domenica 29 dicembre 2019

Mamma ho mangiato la Stella di Natale







E se all'improvviso vi chiedessi: di che colore è il fiore della stella di Natale?
Siete proprio certi che riuscireste a darmi la risposta corretta?

Euphorbia pulcherrima è il suo vero nome, anche se i più fighi la chiamano Poinsettia, nome derivato da Joel Roberts Poinsett (politico statunitense) che la importò negli Stati Uniti, dal Messico, nel 1825.

Giallo è il colore del suo fiore e deve risultare sicuramente poco appariscente e insignificante, visto che avete pensato rosso: ma si sa che le dimensioni non sono tutto e che si fa quel che si può, vero?
Allora: tutta quella roba rossa che gli fa da contorno non sono foglie, ma si chiamano brattee; che non vanno neppure confuse con i calici del fiore, che sono tutta un'altra roba.
Le brattee hanno una funzione vessillare, che come avrete ben intuito (lo dice la parola) servono ad accompagnare e a proteggere il fiore.

Pensate all'estrema importanza di quei minuscoli boccioli di colore giallo (che fino ad oggi ignoravate) se come protezione hanno un grasso rosso grosso pavone.

Sono passati ben 199 anni (alla fine del 2020 saranno 200) da quando Poinsett la raccolse dal Messico e la portò nella sua serra in South Carolina.
Dopo 100 anni, l'unica notizia riguardante la sua pericolosità è quella del botanico Joseph Francis Rock, ma le informazioni si perdono nei meandri dei ricordi, tanto che dopo soli 25 anni l'unico a ricordarsene è il solo Harry L. Arnold che riporta il fatto nel libro Poisonous Plants of Hawaii.




"Il succo lattiginoso e le foglie sono velenose. Il figlio di due anni di un ufficiale dell'esercito a Fort Shafter morì per aver mangiato una foglia di poinsettia nel 1919. La sostanza velenosa non è né un alcaloide né un glucosio, ed è probabilmente una resina. Provoca un'intensa emesi e catarsi e delirio prima della morte." Fonte


Nel 1970 alla Society of American Florists venne qualche dubbio e iniziò a porsi alcune domande: Ok che tutti i libri di botanica riportano la velenosità della pianta, ok che lo si ripete in ogni lezione, e ok, esistono migliaia di articoli ma... sono mai stati fatti degli studi? Così alla domanda ne consegue uno studio "a study from researchers at Ohio State" che scopre, attraverso svariati test sugli animali, che un bambino di 50 libbre (22 kg) dovrebbe mangiare dalle 500 alle 600 foglie per intossicarsi.
Attenzione si parla di intossicazione, non di morte, perché test sui bambini non sono ma stati fatti (pare sia illegale). Stiamo parlando comunque di un numero di foglie davvero esorbitante, non trovate?

Ecco cosa riferisce il Centro per il controllo dei Veleni (National Capital Poison Center).

"Nella maggior parte dei casi, l'esposizione a qualsiasi parte della pianta di poinsettia nei bambini o negli animali domestici, ha pochissimo effetto. Se ingerito, può causare lieve irritazione: nausea, vomito, o diarrea. Toccarlo può causare un'eruzione cutanea. Ci sono state segnalazioni di giardinieri che lavorano con la pianta che spesso sviluppano un'eruzione cutanea delle mani durante la manipolazione." Fonte

Ricapitoliamo: nel 1919 un bambino di due anni viene trovato morto accanto ad una stella di Natale: pare ne abbia ingerita solo una di foglia; anche se alcuni articoli parlano del succo dello stelo e non della foglia.
Nessun ulteriore caso di morte, e anche se i casi da presunta intossicazione umana e animale si ripetono annualmente, gli alberi di Natale fanno sicuramente più vittime delle rosse stelle. Fonte
Il mito persiste fino ai giorni nostri, come molti miti, e anche se uno studio ha rivelato l'infondatezza della sua estrema velenosità, medici, veterinari, botanici e giornalisti insistono a divulgare, più o meno inconsapevolmente, questa fake news.


