai, che appare forse di più che l'ape stessa; un po' come "Elementare, Watzon!" mai scritto da Conan Doyle, per intenderci.

Alla fine mi arrendo, non ho prove per giudicarlo colpevole di "frode volontaria o istigazione all'odio".
Alla fine è un bravo ragazzo, deluso, amareggiato, incazzato nero per la perdita che va oltre il mero guadagno; perché sono vite perse a discapito di una passione tramandatagli.
Alla fine la colpa è probabilmente delle Api e non del contadino, ma chi se ne frega se ha pensato solo a quello.
E lo comprendo, perché alla fine ognuno di noi ha i propri pregiudizi e i propri bias, anche se a volte infondati, ed è naturale, umano, lasciarsi andare alle imprecazioni e alla disperazione.
Come io, a torto, quando sono affranto da tutte le falsità che si raccontano sull'agricoltura tradizionale e leggo di apicoltori incazzati coi veleni, penso a tutte quelle Api che si ritrovano senza cibo alla fine dell'inverno, perché gli è stato sottratto e venduto.
O a quando sciamano, seguendo l'istinto insito nella loro natura, anche se alla fine vengono sempre recuperate controvoglia e riportate in quelle case di legno che in natura non ci sono.

Se mi leggesse il mio esperto mi bacchetterebbe!

Come quando leggo che se il cibo scarseggia viene dato loro acqua e zucchero, che è notoriamente uguale al miele sottrattogli, no? 
Tutti sanno, vero, che alla mattina fare colazione con acqua e zucchero è uguale al fare colazione con il miele, giusto?
Anche se ha tutte quelle proprietà uniche al mondo, ma chissenefrega! 
A un esserino che campa circa 40 giorni d'estate, diamogli acqua e zucchero per un paio di settimane, in primavera, anche se due settimane sono 1/3 della sua esistenza.
Basta affumicarle un po', ogni tanto, non troppo, quando occorre; con quel fumo che viene venduto anche su Amazon con la descrizione romantica di "affumicatore per Api: un prodotto medico che non nuoce alla loro salute perché fatto da erbe naturali Cinesi."

Ah 'sti Cinesi…

54 pezzi a meno di 10 Euro, pensate.
Perché un po' le stordisce, ovvio, ma non fa loro del male; così ci assicurano i Cinesi.
Si allontanano, diventano mansuete e non pungono, ma solo perché sono rilassate come vacche Indù!

(Ah no quelli sono Indiani, scusate.)

Perché è risaputo che ad ogni essere vivente, che respira ossigeno, piace essere irrorato dal fumo ogni tanto.
Lo si vede durante le manifestazioni, quando la Polizia lancia i fumogeni per disperdere le folle.
Un fuggifuggi generale; qualcuno viene ricoverato per ipossia o intossicazione ma alla fine nessuno muore perché il fumo si sa, è rilassante.

Taccio, perché alla fine sono arrabbiato ma il mio esperto, dotato di una notevole mente scientifica, non approverebbe, perché se si vuole fare divulgazione scientifica in maniera seria, occorre presentare i fatti, non le ire e le illazioni!

Alla fine gli apicoltori li trovo pure utili, sotto molti aspetti, e alla fine un po' di fumo ogni tanto, diciamolo, ma che sarà mai!

lunedì 1 luglio 2019

Drift e Shift






Sulla spalla sinistra dell'anziano c'è un piccolo batuffolo di cotone, fermato da una striscia di nastro adesivo.
I sanitari gli hanno racomandato di aspettare quindici minuti in sala d'attesa, prima di uscire, perché gli è appena stato somministrato il Vaccino antinfluenzale quadrivalente, contenente i ceppi:

