sabato 3 aprile 2021

Hendra



Questo scritto dovrebbe avere un inizio e una fine, proprio come le cose che piacciono a me, ma già dalle prime battute qualcosa mi dice che non sarà così.

Se qualcuno mi chiedesse: tra i Virus qual è il tuo preferito? Risponderei senza esitazione che sono due: i Potyvirus e i Paramixovirus (che appartengono all'ordine dei Mononegavirus) e tra questi Hendra è di gran lunga il mio favorito.
Hendra è un Virus all'apparenza "un po' banale" se mi concedete il termine, infatti, ad oggi, ha causato la morte di sole 4 persone e 104 cavalli; e con tutto il rispetto per le vittime, sia quelle umane che quelle animali, se lo mettessimo sul piatto della bilancia insieme agli altri Virus ben più noti non ci sarebbe partita; Hendra perderebbe in partenza.
Eppure Hendra Virus è entrato a far parte della categoria C del Bioterrorism Agents/Diseases del CDC e figura tra quelli emergenti e che destano maggior preoccupazione.
Vediamo il perché.

Nel 2011 uscì un film, Contagion, che scosse gli animi del pubblico. Il virus protagonista era un Heniphavirus, anch'esso della famiglia dei Mononegavirus, in grado di scatenare una Pandemia infernale. Al regista chiesero "perché proprio quello?" con tanti virus tremendi e ben più famosi e la risposta fu "perché è un Virus che esiste, anche se è poco conosciuto, ed il suo nome è Nipah Virus."
Dovete sapere però che il NiV (Nipah Virus), che nella sua storia personale ha fatto di gran lunga molte più vittime, è il parente più prossimo ad Hendra Virus, ed è per questo che siete qui ora, perché c'é una storia da raccontare, una storia che mi è sempre stata a cuore e credetemi ne varrà la pena perché sarà una di quelle storie con una morale da tenere a mente e forse qualcosa su cui riflettere.

Sette casi

Primo caso: Tutto ebbe inizio nell'agosto del 1984 nei pressi di Mackay, una città del Queensland (Australia) bagnata ad Est dal Mar dei Coralli; mare dal quale approdò il famosissimo capitano James Cook nel lontano 1770.
Nella fattoria di Mark Preston, un giovane contadino di 35 anni, due cavalli si ammalarono di una malattia improvvisa e sconosciuta che ebbe un esito infausto.
Margaret Preston, la moglie del fattore, è un veterinario e fu essa stessa a prestare le prime, quanto inutili, cure e in seguito ad eseguire l'autopsia.
Solo che fare un autopsia ad un cavallo non è una cosa da poco, fu per quello che il marito ebbe la malaugurata idea di darle una mano.
Non avendo mai riscontrato una malattia dal decorso così rapido e dagli effetti così devastanti, decise di prelevare dei campioni dal tessuto della vittima e di conservarli: col senno di poi fu la decisione migliore che potesse prendere.
Lo fu perché da li a pochi giorni Mark iniziò a stare male. Emicrania, rigidità cervicale, poi sempre peggio fino a quando fu ricoverato e gli fu riscontrata una Meningite Asettica.
Le Meningiti colpiscono le Meningi (membrana che riveste il cervello e il midollo spinale) e possono avere svariate cause: virus, batteri, funghi, microrganismi, tumori e più di rado per reazioni iatrogene (ai farmaci) o reazioni autoimmuni.
Fu dimesso dopo un po' di tempo in buona salute, senza che i medici riuscissero a trovare una causa, e proseguì con la sua normale vita insieme alla moglie e ai suoi cavalli, circondati da immense piantagioni di canna da zucchero.