Sempre restando in tema natalizio scopro che, per assurdo, il Vischio che appendiamo sopra le porte, e che non gode certo di cattiva fama, è ben più pericoloso per i nostri amati Pet.
Vi lascio qui il link al Portale Didattico Veterinario, con la lista completa delle piante tossiche o irritanti per i nostri piccoli amici.
Inoltre lascio qui il link ad una delle tante pagine, veterinarie e non, che si possono trovare sul web.
La lascio non perché sia migliore di tante altre, ma perché è l'emblema delle notizie che circolano, in un loop infinito, tra le pagine delle nostre ricerche (sì il senso di questa frase è dispregiativo).
Per emblema intendo che, tra le tante informazioni utili e vere, si materializzano anche le fake news, e alla fine il rischio è di prendere per buono tutto.
Quella pagina ad esempio inizia decantando le proprietà terapeutiche del vischio "tra cui quelle tumorali" così riporta; anche se mille altre pagine decantano le sue ben note proprietà "antitumorali".
Mentre Amicaveterinaria qui avverte che bastano tre sole bacche per uccidere un bambino, io cerco di fare un po' di chiarezza.

Il Vischio non è un potente antitumorale, ma probabilmente è utile per alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia e in alte dosi sembra che riesca ad influenzare la crescita tumorale.
Sono stati fatti degli studi, sono ancora pochi a dire il vero, ma ne esiste uno in particolare che ha il compito di valutare gli studi clinici svolti fino ad ora con il Vischio. Fonte

"Gli autori hanno condotto una ricerca su 7 banche dati elettroniche ed elenchi di riferimento e hanno avuto ampie consultazioni con esperti e hanno identificato 26 studi controllati randomizzati (RCT) e 10 non-RCT. Tra gli studi con una qualità metodologica più elevata, la maggior parte ha riporta un beneficio, mentre 1 non ha trovato alcuna differenza. Miglioramenti sono stati individuati principalmente per quanto riguarda l'affaticamento, sonno, esaurimento, energia, nausea, vomito, appetito, depressione, ansia, capacità di lavoro, e benessere emotivo e funzionale in generale e, meno coerentemente, per quanto riguarda il dolore, diarrea, generale prestazioni e gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali.
In conclusioni: Sembra avere un impatto sulla riduzione degli effetti collaterali delle terapie convenzionali (chemioterapia, radiazioni) negli studi sperimentali e nell'applicazione quotidiana di routine. L'influenza sulla fatica in particolare dovrebbe essere studiata ulteriormente." Fonte

Ma torniamo per un istante ai bambini e agli animali da compagnia.
La curiosità li potrebbe portare ad avvicinarsi alle Stelle di Natale o al Vischio, ma anche all'Oleandro o l'Agrifoglio, l'Edera, i Gigli, le Calle, i Tulipani e addirittura l'Aloe vera ma, difficilmente, ne mangeranno a sufficienza per stare davvero male, perché hanno tutti sapori orribili.
Il gatto, il cane e vostro figlio potrebbero assaggiarli, ma con tutta probabilità anche sputarli disgustati perché incommestibili.
La disgeusia per il gusto e l'anosmia per l'olfatto sono patologie rare e non so perché, ma sono quasi certo che, sia vostro figlio a due che quello a quattro gambe/zampe, non le abbiano.

Come sempre, occhio alle bufale!


La Stella di Natale è così tossica?
The Myth of the Poisonous Poinsettia

martedì 24 dicembre 2019

Sherlock Holmes il Cortisone e la rivoluzione sessuale




Nel lontano 1929 un anziano paziente di 65 anni (negli anni 20 a 65 anni si era indiscutibilmente vecchi) affetto da artrite, stava combattendo la sua personale battaglia in un letto di ospedale della Mayo Clinic di Rochester, nello Stato del Minnesota.

L'artrite è una malattia articolare che causa, nelle forme più acute, un infiammazione estremamente dolorosa e invalidante che può portare ad una impotenza funzionale.