A/Brisbane/02/2018 (H1N1)
A(H3N2)
B/Colorado/06/2017
B/Phuket/3073/2013

L'antinfluenzale dovrebbe proteggerlo dall'ondata che sta per arrivare, e il condizionale è d'obbligo perché l'influenza è subdola e le piace mutare.
Le influenze, come le sindromi parainfluenzali, sono sempre causate da Virus.
Sostanzialmente, semplificando il tutto allo stremo, esistono due tipi di Virus: quelli a DNA e quelli a RNA (i Virus influenzali sono a RNA).
Non ne esiste uno più pericoloso dell'altro, perché sono differenti ed entrambi potenzialmente pericolosi; però quelli a RNA amano mutare nel tempo.
Questo li rende immensamente più subdoli ed è anche per questo che un Vaccino influenzale efficace un anno, perde di efficacia l'anno a venire, o addirittura dopo soli pochi mesi.

Facciamo un passo indietro.
Quel Vaccino, che in questo momento si sta spargendo nel muscolo della spalla dell'anziano, ha fatto un lungo viaggio in contenitori refrigerati, trasportati in furgoni appositi, prelevati dall'aeroporto nel quale è atterrato un aereo che proveniva dalla Francia.
Val De Ruil è la piccola cittadina della Normandia dal quale è stato spedito.
L'azienda che l'ha prodotto si chiama Sanofi Pasteur, ed è in grado di produrre 900 milioni di dosi annue, che vengono distribuite in 190 paesi del mondo.
L'azienda, che ha un passato centenario, è situata al limite di un grosso complesso industriale; oltre c'è la foresta demaniale di Bord Louviers.
Un lungo passaggio sospeso sopra la strada, sfoggia tronfio il nome e il simbolo dell'azienda. Funge da sopraelevata e permette ai dipendenti di accedervi da uno dei parcheggi.
Oltre il posto di blocco alle sbarre c'è un laghetto con al centro una fontana zampillante. Attorno, verdi giardini alberati con incastonati moderni edifici di cemento e vetro, fanno da cornice.
Non è l'unica azienda al mondo in grado di produrre una tal mole di Vaccini, ma è una delle poche e una delle più antiche e rinomate.
Il Vaccino della nostra storia era stoccato proprio lì, in uno dei tanti ed enormi hangar, mantenuti tra i 2 e gli 8 gradi centigradi.
I magazzinieri, tra alti scaffali di colore blu e macchine per imballaggio di un giallo canarino, percorrono in lungo e in largo gli edifici in sentieri delimitati da strisce viola; il resto è territorio dei carrellisti.
Tutti, indipendentemente dalla stagione, si proteggono dal freddo con maglioni di pile e guanti.
Ogni bancale ha decine di pacchi monitorati da congegni elettronici che si chiamano Datalog, che segnano la temperatura di stoccaggio.
Ognuno di essi è avvolto con film protettivi e coperte di materiale isotermico, necessari durante tutte le fasi di trasporto e stoccaggio.
Le procedure sono severissime, i controlli capillari, e sistemi all'avanguardia monitorano ogni singolo passaggio con protocolli maniacali: non potrebbe essere altrimenti.
La temperatura è solo uno dei tanti tasselli, necessari a far si che i vaccini siano privi di qualsivoglia contaminazione batterica.
Dentro ai pacchi ci sono scatole con siringhe monouso, e questo è indispensabile per ridurre al minimo l'errore umano.
Un tempo venivano prodotte fiale, le quali venivano somministrate grazie a siringhe monouso ma, in alcuni paesi, le siringhe non bastavano mai e accadeva che una venisse usata per più iniezioni: lascio a voi dedurre ciò che accadeva.
Il liquido all'interno delle siringhe contiene particelle Virali, non l'intero Virus, e questo avviene ovviamente tramite procedure e macchinari complessi.
Addentriamoci nell'azienda; il Virus disgregato proviene da un liquido ottenuto in contenitori di acciaio inox, collegati a cisterne che assomigliano a gigantesche pentole a pressione, piene di vasi comunicanti e grovigli di tubi che paiono rompicapi.
Ovunque ti giri vedi rubinetti verdi e gialli, manometri, strozzature e filtri di colore rosso.
I computer sono sospesi da bracci meccanici, il pavimento è bianco e le pareti pure. I neon, ad incasso per evitare l'accumulo di polvere, illuminano gli ambienti di una potente luce fredda.
Gli addetti usano indumenti speciali, mascherine, guanti, copricapo e occhiali protettivi.
La ventilazione è, ovviamente, in atmosfera purificata.
I controlli vengono fatti a campione ma, grazie ad algoritmi, le sequenze non sono prevedibili.
Ogni tipologia di vaccino può subire fino a 1200 test durante tutto il processo, e ogni lotto viene esaminato sia dall'azienda, che da laboratori di autorità sanitarie pubbliche.
Se uno dei controlli rileva anche una sola piccola difformità, l'intero lotto viene distrutto.
Oltre il 70% del tempo complessivo, che occorre per produrre un vaccino (6 mesi per un antinfluenzale e fino a 36 per quelli ricombinati) è speso per il controllo della qualità.
Il liquido Virale, composto da più ceppi, nasce in un'altra parte dell'azienda, dove vengono conservate le uova di pollo precedentemente infettate.
Ovviamente non sono uova qualsiasi, provengono da allevamenti appositi, situati nei dintorni della cittadina, dove le galline vengono allevate unicamente per questo scopo.
Superfluo dire che ogni uovo, quando arriva in azienda, è privo di cariche batteriche, e che gli allevamenti sono super controllati.
A queste uova viene iniettato il ceppo di Virus che si intende coltivare, ma prima, una ad una, vengono illuminate con lampade a contatto che le rendono trasparenti, in modo da poter segnare, con dei pennarelli, il punto preciso dove verrà praticata l'iniezione.