Secondo e terzo caso: Un mese dopo, nel settembre dello stesso anno ma a quasi 1000 km di distanza, si ammalò una cavalla gravida di nome Drama Series. Quando iniziò a stare male si trovava a riposo a qualche chilometro da Hendra, un piccolo sobborgo di Brisbane, nel Queensland.
Il proprietario decise di trasportarla immediatamente nel maneggio per farla visitare del veterinario.
La storia completa la potrete trovare in Spillover di David Quammen, mentre qui mi limiterò a raccontare solo i passaggi salienti.
I dubbi furono: avrà mangiato un erba velenosa, sarà stata morsa da un serpente?
Siccome inappetente e debole, a tratti letargica, l'allevatore decise di alimentarla a forza, con le proprie mani, ma con risultati alquanto deludenti.
Nel giro di un paio di giorni peggiorò, fuggì dal box, si ferì ripetutamente ansimando e scalciando e procurandosi ferite profonde, con la bava che le usciva dalla bocca e dalle narici. L'allevatore, non consapevole dei rischi a cui sarebbe andato incontro, cercò di liberarle le narici per non farla soffocare, ma fu tutto invano perché, quando arrivò il veterinario, la morte era già sopraggiunta.
Venne gettata nella fossa comune, quella in cui venivano portati i cavalli di Brisbane quando morivano, e non le venne fatta l'autopsia perché costosa e ritenuta non necessaria.
Tredici giorni dopo però i cavalli della scuderia iniziarono a loro volta a stare male. Febbre, difficoltà respiratorie, occhi arrossati, spasmi, difficoltà nei movimenti e perdita di muco dalla bocca e dalle narici.
Iniziarono a cadere "come birilli", così almeno e ciò che racconta Quammen.
Ne morirono 12, tra atroci spasmi. Uno di questi si suicidò lanciandosi ripetutamente contro un muro di cemento. Alcuni vennero abbattuti come ultimo atto misericordioso.
Un veterinario eseguì un autopsia su una delle vittime e riscontrò numerose emorragie interne; nessuno di loro aveva mai visto una cosa del genere.
Nel frattempo, il proprietario del maneggio e uno stalliere iniziarono a stare male. Il primo peggiorò rapidamente e dopo una settimana dal ricoverò morì. L'autopsia evidenziò due elementi importanti. Il primo fu la presenza di un nuovo e sconosciuto Virus, l'altro che i suoi polmoni erano letteralmente pieni di sangue e altri fluidi.
Lo stalliere invece ebbe una sorte migliore. Si curò da solo, superando quella che gli sembrò una brutta influenza e si rimise in sesto, anche se forse mai del tutto perché da quel giorno non fu più al 100%.
Da quel momento, ovviamente, iniziarono le autopsie ai cavalli, con teste e arti mozzati che riempivano il cortile del ranch. I protagonisti descrissero bidoni della spazzatura pieni di organi e sangue e viscere ovunque, ma nonostante tutti qui fluidi nessuno si ammalò. Neppure il veterinario che aveva prestato le prime cure si infettò, e lo stesso valse per il veterinario che eseguì la prima autopsia.
Esclusero gli Hantavirus e quello della Peste Africana e venne catalogato come un Paramyxovirus ma, differente da quelli conosciuti perché aveva una doppia corona di spicole.
Inizialmente fu classificato come una specie di Morbillovirus equino, ma alla fine realizzarono che era semplicemente un nuovo tipo di Virus e decisero di chiamarlo Hendra.
Questo secondo caso fece registrare la prima vittima umana ma, a distanza di un anno, il primo e ormai dimenticato caso tornò alla ribalta, perché Mark Preston, il protagonista della prima storia, iniziò a stare di nuovo male. Venne così ricoverato e scoprirono che era di nuovo Meningite. Morì 25 giorni dopo il ricovero e neppure questa volta i sanitari riuscirono a stabilire cosa gli avesse procurato la seconda e letale infezione. Però i campioni conservati dalla moglie, durante l'autopsia, urlarono la verità: il loro cavallo, o meglio i resti del loro cavallo, risultarono affetti da HeV (Hendra Virus).

A distanza di anni sappiamo che i Nipah Virus possono causare Encefaliti recidive che insorgono dopo mesi, fino a dieci anni dopo il primo contagio. Per Hendra non vi sono certezze ma solamente qualche controverso dubbio: e se il Virus fosse rimasto latente in Preston e dopo un anno, magari a causa di un deficit immunitario, avesse ripreso vigore?