Un giorno, senza preavviso, ebbe un attacco molto forte di mal di fegato e nei giorni successivi la sua pelle iniziò a cambiare colore, mostrando gli effetti dell'aumento della bilirubina nel sangue, con il classico ittero.
Philip Hench, da tre anni primario di reumatologia della clinica, notò con grande stupore che l'itterìzia non aveva portato con sé solo cattive notizie, ma anche un notevole miglioramento dello stato infiammatorio degli arti; infatti il paziente, invece di peggiorare, riuscì ad alzarsi dal letto e la quiescenza si protrasse addirittura per mesi.

Negli anni venti del novecento si ignoravano le cause dell'artrite, tanto che si pensava si trattasse di una infezione, e anche se si conoscevano gli esiti, la specializzazione sulle malattie artritiche era solamente agli albori.
Hench iniziò a pensare che quel disturbo epatico avesse in un qualche modo prodotto una sostanza sconosciuta, in grado di placare i dolori grazie alla riduzione dell'infiammazione.
Si rammentò che il medico Thomas Addison aveva in passato correlato l'atrofia delle ghiandole surrenali ad una diminuzione delle difese immunitarie, tanto da scatenare importanti infezioni: e la Addison era dannatamente simile nei sintomi, riguardanti lo stato di affaticamento generale, a quelli dell'artrite.
Crebbe in lui una convinzione, un tarlo, una domanda:

"E se le ghiandole surrenali avessero un ruolo in tutto questo?"

L'ossessione lo spinse a battezzare quella sostanza sconosciuta con il nome di Sostanza X e a ricercarla tra le pieghe delle patologie che incontrava.
Si trasformò in un moderno Sherlock Holmes, cercando di imitare il suo personaggio preferito della letteratura.

"Hench era un membro attivo della Baker Street Irregulars Society, un gruppo di devoti di Sherlock Holmes. La sua collezione di prime edizioni e materiali correlati, ora è ospitata all'interno delle Collezioni Speciali e Libri Rari dell'Università del Minnesota. E' stata descritta dai curatori come una delle più notevoli biblioteche sherlockiane mai assemblate"

Nei mesi e negli anni successivi notò innumerevoli correlazioni tra il miglioramento transitorio e la presenza di ittero, o addirittura nelle pazienti gravide.
In quegli anni riuscì a raccogliere le prove di 30 casi del tutto similari.
Nel 1935 iniziò a collaborare con il suo collega, il biochimico Dr. Edward Kendall, già famoso e rispettato per le sue scoperte, infatti all'età di 28 anni, il giorno di Natale del 1914, fu il primo a cristallizzare l'ormone tiroxina, a partire da 6500 libbre di tiroide di maiale.
Entrambi passarono i successivi 12 anni a studiare e a valutare quali fossero le cause di queste temporanee ma miracolose remissioni.
L'esperienza di Hench, sommata a quella di Kendall portò buoni frutti. Infatti Kendall già nel 1930 aveva iniziato a studiare gli ormoni surrenali; studi che lo avevano portato ad identificare, insieme ad altri ricercatori di svariati laboratori, ben 28 composti prodotti dai surreni.
Quattro di essi, A-B, E e F furono battezzati come i composti più promettenti.
Contemporaneamente, e in modo del tutto indipendente, il laboratorio svizzero del chimico Dr. Tadeus Reichstein, contribuì enormemente a trovare e a classificare tutti gli steroidi prodotti da queste misteriose ghiandole.
Quando Reichstein iniziò a dedicarsi allo studio delle surrenali, era poco più che trentenne, ma aveva già alle spalle una brillante carriera piena di scoperte sulle strutture organiche; dalla biochimica, alla medicina, fino alla biologia.
Dal 1931 al 1934 determinò la struttura dell'acido ascorbico (Vitamina C) e sviluppò un metodo commercialmente valido e conveniente per la sua sintesi.
In quegli anni Kendall, grazie a 3000 libbre di ghiandole surrenali animali, fu in grado di produrre 1 solo grammo di composto di tipo A.
Fu in quel momento che entrò in gioco la Merck & Company, annusando odore di business, e grazie alla tecnica modificata di Reichstein, centinaia di libbre di bile di bue furono utilizzate per produrre 100 grammi di composto; ma fu un fallimento, perché il composto si dimostrò del tutto inutile per alleviare i dolori:

A non era la Sostanza X.