Ma perché usare le uova?

Perché i Virus crescono magnificamente nelle cavità amniotiche ed è dal 1945 che si usa questa procedura.
Ve ne sono altre, ma solo per un paio la FDA (Food and Drug Administration) ha dato il nulla osta.
Preventivamente infettate le uova passano qualche giorno in incubatrice (ambienti riscaldati) per dar modo al Virus di replicarsi.
Poi il liquido prelevato viene mandato in produzione, dove rimane nelle colture da 2 giorni a 3 mesi, a seconda del tipo di vaccino.
Dalla soluzione originale di coltura cellulare, si producono milioni di dosi vaccinali.
L'inattivazione di Virus e batteri è il passaggio successivo, cioè impedire che il Virus causi malattie. Solo i Virus inattivati, o parti di essi, sono in grado di attivare il sistema immunitario senza scatenare la malattia, e i Virus e i Batteri inattivati si chiamano Valenza.
Un Vaccino può includere una o più Valenze, in modo da proteggerci da una o più malattie contemporaneamente, ma ognuna di queste non deve interferire in alcun modo con le altre e deve restare attiva per tutto il tempo che occorre.
E' anche per questo che per ottenere un nuovo Vaccino ci vogliono a volte anni di ricerca e controlli infiniti.
Non tutti i Vaccini però vengono prodotti per la vendita.
Una parte viene liofilizzata, messa in fiale e conservata in celle frigorifere a -70 gradi, in modo da avere scorte immediatamente disponibili in caso di necessità.
Ma occorre fare un ulteriore passo indietro, perché per infettare le uova hanno dovuto replicare il contenuto di una sola fiala, che porta il nome di Working Seed, cioè la fiala base.
Chi ha deciso quale ceppo doveva far parte del vaccino, e da dove viene questa fiala?

Esiste una rete globale di sorveglianza dell'influenza dell'OMS (GISN) la quale monitora i Virus dell'influenza che circolano in tutto il mondo, durante tutto l'anno.