Quarto caso: Nel Queensland settentrionale e più precisamente a Cairns, alla fine del 2004 un veterinario ventenne si espose al Virus durante le cure prestate ad un cavallo infetto. Eseguì egli stesso l'autopsia ed entrò in contatto con una grande quantità di fluidi corporei. Sette giorni dopo si ammalò di quella che sembrò una leggera influenza, ma alla fine le analisi riscontrano una sieroconversione all'HeV. Fortunatamente si riprese velocemente e il Virus non venne trovato in nessuna delle persone che ebbero a che fare con il cavallo.

Quinto e sesto caso: Nel luglio del 2008 un ospedale veterinario a Redlands, nei sobborghi di Brisbane, viene messo in quarantena dopo che quattro cavalli iniziarono a manifestare forti malesseri. Due membri dello staff, che si prendevano cura dei cavalli, svilupparono una malattia acuta simile all'influenza, la quale, in breve tempo, fu seguita da Encefalite. Nuovamente le analisi evidenziarono la presenza di HeV e dopo poco uno dei due purtroppo morì.

Settimo caso: Nell'agosto del 2009 a Cawarral, nel Queensland, un cavallo manifestò disagio, febbre e difficoltà respiratoria. Un veterinario di 55 anni eseguì un endoscopia nasale che evidenziò petecchie ed ecchimosi. Solo in seguito ad entrambi, medico e cavallo, venne riscontrata un infezione da HeV. Sviluppò inizialmente i sintomi influenzali, poi sopraggiunse un Encefalite e il ventunesimo giorno dall'esposizione morì.

Sette casi, quattro morti.

Di Hendra ora sappiamo che, come Nipah, è un Virus presente in numerosi pipistrelli pteropidi della frutta. E' una zoonosi che si trasmette da pipistrello ad animale, e più precisamente, per Hendra, da pipistrello Pteropus ad equino (in alcuni casi anche ai cani) e da equino ad essere umano. L'infezione nei pipistrelli sembra del tutto asintomatica, ma i cavalli che si nutrono della loro placenta che cade dagli alberi, o che vengono in contatto con fluidi corporei come urina, o si nutrono dei resti della frutta infettata dalla loro saliva, sviluppano una virosi multiorgano che può infettare gli esseri imani, con una conseguente infezione delle cellule Endoteliali, poi Vasculite, Polmonite e infine, nei casi più gravi, Encefalite e morte.




Di trasmissione diretta da pipistrello a uomo non se ne hanno tracce e neppure da uomo ad uomo, e i pochi cani che sono risultati positivi non sembrano in grado di infettare gli uomini.
Dal 2012 inoltre è disponibile un vaccino equino che è in grado di bloccare l'infezione, ed è stato somministrato, con successo, a più di 100.000 cavalli in soli due anni (dal 2012 al 2014 perché dati più aggiornati non sono riuscito a reperirli).
La grande novità è che un vaccino umano contro Nipah ed Hendra è in fase di sperimentazione e la valutazione clinica è estremamente promettente, tanto che appare efficace, nelle cavie, dopo soli sette giorni dall'immunizzazione.

Arrivati a questo punto vi starete chiedendo però: e quindi?
Sì perché come storia è piuttosto avvincente ma, stiamo comunque parlando di sole 4 vittime umane e 104 equine, e anche se il tasso di mortalità si aggira sul 60% tra gli umani e sul 75% circa tra i cavalli, stiamo parlando di sole 4 vittime umane in fin dei conti.
Avete ragione ma, ho ancora due cose da raccontare, quindi portate pazienza ancora un po'.