Si concentrarono allora su E, che differiva da A per un solo atomo di ossigeno, ma la sua estrazione si dimostrò decisamente più difficoltosa.
Nel frattempo l'entrata in gioco dell'America, nel conflitto della seconda guerra mondiale, si faceva ogni giorno più concreta.
L'intelligence Americana era riuscita a scoprire che i nazisti importavano segretamente, dall'Argentina, ghiandole surrenali bovine, e che le trasportavano addirittura tramite sottomarino.

Ghiandole surrenali trasportate in un sottomarino?

Fu un vero e proprio campanello d'allarme, anzi una sirena, perché il timore che ai piloti della Luftwaffe venisse somministrato un qualche farmaco miracoloso, in grado di infondere loro coraggio e forza sovrumana, si sparse a macchia d'olio.
Anche se queste voci erano senza dubbio infondate, lo spettro di un nemico steroide-migliorato attirò non poco l'attenzione del governo degli Stati Uniti.
Fu riunito un comitato di 14 chimici, tra cui Kendall, e arrivarono le sovvenzioni; fiumi di denaro che furono determinanti per le future scoperte. Insieme al denaro arrivò il tanto desiderato rifornimento costante di materia prima: ben 900 libre settimanali di ghiandole surrenali.
A questo punto entrò in gioco Lewis Sarett, che nel giro di tre mesi trovò un modo per sintetizzare il composto E dalla bile di bue; anche se la procedura richiedeva ben 37 passaggi: ancora troppi e laboriosi per rendere l'estrazione competitiva e conveniente.
Arrivò il 1948 e occorreva scegliere il paziente designato: fu la Signora G che altro non desiderava se non tentare il tutto e per tutto per sconfiggere la malattia.
Il 21 settembre ricevette la prima delle iniezioni intramuscolari. Due volte al giorno le vennero iniettati 50 mg di composto E per mano del dottor Charles H. Slocumb, un giovane reumatologo del servizio ospedaliero.
Il giorno seguente la paziente non ebbe miglioramenti ma a partire dal terzo arrivarono.
Al quarto la trovarono in pedi, fuori dalla sua stanza, mentre visitava gli altri ammalati e raccontava loro di quanto stesse bene grazie ad una iniezione miracolosa.
Il 28 settembre, dopo soli sette giorni, andò a fare shopping nel centro di Rochester, senza nessuna rigidità articolare, senza alcun dolore.
Un secondo paziente arrivò ad alzarsi dal letto, azzardando qualche passo di danza, mentre un'altra si fece sette lunghi bagni in un solo giorno, cercando di compensare tutti quelli che non si era potuta fare durante la lunga malattia.

Alla Mayo Clinic si urlò al miracolo: la Sostanza X era stata finalmente trovata e il suo nome era Composto E.
Solo in seguito, per timore che lo si potesse confondere con la Vitamina E, venne chiamato Cortisone.

Ma cos'è il Cortisone e come agisce?

Il Cortisolo è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali.





Ogni volta che percepiamo una minaccia, il cervello rilascia un ormone chiamato adrenocorticotropico, che in un istante arriva alle ghiandole surrenali, le quali rilasciano il cortisolo e l'adrenalina. Essendo le surrenali delle ghiandole endocrine, versano gli ormoni direttamente nel sangue, in modo da raggiungere tutti gli organi e i tessuti.
E' il principale ormone coinvolto nello stress e serve a proteggerci durante una minaccia o quando percepiamo un pericolo.
Viene rilasciato normalmente al mattino, quando ci svegliamo, oppure mentre pratichiamo sport, o se dobbiamo affrontare un periodo di stress, ma tutta la sua potenza la manifesta nel momento del combattimento o della fuga.
Insieme, cortisolo e adrenalina sono in grado di farci saltare, schivare, attaccare e fuggire meglio di qualunque droga.
Ecco un esempio di come funziona la risposta allo stress.
  • Un individuo deve affrontare una situazione di stress.
  • Ne deriva una cascata ormonale complessa, e le ghiandole surrenali secernono il cortisolo.
  • Il cortisolo prepara il corpo per una risposta di combattimento o di fuga, inondandolo con glucosio e fornendo una fonte di energia immediata ai muscoli.
  • Inibisce la produzione di insulina nel tentativo di impedire la conservazione del glucosio, favorendo il suo immediato utilizzo.
  • Restringe le arterie mentre l’epinefrina aumenta la frequenza cardiaca.
  • L’individuo risolve la situazione di stress.
  • I livelli ormonali ritornano alla normalità.
Il Cortisone è un ottimo antinfiammatorio e immunosoppressore e viene impiegato in tantissime patologie: artriti, dolori ed infiammazioni articolari, dermatiti, reazioni allergiche, asma, rinite, lupus eritematoso sistemico, epatite cronica autoimmune, malattie infiammatorie intestinali ecc ecc. Fonte