GISN comprende:
5 Centri collaboratori dell'OMS (Atlanta, Pechino, Londra, Melbourne e Tokyo)
136 centri nazionali di influenza in 106 paesi
11 laboratori di riferimento chiamati H5
4 laboratori di regolamentazione

Prima fase: Sorveglianza
I campioni di influenza, ottenuti dai pazienti presso i centri di influenza nazionale e i laboratori di riferimento dell'OMS, sono inoltrati a un centro di collaborazione dell'OMS, dove vengono analizzate le proprietà antigeniche (risposta immunitaria) genetiche e anti-virali dei farmaci.

Seconda fase: Analisi antigenica
I test di inibizione dell'emoagglutinazione (HI) misurano la relazione antigenica tra un virus di test (Virus X) e un virus di riferimento noto (Virus A).

Terza fase: Analisi genetiche
I ceppi influenzali, rappresentativi e antigenicamente insoliti, sono selezionati per il sequenziamento completo dei loro geni della emoagglutinina e dalla neuraminidasi. Le nuove sequenze sono classificate filogeneticamente rispetto alle sequenze note, consentendo di monitorare le variazioni genetiche e l'evoluzione dei ceppi influenzali circolanti. Le sequenze infine sono inviate a GISAID, una banca dati internazionale per la condivisione e l'uso collaborativo dei dati sull'influenza.

Quarta fase: Sensibilità ai farmaci antivirali
I virus circolanti sono testati per la loro sensibilità ai farmaci influenzali che sono attualmente in uso e allo stadio avanzato. Questo monitoraggio consente a WHIS GISN di identificare l'emergere di virus influenzali resistenti ai farmaci, che potrebbero presentare sfide per trattamenti futuri.

Quinta fase: Sviluppo vaccino
I dati di sorveglianza sui virus circolanti sono raccolti presso i Centri di collaborazione dell'OMS, e questo avviene durante tutto l'anno. Questi dati forniscono informazioni sui virus influenzali predominanti che, attualmente, si diffondono e circolano in diverse parti del mondo.
Due volte all'anno un comitato dell'OMS si riunisce per prendere in considerazione i dati e raccomandare ceppi adatti da includere nei prossimi vaccini influenzali stagionali.
Febbraio: vaccini per il successivo inverno nell'emisfero settentrionale (novembre-aprile).
Settembre: vaccini per il seguente inverno nell'emisfero australe (marzo-ottobre).
Queste raccomandazioni vengono presentate 5-6 mesi prima del rilascio del vaccino, per consentire il tempo di produzione.
In ogni singolo paese le autorità nazionali prendono la decisione finale sulla composizione del vaccino, di solito avviene in considerazione della raccomandazione dell'OMS. Fonte

Come avrete già intuito, questo è un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, quindi occorre uscire dalla Sanofi Pasteur e raggiungere i 136 centri nazionali per l'influenza, sparsi in 106 paesi del mondo.

Occorrerebbe raggiungere la stazione spaziale per ammirare la grandezza di questa fitta ed immensa maglia.
Una ragnatela globale formata da edifici e persone che passano l'intero anno, senza sosta alcuna, a raccogliere campioni, referti medici e dati.
Chiunque venga colpito da influenza, in ogni parte del mondo, e gli effetti di questa siano abbastanza gravi da richiedere un esame di laboratorio, verrà catturato dalla tela, e i dati con essa.

Età, sesso, provenienza, data del contagio e tipologia del Virus sono un fiume di informazioni che convogliano in un unico sito e mostrano, costantemente, l'andamento influenzale nel mondo.
Con questi dati, sommati a quelli degli anni precedenti come confronto, il GISN sarà in grado ogni sei mesi, di prevedere il periodo e i tipi di influenza che colpiranno la tal zona del globo.

Vi state chiedendo se è indispensabile tutto ciò?

Ogni anno, nel mondo, dal 5 al 15% delle persone contraggono Virus influenzali, dei quali circa 4 milioni si ammalano gravemente e ben 250 -500 mila muoiono per le complicazioni, e questi sono dati che fornisce l'OMS.