Nel libro Spillover, Quammen conclude il capitolo Hendra con l'incontro con una giovane veterinaria che aveva avuto un duplice ruolo con il Virus: quello di medico, ma anche di paziente.
Lei descrive con dovizia di particolari quel giorno.
Il cavallo, un castrone di dodici anni, aveva iniziato a stare male. Non era neppure un cavallo da corsa ma da compagnia, e dai sintomi sembrava una banale indigestione. Però nel giro di poche ore aveva iniziato a peggiorare e lei era corsa, in piena notte, alla piccola fattoria sita in Little Mulgrave, a una trentina di chilometri a sud di Cairns.
Il tempo di arrivare e trovò il cavallo in condizioni disperate; ansimava, aveva la febbre e non riusciva a rialzarsi. Uno starnuto le colpì le braccia e il muco era rosa a causa del sangue.
Nel giro di pochi minuti peggiorò ulteriormente e convinse i proprietari che non c'era più nulla da fare e che per il suo bene sarebbe stato opportuno sopprimerlo, ma non fece neppure in tempo a somministrargli l'iniezione letale che il cavallo era già morto.
Il tutto avvenne in un lasso di tempo brevissimo, a mezzanotte, sotto un acquazzone violento, con i fari della macchina ad illuminare. Il tutto fu talmente veloce che non fece in tempo ad indossare la mascherina e neppure i guanti. Si cambiò solo per l'autopsia, che fece sul momento, indossando tutte le precauzioni, precauzioni che adottò anche una volta terminata, disinfettandosi a dovere e lavandosi a lungo; ma non fu sufficiente.
Nove o dieci giorni dopo iniziò a stare male. Aveva forti mal di testa e i sintomi simili ad un forte raffreddore. Bronchite, dolori al petto, gola infiammata, tosse persistente, affaticamento muscolare e debolezza. Rimase assente dal lavoro per una settimana, poi, una volta ristabilitasi, riprese anche se a fatica.
Esami successivi evidenziarono che aveva sviluppato anticorpi specifici per HeV.
Era viva ma, proprio come accadde allo stalliere nel secondo caso descritto, l'infezione le aveva lasciato degli strascichi. Dolori frequenti alla testa, stanchezza, irascibilità, e una paura buia e profonda che il Virus si annidasse silente in lei, da qualche parte. Temeva che dopo un anno, come forse accadde per Hendra nel primo caso, oppure tra dieci come è accaduto per Nipah, gli sarebbe ritornato fuori e l'avrebbe ammazzata quel maledetto.
Raccontò a Quammen che periodicamente andava ai controlli degli specialisti e che gli esami del sangue a volte presentavano bizzarre fluttuazioni degli anticorpi, e avrebbe voluto essere tranquillizzata ma sapeva che nessuno al mondo lo avrebbe potuto fare.

Terminata l'autopsia si ricordò che chiese ai proprietari se c'erano volpi volanti nei paraggi, e ovviamente la risposta fu affermativa perché i pipistrelli erano ovunque.
Il problema fondamentale è che, anche se i pipistrelli a volte si spostano in zone abitate per cercare frutta, il più delle volte è l'uomo che si espande e si addentra dove loro hanno sempre vissuto indisturbati. Per millenni, decine di migliaia di anni, i pipistrelli hanno convissuto con gli animali autoctoni e la popolazione, trovando equilibri; poi ad un certo punto arrivò una nuova razza che iniziò a invadere spazi. Ma non li invase da solo, si portò appresso animali che fino ad allora non erano mai entrati in contatto con i pipistrelli Australiani, e uno di questi è proprio il cavallo.

Il fatto è che se ci concediamo millenni e lasciamo che equilibri si formino, con tutta probabilità anche gli esseri imani troveranno equilibri con i pipistrelli, ma nulla ci assicura che gli equilibri saranno a nostro favore.

Quello che non vi ho ancora detto, l'ho lasciato volutamente alla fine, è che Hendra è tornato.
C'è un appello datato 11 marzo del 2021 che avverte che è stato scovato un nuovo ceppo di Hendra, grazie ad un progetto di ricerca che si chiama Horses as Sentinels, ed esorta tutti gli allevatori di cavalli a vaccinare i loro capi.
E' stato trovato un cavallo deceduto, infettato da un ceppo mutato che è presente in una specie di volpe volante che, fino ad ora, si pensava non diffondesse il Virus.
Grazie ad un nuovo tipo di test hanno scoperto che alcuni test negativi del passato erano in realtà positivi ad un Virus mutato; mutato ma altrettanto letale.
Questo fatto amplia i confini in nuovi scenari di guerra, in luoghi che fino ad ora sembravano immuni al problema perché le volpi volanti dalla testa grigia (Pteropus poliocephalus Temminck) migrano in zone fino ad ora mai toccate dal Virus.

Se si da abbastanza tempo ad un Virus di mutare, troverà il modo di farlo, siatene certi.


Fonti