Ma non è tutto oro quello che luccica.

I pazienti della clinica Mayo ebbero un miglioramento notevole, quasi miracoloso, ma destinato a non durare nel tempo.
La Signora G, come gli altri pazienti, ebbero un tracollo perché il Cortisone ha tante qualità, ma non quella di curare.
E' un palliativo, e come tale attenua i sintomi senza rimuovere la causa.
Come ogni sostanza al mondo, che sia essa "naturale" o prodotta, ha controindicazioni. 
  • Reazione allergica (tra i sintomi: eruzione cutanea, orticaria, bruciore, gonfiore del viso, delle labbra, della gola o della lingua)
  • Squilibri elettrolitici (tra i sintomi: ritenzione idrica)
  • Insufficienza cardiaca (fiato corto, tachicardia, arti gonfi, pressione alta)
  • Problemi muscolari (debolezza)
  • Osteoporosi e conseguenti fratture
  • Debolezza e rottura delle articolazioni
  • Problemi allo stomaco, come l’ulcera peptica, sangue nelle feci o feci scure
  • Pancreatite (mal di stomaco, nausea, vomito)
  • Glaucoma (visione sfocata, doppia)
  • Convulsioni
  • Aumento / diminuzione della motilità e numero di spermatozoi negli uomini
  • Irregolarità mestruali nelle donne
A Edward Calvin Kendall, Philip S. Hench e Tadeusz Reichstein venne attribuito nel 1950 il Premio Nobel per la medicina.


La sempre maggiore richiesta di Cortisone, spinse chimici di tutto il mondo a cercare alternative più veloci e meno laboriose.
Russel Marker, un genio, accolse la sfida. Già famoso per aver inventato il "numero di ottano" cioè l'indice di resistenza alla detonazione dei carburanti, iniziò a lavorare agli steroidi.
Conoscendo la grande varietà di piante contenenti questi ormoni, escogitò un sistema innovativo, tuttora usato "la degradazione di Marker" per estrarre la sostanza.
Fino ad allora non era mai stato possibile farlo senza distruggere la struttura steroidea, e il suo metodo aprì le porte a nuove scoperte e frontiere.
Carl Djerassi riuscì a migliorare ulteriormente la metodologia, partendo da una fonte naturale come la diosgenina, riducendo il tutto a pochi passaggi, invece che 32.

Grazie a Marker, Djerassi riuscì a sintetizzare una progestina artificiale, il noretindrone, cioè la pillola anticoncezionale: una delle scoperte più importanti del ventesimo secolo che, più di altre, è stata in grado di innescare una vera e propria rivoluzione culturale, sociale e farmacologica.
Anche se fu a lungo criticata e vietata per legge in alcuni paesi, diede il via alla rivoluzione sessuale, al femminismo e alla lotta per l'uguaglianza di genere, donando alle donne quel potere decisionale che per troppo tempo era stato loro negato.

A Margaret Sanger "che per tutta la vita sostenne con passione il diritto delle donne di controllare il proprio corpo e la propria femminilità." Fonte


Fonte Leonardo Petrillo
Fonte Msthallofame.org
Fonte Kendall
The History of Cortisone Discovery and Development
I bottoni di Napoleone
Mayo Clinic di Rochester
Come si usa, effetti collaterali e avvertenze
Piccola storia della terapia antireumatica.IV. I cortisonici
Storia della Pillola