Ma dove "nascono" i Virus?

I ceppi più comuni iniziano il loro viaggio nel Sud-Est asiatico e impiegano dagli 8 ai 12 mesi per fare un giro completo del globo.
Il nostro viaggio a questo punto ci impone di staccarci dalla rete globale e raggiungere in volo una delle grandi metropoli da dove i Virus si diramano.

Hong Kong è situata sulla costa meridionale della Cina e ha 7,5 milioni circa di abitanti.
Bangkok invece è la capitale della Thailandia e ha 6 milioni circa di abitanti.

Le due metropoli distano in linea d'aria 1.732,91 km.

Ne sceglierò una a caso, perché per il nostro viaggio a ritroso nel tempo è indifferente l'origine di questo Virus.
Così raggiungiamo il fiume Nan, un affluente settentrionale del fiume principale della Thailandia, il Chao Phraya.
Famoso per le sue case galleggianti, ha ancora oggi ampi tratti poco contaminati dalla presenza dell'uomo, e ricchissimi di fauna selvatica.

Sette mesi prima che l'anziano ricevesse il suo Vaccino, nel villaggio galleggiante sul fiume Nan si diffuse l'influenza; ma non fu l'influenza tipica che solitamente colpisce quelle zone.
Come ho precedentemente spiegato, all'influenza piace cambiare, ricordate?
Muta, in continuazione, come una serie di parole sussurrate all'orecchio della persona che ci sta accanto, e poi ripetute a loro volta agli altri, in una sequenza infinita di passaparola che, una volta percorso l'intero pianeta, ci ritorna del tutto modificata e ci coglie impreparati: questo viene chiamato Drift.

Ma quello che accade nella nostra storia è uno Shift, un evento eccezionale che è alla base di tutte le zoonosi: il passaggio tra animale ed essere umano.

Eccoci, siamo sul fiume, e nelle case la febbre e la dissenteria ha dilagato per tre settimane.
Qualche anziano è morto; già indebolito dalla vita tutt'altro che facile, ma quest'anno l'influenza ha mietuto anche tra i giovani.
Quello morto per secondo (ma solo perché era fisicamente più forte della sorellina) è colui che ha contagiato il villaggio: l'untore.
Tre settimane prima era da solo, a pesca sul fiume, con la sua inseparabile canoa, quando si accorge della presenza di un nido di Fagiani Arancioni.
Mentre si avvicina sei esemplari volano via in un grande schiamazzo. Non trova uova, ma nei pressi di alcune sterpaglie scorge un anatra selvatica, che deve essere per forza morta da poche ore, perché non puzza ancora.
La prende con sé, portandola per il collo, e la mette sulla canoa accanto ai quattro pesci che aveva da poco pescato, e alla frutta fresca, precedentemente raccolta.
Di ritorno al villaggio si ferma per dare da mangiare ai due maialini di famiglia, della razza a pancia a tazza, che tra una settimana saranno abbastanza grandi da poter essere venduti al mercato.
Chi li acquisterà si ammalerà di influenza suina, che muterà ben due volte tra uno Shift e un Drift: ma questa è un'altra storia che non ci è dato sapere.
Il nostro giovane amico dà loro la frutta e qualche avanzo, compreso la testa dell'anatra appena tagliata, che si appresta a spennare.

Il sole sta tramontando sul fiume Nan, dovreste vedere che spettacolo.
Da lontano si ode un maschio di fagiano intonare il suo canto d'amore.
Si tratta di due note acute, emesse in rapida successione, con l'accento che cade sulla prima.
Mentre la sera incombe il nostro giovane amico si dirige al villaggio; alle spalle il sole si spegne nel fiume.

Tra sette giorni la sua amata sorellina morirà, ma non farà in tempo a piangerla a lungo perché al nono giorno la seguirà.

Foto di copertina.